Archive for July, 2008

Oggi ho ricevuto questo messaggio su Flickr:

It breaks my heart to see this terrible degradation. But worse it will join the filth in the great pacific. There it will build on the awful pile that is already there and cause the death of fish and other ocean creatures.

I don’t think there is anything we humans can really do to stop the climate change but we sure as hell can clean up our mess.

Did you know that in the 1950′s there were over a million lions in sub-Sahara Africa and today there are only about 25K. I don’t know which is going to go extinct first Polar Bars, Lions or Rhino’s.

Visit the earth while you can it is changing very very fast.

Have you seen the pix of Bejing you can reach out and touch the air.
in the 1950′s Los Angeles looked like that. Today we have very few days that the air is so bad you can’t go out. We are trying to take care of our little part of the earth. There isn’t a single community that doesn’t recycle and dispose of our green waist. In fact there is a place we can go to get free compost made from the city green waste.

Thanks for caring, Julie

Mah, capisco la preoccupazione per l’ambiente..ma in sé questo messaggio non ha un gran senso, non è un bel discorso. Se non altro ponendoti la domanda “cos’avrà voluto dire?” rifletti un po’ sull’ambiente.

Ma tant’è.

Mah, stranezze.

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Internet pullula di neologismi, che sono perlopiù parole che potrebbero avere un senso in inglese, ma che trasportate in italiano non rendono per niente l’idea di ciò che si fa.

L’ultimo esempio? Su Facebook c’è una ficciur (cit.) che permette di fare una specie di trillo ad un’altra persona, in inglese “to poke somebody” che in italiano è diventato “pokare qualcuno”. Evidentemente certa gente il dizionario non sa nemmeno dove stia di casa, che io ci vedo quantomeno adeguato “stuzzicare”.

Questa mia osservazione, unita al fatto che oggi ho cambiato il titolo del blog da “The Cloud Dreamer” a “Il Sognatore di Nuvole” potrebbe fare quasi viaggiare le più vetuste memorie a quei floridi anni in cui vigeva l’italianissima autarchia facista. Potrebbe quasi sembrare che il cuore del proprietario di questa testata, rifiutando ogni possibile collegamento con la bolscevica lingua natìa nelle terre britanniche, si sia gonfiato d’orgoglio per la propria patria.

Ma non è così.

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E ora, in questo blog, solo per voi, inaugureremo una nuova serie di rubriche settimanali, dopo l’episodio pilota, a cura del mio amico Ste.

***

Eccoci giunti alla seconda prova dello speciale domenicale (e come diceva Caparezza: “il secondo album è il piu’ difficile per la carriera di un artista”) che rassomiglia molto a una dichiarazione di guerra.

Oggi Stephan von Bismarck, cancelliere in carica di tutte le Prussie, dichiara guerra al Napoleone III del buon gusto, ovvero a tutti i criticoni e ai raffinati buongustai che non perdono occasione di denigrare e ridicolizzare il Brutal Death Metal.

Non abbiate paura…. Non siate timorosi… fonderemo lo stesso il nostro Secondo Reich.

Per quei quattro disgraziati che ancora a metà 2008 non sanno cosa significhino quelle tre paroline magiche (da pronunciarsi rigorosamente Brudl-dez-medl ) esiste Wikipedia, che a riguardo dice:

Il Brutal Death Metal è un sottogenere estremo del death metal reso celebre, tra gli altri, da gruppi come i Cannibal Corpse e i Suffocation.

Il sound è caratterizzato da chitarre fortemente distorte con accordature ampiamente ribassate, un ruolo preminente dei bassi nella produzione sonora, groove molto rapidi ed essenziali, generalmente basati su variazioni del blast beat.

La voce è generalmente un growl di tonalità molto bassa con rari momenti di scream, che contribuisce all’inintelligibilità dei testi; liriche che richiamano spesso argomenti sanguinosi o truculenti, anche se nel caso di alcuni gruppi possono comparire anche tematiche comuni al death metal come l’anticristianesimo, l’occultismo, la guerra, la violenza e la morte.

