Et voilà, l’articolo speciale della domenica è dedicato a Twitter. Questo simpaticissimo aggeggio che ci permette di farci comodamente i…fatti (urca quanto sono poco volgare oggi) degli altri, ovviamente con il loro consenso.

È una sorta di micro-blogging, ovvero uno posta che cosa sta facendo o comunque piccoli pensieri che non possono (e non devono) superare i 140 caratteri: poco meno di un sms.

Se siete interessati andate a fare un giro su Wikipedia alla voce interessata, nel proseguire questo post, sottintenderò che sappiate di cosa parlo.

Bene, il suo funzionamento è molto semplice ed esistono una miriade di programmi che permettono l’aggiornamento, e come se non bastasse puoi farlo anche inviando un messaggino sms, nel caso che la connessione non fosse disponibile.

Senza dilungarci troppo in quisquilie tecniche, affrontiamo insieme subito l’aspetto morale della situazione, e di come la società moderna si stia evolvendo: ci si fa sempre di più i cazzi (eccheddiamine devo contenermi) fatti degli altri. Sempre di più. Un’esempio? Il Grande Fratello. Rabbrividisco solo al pensiero dell’Orwelliano “1984″, del quale se ne è già parlato tempo fa, sia in questo blog, che durante una lezione di filosofia, alla quale ho partecipato molto attivamente.

Beh, Twitter non è però così malvagio. Perlomeno non ti spia a tradimento, non fa sapere agli altri TUTTO quello che stai facendo, ma solo quello che vuoi che si sappia.

Fondalmentalmente ritengo che nella vita di tutti i giorni sia una cosa inutile, soprattutto se è possibile chiedere direttamente alla persona “cosa fai (di bello)?”, una frase che scrivo così tante volte ai miei contatti che sono il ficcanaso per eccellenza, benché non lo faccia perché interessato realmente a cosa stiano facendo, per criticarli o cos’altro, ma semplicemente per parlare di qualcosa, perché quando loro dicono “sto facendo X”, poi può nascere una discussione, un confronto, un arricchimento delle mie conoscenze riguardo a X.

Chiusa questa piccola parentesi personale (le famose 3 p, + la eventuale quarta “petulante”), ecco quando twitter può essere un’idea carina:

  • Nel caso di Fred Gallagher (l’autore di MegaTokyo), con centinaia di fans che aspettano con impazienza le sue striscie, per segnalare a che punto del lavoro è (se ha scritto la storia, quanti disegni ha fatto, etc.)
  • Nel caso che qualcuno faccia un viaggio, e possa aggiornare (tramite sms magari), le peripezie che gli stanno accadendo, come procede la vita in un posto lontano ( o vicino, perché no?)

Proprio a questo senso, sto pensando se usare anche io o meno il mio spaziettino in twitter per il mio prossimo viaggio. Mah non mi dispiacerebbe, ma avrei dei lettori?

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One Response to “Twitter – ficcanasaggine compulsiva (c’ero ci sono dentro fino al collo)”
  1. [...] siamo nell’epoca di Twitter, di Plurk, di tutti quei cosi che soddisfano la nostra ficcanasaggine compulsiva. Ok, ormai siamo sommersi dalla voglia di sapere cosa fa l’altro, o di comunicare con il [...]

  2.  
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