Questo che segue è il commento del racconto “Il delirio del mondo”, tratto da “Storie della mia storia” di Alberto Bevilacqua (il compito del prof. Alberto di oggi
)
Questo racconto si colloca nella parte finale del libro che raccoglie diverse storie, inedite e non, dell’autore parmense Alberto Bevilacqua, e, più precisamente, è da inserire nell’ultima scansione tematica, intitolata “Il sogno e il delirio”, che, oltre a questo racconto, comprende anche “Il vento dei folli”.
La storia comincia con una digressione su Zarah Lender, una diva svedese molto popolare negli anni ’30 in Germania, tanto che fu apostrofata da Hermann Göring, il ministro dell’aviazione ed importante esponente del nazismo, come l’«interprete più aderente allo spirito germanico». Proprio lo spirito germanico è in qualche modo il co-protagonista di questa storia insieme a Horst, un ragazzo tedesco che all’epoca della dittatura di Hitler fu selezionato per la sua “purezza” e venne coinvolto negli esperimenti di eugenetica; per questo passato molto particolare, il narratore, nonché personaggio attivo della vicenda, contatta Horst per condurre una sorta di esperimento mediatico: filmare e registrare le reazioni del giovane dinanzi all’incontro con Renate, la ragazza che diversi anni prima fu la sua “collaboratrice nella copula programmata”. Il giovane accetta di sottoporsi a questo esperimento, ma il motivo dietro questa scelta non è il denaro, o la nostalgia, ma la sua volontà di riportare il ricordo della donna nel suo “possesso emotivo”, come egli stesso afferma: trasformarla da “cicatrice sbiadita” ad un vivo – e doloroso – ricordo.
L’incontro con Renate avviene così nella birreria che questa gestisce insieme al marito, in qualche modo complice dell’esperimento; uno dopo l’altro, fra l’indifferenza e il dubbio dell’identità dell’altro, gli sguardi si susseguono nel silenzio, sotto l’occhio vigile della cinepresa nascosta. “Mi avrà riconosciuto?” è l’unico pensiero di Horst. La distanza che separa i due, non più grande di un metro, sembra un abisso incolmabile, dove non accade nulla e dove non sembra essere accaduto mai nulla, un nulla che dà vertigine. E proprio su questo particolare si fissa la telecamera: sul vuoto silenzio. L’incontro termina con un sorriso e una stretta di mano, e forse il riconoscimento di Horst da parte della ragazza, che però rimane solamente sul piano ipotetico, dato che il narratore non dà alcun indizio in merito. E così è doloroso anche l’incontro con il figlio, il risultato di quegli esperimenti sulla pura razza: Rudolf. In macchina verso casa, Horst lancia una sorta di grido disperato al narratore, chiedendogli di “dire qualunque cosa” per distoglierlo dai mille pensieri che sono riaffiorati alla sua mente e per riconquistare una certa confidenza con i rapporti fraterni; così Horst si trova ad ascoltare un po’ di cose sull’Italia, su Parma, sulla campagna emiliana per poi congedarsi e andare per la sua strada, verso un futuro di incertezza per quella “gioventù dispersa” dei giovani berlinesi.
Il tema di questa storia è sicuramente il confronto con un passato doloroso, che si avvicenda con gli avvenimenti inerenti il partito nazionalsocialista in Germania, alla ricerca dell’uomo perfetto di “pura razza ariana”, il cosiddetto “figlio di Dio”: una sorta di interpretazione forzata dell’übermensch teorizzato da Nietzsche. E così il confronto con la compagna di quel periodo, una collaboratrice forzata, in quanto figlia di nemici del partito e destinata a una sorte infelice in caso di rifiuto agli esperimenti di eugenetica, è doloroso, fatto di silenzi, sguardi e pensieri. Una tacita indifferenza cala, facendo emergere quanto quella convivenza forzata abbia solo contribuito ad allontanare le persone, a creare un muro invalicabile fra loro. E non è solo il caso fra Horst e Renate, ma, più in generale, di un’umanità costretta che cerca di resistere con tutte le sue forze e, vinta, si lascia annichilire completamente. E recuperare una dimensione di normalità, un confronto fra le persone, la riconquista dei rapporti umani appare un obbiettivo arduo.
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