A questo punto vedo già le facce dei quattro cani di prima digrignare i denti e contorcere il volto in una terrificante maschera di orrore e di sdegno.

Ma come si fa ad ascoltare della roba così?” – “Questa non è musica, è rumore” – “Solo degli animali ascoltano sta mmerda

Tesorini, sono lieto di annunciarvi che avete avuto il primo incontro ravvicinato con il Brutal Death Metal. E logicamente vi ha fatto schifo. Logicamente. D’altro canto voi siete persone per bene e mai vi azzardereste ad ascoltare la Musica Estrema, la Musica del Diavolo. Ne va della vostra rispettabilità, del vostro fottutissimo onore.

Ebbene si, noi Brutal Deathsters siamo malati, strafottutamente insani per i canoni con cui misurate il mondo. Malati, malati, malati… ah! Dolce melodia ! Tutto ciò che va oltre i vostri patetici limiti ci piace…. Tutto ciò che ripudiate ci affascina.

Questa musica non è rumore, come vorrebbero far credere quell’insulsa razza di millantatori, è passione estrema, è sacrificio e dedizione, è vita pulsante – che pulsa per la sua distruzione, il suo auto annichilimento. Il Metallo della Morte vi mette di fronte a una scelta nei suoi confronti… o odio o amore (e cioè odio)…

Per fortuna gli Dei del Brutal muovono dall’Olimpo le azioni e gli accadimenti sulla Terra a loro piacimento, quindi per vostra grande delusione il Brutal Death non verrà mai debellato dalla faccia del pianeta, ma si lancerà ben presto verso la conquista di tutto il Sistema Solare e la Galassia.

E anche oltre.

Il Brutal vi fa schifo? Tranquilli… anche voi fate schifo al Brutal.

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Ieri sera ho avuto la bella idea di andare al cinema con i miei amici e, anziché vedere “The Dark Knight” come ci si aspetterebbe di questi tempi, siamo andati a vedere Funny Games.

È stato il film più scioccante che abbia mai visto. Ieri sera a caldo, era stato da me definito come “il più merdoso di sempre” ma, dopo aver finito e riletto questo post, mi sono decisamente ricreduto.

Funny Games è un concentrato di violenza gratuita come pochi, un film per sadici, una cosa devastante.

Nel trailer viene detto che il film si è ispirato al capolavoro Kubrickiano “Arancia Meccanica”, ma in realtà ci sono solo un paio di citazioni sparse, ma senza alcun senso.

Un po’ di trama (che tanto non ha senso di per sé):

Si inizia con questa famiglia che ascolta musica classica e si reca al lago per passare una vacanza. Dopo qualche minuto un po’ noioso appare uno dei due ragazzi protagonisti chiedendo delle uova. “Casualmente” rompe le uova, “casualmente” fa cadere il cellulare della donna dentro il lavandino. Poi, quando i toni diventano un po’ accesi arriva Micheal Pitt, che con la scusa di provare un set di mazze da golf, fa fuori il cane. Prima che la famiglia possa scoprirlo, Tim Roth dà uno schiaffo a Micheal Pitt per la sua insolenza e in cambio questo gli rompe un ginocchio con il driver (nel gergo, la mazza 1). Le scene successive sono state dolorosissime, quando riempivano di cartoni la moglie e facevano di tutto per far soffrire il marito con la gamba spezzata.

Il resto del film non lo rivelo: non ho voglia di ripensare alla violenza ivi contenuta.

Ma adesso farò una breve critica tecnica, per quel che me ne posso intendere io.

Il film in sè non è fatto per niente male, a parte la trama completamente anticonvenzionale, e si può parlare quasi di metacinema. Mi hanno molto colpito gli spezzoni del film nel quale il personaggio di Micheal Pitt si rivolge direttamente al pubblico con frasi del tipo “Vero che voi volete vedere questo gioco?”.

