Bar Helios (un nome un perché)

Ho iniziato la scrittura di un post sul mio viaggio in Grecia, cercando di essere più dettagliato possibile (non in quanto a cose viste, ma quanto a considerazioni di varia natura), ma mi sono accorto di essere troppo prolisso e così ho deciso di scorporarlo i vari post più o meno tematici.

Ad esempio, avevo iniziato a parlare della mia vacanza a Ios quando mi è venuto in mente questo episodio abbastanza carino e mi sono detto che forse valeva la pena fare un post a sé. Non tanto perché sia una cosa che lo merita, ma quanto mi era scappata una divagazione un po’ troppo grande. Quasi alla “Dottor Divago” (cit.)

Cari lettori, come avrete poi modo di leggere nuovamente nel post principale su quest’isola, Ios una volta era molto alternativa (e i pub lo dimostrano): ci facevano dei rave metal, rock, tutto quanto. Ora si è intruzzita. Ma intruzzita di brutto. Sta un po’ diventando la seconda Mykonos, a quanto mi hanno detto le mie compagne di viaggio. E chi mi ben conosce sa come odio quel mondo, un po’ per partito preso, un po’ perché la concentrazione degli idioti raggiunge livelli maggiori che in altri “gruppi di persone”.

Quindi, innegabile, mi sentivo un po’ un pesce fuor d’acqua.

Una piccola, piccolissima, premessa è che, per cercare di enjoyare un pochettino la brevissima vacanza in quest’isoletta, ho dovuto rompere i miei schemi e le mie abitudini e andare in posti che mai e poi mai avrei creduto di rifrequentare (leggi discoteca tunz tunz (( non vi preoccupate, non ho ballato nemmeno un istante, ho semplicemente accompagnato la mia ragazza per farle un piacere )), ma le circostanze erano differenti (leggi nota)).

Vabbé, bando alle ciance e ciancio alle bande (come diceva il mio prof.), io non ero perfettamente a mio agio nei posti in cui si andava, o perlomeno in cui si prospettava di andare. Camminando per i vicoli angusti della Chora (traducibile come “Paese”, tutti i principali centri abitati delle isole si chiamano così, evviva l’originalità :P ) siamo giunti nei pressi di un insegna “Bar Helios” e io mi sono detto “ma guarda un po’, che cosa interessante, un bar con il mio stesso nickname!”; la musica non era niente di particolare ma non mi sembrava peggio in quella degli altri bar e così, dopo aver insistito un po’, sono riuscito a spuntarla e ci siamo recati al suddetto bar. Dopo una decina di minuti di musica greca non meglio precisata (in Grecia è un sacco diffusa la musica in greco, più di quanto in Italia sia diffusa la musica italiana), gli altoparlanti diffondono rock, quasi hard rock. Dopo averlo notato, il mio umore migliora direttamente in proporzione alla “pesantezza” della musica. Al che mi reco dentro, vado a parlare con il proprietario, che era davanti al pc con la playlist e vengo folgorato: ci sono pure gli Amon Amarth. “MA IN CHE RAZZA DI POSTO FIGHISSIMO SONO FINITO????”. Metal, del buon caro vecchio metal, che è stata la mia luce in quei giorni di tenebra tunz tunz.

Dal mio stato comatoso sono passato a essere iperattivo, raggiante, loquace e tendenzialmente “intenibile”. Sfido quelli che dicono che la musica non altera lo stato emotivo. Li sfido pubblicamente.

Con un nome simile, ovviamente, il bar non poteva essere meno esaltante (per me, perché sono stato praticamente l’unico della compagnia che si è divertito quella serata, gli altri si sono divertiti di riflesso perché, dato che mi trovavo perfettamente a mio agio, ho abbondato nel fare l’idiota e quindi erano tutti contenti di vedermi iperattivo et similia. Sono un buffone anche in vacanza, lo so.)

Davide Taviani · 30 August 2009
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