Ci sono poche cose che mi fanno incazzare.
Una di queste è arrivare e cominciare a fare (non dubito della volontà di essere di aiuto) ma agire in un modo completamente confusionario e impreciso.
Soprattutto sui vichinghi e sulla mitologia norrena.
Mi sono preso anche del “purista” per queste cose, perché io gradisco che le cose siano scritte bene, con una grafia corretta, con le lettere buffe (ð þ) e chi più ne ha più ne metta. Il nome giusto è uno solo, mi sembra ovvio. Quale? Basta guardare nelle fonti. No, non dico le traduzione delle fonti, dico proprio quelle vere, su quelle pagine medievali. Ok, sono d’accordo che è difficile leggere direttamente dal manoscritto perché il carattere e il modo di scrivere utilizzato è sicuramente criptico, ma, per Giove, esiste anche la versione trascritta fedelmente su internet!
Cambia un sacco da “Ragnar Lodbrok” a “Ragnarr Loðbrók”. È come se anziché essere invocato con il mio nick “Helios” mi si chiamasse “Elio”. Non è la stessa parola.
ecchecazz
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Stanotte, fra i vari sogni (tra cui annoveriamo una new entry, la L. piccola, già con dei bei dread grossi, che cantava e sembrava tanto la bambina della Bauli) ci sono stati anche treni indiani. O perlomeno così mi parevano.
Ero in una stazione, cioè più che una stazione stavo attraversando i binari in un posto contiguo alla stazione, dato che ce n’erano 4 affiancati, raggruppati a 2 a 2. Dopo aver attraversato i primi due, con sulle spalle uno zaino pesantissimo e in mano dei fogli, mi giro verso una persona che sta attraversando i binari nel verso opposto al mio e noto essere di una carnagione tipica della penisola indiana. Gli chiedo qual’è il treno che sta partendo, ovvero se era il mio, mentre lui mi risponde che arriva a Roma ma non a Napoli.
Ok, non è il mio.
Subito dopo viene annunciato il mio treno sul binario tre. Ma sono io sul binario 3! Mi volto verso la direzione in cui dovrebbe arrivare la locomotrice e noto che sta sopraggiungendo con una velocità notevole. Mi sforzo quanto riesco ma faccio fatica a muovermi, allora mollo lo zaino e mi tuffo sul 4 binario poco prima che il treno mi travolga, ma contemporaneamente anche sul binario 4 sta partendo un treno e anche questo mi sta per schiacciare e così con un colpo di reni faccio un altro salto dalla parte opposta ai 3 binari che ho appena passato e riesco a scamparla.
Che culo.
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Posted by Helios in holidays, tags: risate
Capita di abitare vicino ad una pista ciclabile, e quando un paio di coglioni danno fuoco ai bidoni (e te ne accorgi solo dopo un po’ che esce il fumo) e corri con un secchio d’acqua a spegnerli di corsa, ti venga in mente la frase letta sui muri di Ferrara giusto un paio di giorni prima:
Firemen do it better
Proprio banale, questo mondo.
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Ieri è stata un’altra giornata ferrarese, la terza ormai di questa calda estate.
Partiti verso le 8, dopo un’ora e mezza buona di Adriatica (SS16) e tre quarti d’ora in giro per la cittadina a cercare parcheggio (no comment che ho già finito il repertorio di improperi!) e quindi essere arrivati dopo l’orario di chiusura della Segreteria di Facoltà e quindi non essendo riuscito a iscrivermi, abbiamo cominciato il nostro wandering (girovagare) per la città.
A parte un pranzo non male (ma assaggiare la focaccia gorgonzola e radicchio mi ha steso!
) è arrivato un mostruoso abbiocco ed è stato inevitabile stare su una panchina nel parco vicino alla stazione a parlare un po’.
Che poi mi sembra impossibile che una fumetteria come quella sotto i grattacieli (anche se grattacieli andrebbe messo tra virgolette) sia pieno di una miriade di roba, ma non c’è Planetes 2. Mi toccherà pigliarlo via internet. Uff.
E dopo aver rinfoltito la combriccola con altre 3 persone (molto simpatiche, tra l’altro) ci siamo diretti verso il centro per la prima serata del Ferrara Buskers Festival. Davvero niente male, ho voglia di ritornarci prima che finisca
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Questa è una storia strana di coincidenze: non è la solita puttanata sulla gente che muore dopo aver letto / fatto / visto qualcosa o cose del genere. È qualcosa che mi è successo e per questo motivo mi ha lasciato un po’ interdetto. È una storia strana, insomma.
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