Un’altra cosa che lo rende un film dentro un film è un punto, verso la fine della storia, nel quale il personaggio di Naomi Watts riesce a sparare ad uno dei due aguzzini, allora Micheal Pitt prende il telecomando e fa “rewind”, ritornando a poche scene prima e impedendo che il suo compare sia ucciso.

Le riprese sono state molto belle, con la telecamera spesso posizionata in luoghi che non ci si aspetterebbe: emblematica, in questo senso, la scena finale dove i due ragazzi, pronti a torturare e uccidere un’altra famiglia, stanno sbarcando e la telecamera, appoggiata sulla barca, fa una lunga ripresa della manovra, inquadrando i piedi di Pitt (un po’ di pubblicità gratuita alle All-Star?).

Gli attori sono riusciti a dare un notevole spessore psicologico a dei personaggi un po’ messi lì per niente (è sempre il discorso della trama) ma in alcuni casi sono riusciti a rendere perfettamente il dolore che si può provare in quelle situazioni: emblematica, in questo caso, la scena in cui il personaggio di Tim Roth, mentre sta provando ad asciugare il cellulare e chiamare il 911 prende una baguetta e le dà un morso, ma dopo qualche boccone non riesce a mandare giù nulla (e ci credo, ha il figlio con un buco nella testa e il sangue sulla parete nella stanza accanto!). Ecco, la scena successiva all’uccisione del piccolo è stata molto interessante, sia perché è stata una “one-take” di diversi minuti, ma soprattutto perché, essendo la Watts legata come un salame, con le mani dietro la schiena e le caviglie strette, per riuscire a ad alzarsi e fare le cose che ha fatto (tra l’altro spegnere il televisore che mi ha permesso di constatare che Montoya è ancora vivo) è stato necessario un cospicuo sforzo fisico. Povera lei.

Ma, che senso aveva questo film? Me lo sono chiesto, facendo un paio di collegamenti con Arancia Meccanica.

Il capolavoro di Kubrick era considerato estremamente violento (giuro che  a questo “je fa ‘na pippa”) ma almeno un significato ce l’aveva: la violenza è un male grandissimo, ma eliminare la violenza con la costrizione (in quel caso psicologicamente) è un’altra forma di violenza, altrettanto deprecabile.

Questo film invece, più che avere una trama e una morale, è un esperimento di manipolazione dell’audience. Infatti il regista (che non è poi così male, tutto sommato) ha deciso di far condividere al pubblico le emozioni, le sensazioni, il dolore, l’angoscia, la disperazione dei protagonisti.

L’unico vero parallelo tra questo film ed Arancia Meccanica è da ricercare, anche questa volta nel meta-cinema: il pubblico è costretto a guardare una dose massiccia di violenza, proprio come Alex DeLarge (vado a memoria, non mi ricordo bene il nome del personaggio principale del film di Kubrick) è costretto a guardare i più beceri misfatti insieme alla musica di Ludovico Van.

Siamo stati un po’ tutti violentati da questo film, un po’ tutti “rieducati” alla stigmatizzazione della violenza, un po’ tutti vittime e, dentro di noi, un po’ tutti aguzzini.

Visionario è una parola appropriata per questo film.

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Capita che dopo un compleanno in riva al mare a Cesenatico, ci si fermi in 2-3 persone a parlare su una panchina sul lungomare. Mi sembra normalissimo che ad una certa ora si temano sempre incontri sospetti.

E invece..

Io, S. e L. stiamo per l’appunto perlando su una panchina sul Lungomare di Ponente quando ci si avvicina un ragazzo giovane e altissimo chiedendoci quanto distano le colonie, perché i suoi compagni di squadra l’hanno lasciato a piedi. Sono 2 km circa e il ragazzo è abbastanza stanco. Si offre di darci 10 € per un passaggio, noi accettiamo.

Si scopre che è un giocatore di pallacanestro, di Varese, che è stato convocato anche in Nazionale.

Pensa un po’ te.

(e ci ha lasciato i soldi dell’aperitivo)

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