Archive for August, 2009

Da ieri sono preoccupato per Facebook. O, sarebbe meglio dire, a causa di Facebook.

Dopo aver infatti letto l’intervista su Wired Italia di questo mese di Mark Zuckerberg (il fondatore di facebook) e dei suoi piani per il futuro, sto cominciando davvero a tremare.

Riassumerò brevemente: Facebook vuole rubare a Google il monopolio delle ricerche e (soprattutto) quello delle inserzioni, che fatturano un sacco di miliardi di dollari l’anno. E come pensa di farlo? Con le informazioni che gli utenti danno di loro stessi. Stando alle parole dello stesso, secondo lui facebook vincerà su google perché uno quando deve cercare una cosa, ad esempio un film, preferisce vedere quello che pensano i propri amici piuttosto che stare a cercare su google, dovendo eliminare il rumore).

Questo ragionamento mi può anche stare bene, ma non è per forza scontato che quando io cerco qualcosa sia assolutamente interessato a cosa il mio vicino di casa ne pensa (tra l’altro portava una grande argomentazione lo stesso fondatore di facebook: il suo sito è meglio perché se cerchi il tuo vicino di casa su facebook sai anche di che colore ha fatto la cacca ieri (se questo è così pollo da scriverlo) mentre su Google no, quindi, cazzo! è meglio facebook!).

Dopo questa piccola parentesi ironica, devo dire che mi sento molto minacciato. Che io sia un Googlista accanito si sa, anche troppo bene, e questo mio atteggiamento potrebbe parer davvero inappropriato in quanto sì che Google sa pure troppo di noi. Ma c’è una piccola, piccolissima differenza che veniva accennata in quell’articolo: Google permette di esportare tutto ciò che fai con lui, non ti obbliga a usare la sua piattaforma. E facebook, al contrario, vuole che la roba passi attraverso di sè, e, soprattutto, i TOS (che fb ha provato a cambiare senza dire niente a nessuno un po’ di tempo fa) affermano che qualunque cosa venga caricata su fb dall’utente è e sarà di proprietà di facebook, senza sè e senza ma. Così in pratica la gente non fa altro che regalare della roba, che non potrà mai più togliere. (Ho sentito di gente che ha problemi a cancellare il proprio account, che non viene mai del tutto cancellato ma solo sospeso o qualcosa del genere).

In ogni caso ho paura, ho paura come non mai a usare facebook. Il problema è che l’ambiente “ti costringe” in quanto la maggior parte delle “stronzate” (se mi passate il termine) passa da lì.

E ho paura per la gente, più che per me.

Suggerisco la lettura dell’articolo a chi può, chi non può si faccia bastare le mie parole. E tremi un pochettino.

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Ho iniziato la scrittura di un post sul mio viaggio in Grecia, cercando di essere più dettagliato possibile (non in quanto a cose viste, ma quanto a considerazioni di varia natura), ma mi sono accorto di essere troppo prolisso e così ho deciso di scorporarlo i vari post più o meno tematici.

Ad esempio, avevo iniziato a parlare della mia vacanza a Ios quando mi è venuto in mente questo episodio abbastanza carino e mi sono detto che forse valeva la pena fare un post a sé. Non tanto perché sia una cosa che lo merita, ma quanto mi era scappata una divagazione un po’ troppo grande. Quasi alla “Dottor Divago” (cit.)

Cari lettori, come avrete poi modo di leggere nuovamente nel post principale su quest’isola, Ios una volta era molto alternativa (e i pub lo dimostrano): ci facevano dei rave metal, rock, tutto quanto. Ora si è intruzzita. Ma intruzzita di brutto. Sta un po’ diventando la seconda Mykonos, a quanto mi hanno detto le mie compagne di viaggio. E chi mi ben conosce sa come odio quel mondo, un po’ per partito preso, un po’ perché la concentrazione degli idioti raggiunge livelli maggiori che in altri “gruppi di persone”.

Quindi, innegabile, mi sentivo un po’ un pesce fuor d’acqua.

Una piccola, piccolissima, premessa è che, per cercare di enjoyare un pochettino la brevissima vacanza in quest’isoletta, ho dovuto rompere i miei schemi e le mie abitudini e andare in posti che mai e poi mai avrei creduto di rifrequentare (leggi discoteca tunz tunz1, ma le circostanze erano differenti (leggi nota)).

Vabbé, bando alle ciance e ciancio alle bande (come diceva il mio prof.), io non ero perfettamente a mio agio nei posti in cui si andava, o perlomeno in cui si prospettava di andare. Camminando per i vicoli angusti della Chora (traducibile come “Paese”, tutti i principali centri abitati delle isole si chiamano così, evviva l’originalità :P ) siamo giunti nei pressi di un insegna “Bar Helios” e io mi sono detto “ma guarda un po’, che cosa interessante, un bar con il mio stesso nickname!”; la musica non era niente di particolare ma non mi sembrava peggio in quella degli altri bar e così, dopo aver insistito un po’, sono riuscito a spuntarla e ci siamo recati al suddetto bar.
Dopo una decina di minuti di musica greca non meglio precisata (in Grecia è un sacco diffusa la musica in greco, più di quanto in Italia sia diffusa la musica italiana), gli altoparlanti diffondono rock, quasi hard rock. Dopo averlo notato, il mio umore migliora direttamente in proporzione alla “pesantezza” della musica. Al che mi reco dentro, vado a parlare con il proprietario, che era davanti al pc con la playlist e vengo folgorato: ci sono pure gli Amon Amarth. “MA IN CHE RAZZA DI POSTO FIGHISSIMO SONO FINITO????”. Metal, del buon caro vecchio metal, che è stata la mia luce in quei giorni di tenebra tunz tunz.

Dal mio stato comatoso sono passato a essere iperattivo, raggiante, loquace e tendenzialmente “intenibile”. Sfido quelli che dicono che la musica non altera lo stato emotivo. Li sfido pubblicamente.

Con un nome simile, ovviamente, il bar non poteva essere meno esaltante (per me, perché sono stato praticamente l’unico della compagnia che si è divertito quella serata, gli altri si sono divertiti di riflesso perché, dato che mi trovavo perfettamente a mio agio, ho abbondato nel fare l’idiota e quindi erano tutti contenti di vedermi iperattivo et similia. Sono un buffone anche in vacanza, lo so.)

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  1. non vi preoccupate, non ho ballato nemmeno un istante, ho semplicemente accompagnato la mia ragazza per farle un piacere []

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So che fregherà a poco o nessuno, ma sono tornato in Italia.

E, dopo aver letto tutti e 585 post nell’aggregatore, riprendo piano piano la mia vita normale.
Anche se normale non lo è, non lo sarà più. (per fortuna).

Aspettatevi di leggere deliri più grandi del solito (ma anche no).

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