Condannato a morte per aver letto un articolo sconveniente
Posted by Helios in school, tags: attualità, scrittiEcco un articolo scritto per il prof. Alberto (as usual)
Morte. La sentenza è stata chiara, e questo è ciò che spetterà presto ad un giovane giornalista afghano, reo di aver scaricato e letto «un articolo che insultava l’Islam e interpretava in maniera errata alcuni versetti del Corano», e averlo diffuso nell’Università di Balkh, a nord del paese, per poterne discutere con gli altri studenti. Una procedura consueta in uno qualunque degli stati democratici di tutto il mondo, tuttavia, questo ragazzo di 23 anni, non era in uno di questi paesi e ora la sua vita è seriamente in pericolo.
Questa storia, che a noi occidentali sembra inverosimile, ha avuto il suo triste inizio nello scorso ottobre con l’arresto del giovane e l’inizio della sua odissea in prigione: denunciato da alcuni universitari di aver ironizzato sull’Islam e, interpretando male alcuni versetti del Corano, aver sostenuto che Maometto avesse ignorato i diritti delle donne, è stato processato per direttissima; le modalità di questo iter processuale hanno insospettito l’opinione pubblica internazionale, dal momento che è avvenuto a porte chiuse, senza che il giornalista potesse disporre di un avvocato né partecipare direttamente al dibattimento. La forca è quanto il tribunale ha decretato, e a Sayed Parwez Kaambakhsh, questo il nome del giornalista, restano ben poche speranze; per questo motivo, il fratello, insieme al direttore della testata Jahan-i-Naw (Nuovo Mondo), presso la quale il condannato lavorava, hanno lanciato un appello internazionale affinché giustizia sia fatta. A questo appello si è aggiunta l’”Associazione per i Popoli Minacciati” (APM), che, con un comunicato stampa, ha invitato la Comunità Europea a chiedere la sospensione dell’esecuzione al presidente afghano Hamid Karzai, colui che nel 2004 decretando l’interruzione della moratoria per la pena di morte nel paese, fece riprendere le esecuzioni. Ma la Comunità Europea non è l’unica a essersi rivolta al presidente afghano, poiché la testata britannica Independent, la prima ad aver denunciato la faccenda in Occidente e aver fatto suscitare l’interesse per il destino di Sayed nell’opinione pubblica internazionale, ha attivato una petizione, già sottoscritta da circa 50.000 persone, per il suo intervento sulla questione.
Le speranze che Karzai possa concretamente attivarsi per impedire la morte del giovane sono però relativamente basse, anche perché uno dei principali promulgatori della sentenza è stato Sibghatullah Mojaddedi, un suo alleato politico molto importante, e anche il senato afghano in un primo tempo ha esortato il presidente a non cedere alle forti pressioni provenienti dall’estero e infine a lasciare che prosegua il suo corso naturale la sharī’a, la rigida legge islamica, che la tradizione vuole essere stata istituita direttamente da Maometto e che
Allah (quest’ultimo reato anche se il colpevole è di un’altra religione). Dal punto di vista legale, è una questione abbastanza singolare, dato che in Afghanistan esiste sì la libertà di espressione, ma è in ogni caso sottostante a questa legge islamica; nonostante questa singolarità, in tempi recenti c’è stato almeno un altro precedente: due anni fa due giornalisti furono condannati a morte per lo stesso motivo del ventitreenne afghano, ma questi hanno avuto una sorte migliore, essendo riusciti a scappare di prigione e giungere fino in Occidente, dove tuttora risiedono grazie al diritto d’asilo loro concessogli. Tuttavia, dopo le pressioni internazionali che il governo afghano voleva tanto evitare, il senato ha successivamente fatto un dietrofront sulla faccenda, definendo un “errore tecnico” la precedente sentenza. Questa svolta tuttavia non cambierà l’immediato futuro del giornalista, dato che la camera degli anziani (Meshrano Jirga) ha solo un peso politico e non giudiziario, quindi questa affermazione non comporta la sua liberazione, come afferma l’Independent, che ha continuato a seguire attivamente gli sviluppi del caso. Su ciò si è anche espresso il procuratore generale della provincia di Balkh, dove è avvenuto il presunto reato, che ha difeso la sentenza, dichiarando che il processo è stato condotto in un modo “molto islamico” e nessuna violazione dei diritti umani o della libertà di stampa è stata compiuta; lo stesso procuratore generale, Hafizullah Khaliqyar, ha anche affermato che il giovane avrebbe confessato, e successivamente minacciato di arresto tutti i giornalisti che si dovessero levare in difesa dell’incarcerato.
Oltre a essere decisiva per la sorte del giovane, questa faccenda fa molto riflettere: non è avvenuta nell’Afghanistan sotto l’egemonia Taliban, i quali erano avvezzi a omicidi “gratuiti”, ma nel paese in cui è stata recentemente istituita, o forse sarebbe meglio affermare “esportata”, la democrazia da parte delle forze alleate, il cui principale esponente sono stati gli Stati Uniti d’America, ancora presenti con un piccolo contingente militare. Pertanto, viene pressoché naturale interrogarsi su quanto questa democrazia sia radicata all’interno di questo paese caratterizzato da una cultura molto differente da tutte le altre democrazie che siamo soliti considerare, e una prova di ciò è il fatto che una legge religiosa abbia il primato sulla legge statale, e qualcuno si potrebbe anche interrogare sulla legittimità di questa democrazia, ipotizzando che in realtà si tratti solo di un altro regime ben celato.
(grazie a valepert per l’idea)
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