Sono moderatamente soddisfatto da quel che è successo nella mia vacanza di un mese nella culla della Democrazia (a questo proposito vorrei ricordare il commento di Tooby : “e poi si torna nella tomba della democrazia”), anche se la famosa frase di Blade Runner “Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi” si applica alla perfezione, lasciando stare i bastioni di Orione e le porte di Tannhäuser.
In ogni caso è stato un mese lungo per certe cose, ma corto per altre (come al solito mi sto dando a una delle mie attività preferite: ovviare).
Il viaggio di andata è andato senza particolari intoppi, a parte che una volta arrivato all’aeroporto internazionale di Atene ho appreso che la linea della metropolitana era interrotta e quindi non sarei riuscito ad arrivare al porto del Pireo con questa, ma che sarebbe stato un casino incredibile. Era già abbastanza tardi e non potevo permettermi di perdere ulteriore tempo, e così mi è stato consigliato dalle mie conoscenze autoctone di prendere un taxi. Sticazzi i 35 euri che gli ho lasciato, che già mi hanno fatto presagire che tipo di vacanza sarebbe stata (ok non sono mai stato in vacanza, ma questa è un’altra storia).
In ogni caso ho avuto modo di vedere come il Pireo (il quartiere portuale di Atene) sia paragonabile alla nostra Napoli: lasciando stare la gente che va in 2 in scooter senza casco anche nella superstrada, che quello è comune a tutta la Grecia e non solo a quella parte di cui sto narrando, l’immondizia ai lati della strada era abbondante. Una coltre unica, maleodorante. Spero che a Napoli la situazione sia un pochino migliorata ma per qualche ora ho capito come possono stare male per questa emergenza (passata o no, chissà). Eravamo dimorati in un Hotel che sembrava un po’ un bordello (cosa che mi stupisce ben poco, si sa che i porti…). La notte è passata bene a parte l’aver dormito poco o niente perché ero un po’ sbattuto per i due voli presi e il cibo al quale non sono tanto abituato (è saporito, molto saporito, come sia facile intuire).
Il giorno seguente è già cominciato con qualche intoppo (leggi compagni di viaggio che non si svegliano, perdiamo la navetta che dall’hotel porta al porto, dobbiamo camminare per 10 minuti, non c’è un sacco di tempo per farlo) ma siamo riusciti a salire sulla nave Highspeed 3 della Hellenic Seaways (riconoscibile perché i fianchi sono totalmente rossi con la scritta Vodafone con font-size 1000000) che ci avrebbe portato all’isola di Ios. Il viaggio è durato un pochino, qualcosa come 7 ore, ed è stata la mia prima esperienza in una nave, di qualunque tipo. Non ero mai andato oltre il piccolo traghetto che porta da un lato del canale all’altro
In ogni caso il viaggio è proceduto un po’ più lento delle 6 ore previste a causa del vento, che ha fatto ondeggiare solo una volta la nave in maniera tale da farmi sentire un pochino dizzy, ma per il resto più che sopportabile.
Arrivati a Ios ho avuto davvero modo di apprezzare come il paesaggio reale corrisponde al paesaggio immaginato, insomma è proprio come nelle cartoline (non sempre scontato). L’hotel era direttamente al porto (distante quindi dal paesino principale e bisognava recarvisi via autobus al “modico” prezzo di 1.40 € [prezzo che poi ho imparato essere modico per davvero]). Stanza microscopica ma è stata anche sfortuna, dato che quella più grande se la sono accaparrate le altre due. Eh vabbé, pazienza.
La faccio un pochino corta senza fare il resoconto dettagliato minuto per minuto, ché è noioso per la maggior parte delle persone sane di mente.
In ogni caso nei giorni seguenti ho avuto modo di provare come sia diverso il mare greco, specialmente dalla acquazza che caratterizza la riviera romagnola, e la spiaggia di Milopotas è stata sicuramente la più bella che avevo visto (fino a quel momento
). Una cosa che mi ha stupito è come nell’Isola di Ios di autoctoni veri e propri ce ne siano pochi. Tutti gli esercenti, se mi passate l’uso di questo termine un po’ verboso, sono stranieri, ma stranieri forti. Tant’è che il tizio che affittava ombrelloni e lettini in spiaggia (meno cari che da noi, btw) era australiano e non parlava una parola di greco, ma tanto non ce n’è bisogno a Ios. Ah, ecco, sì. A Ios ci sono un fottio di italiani, quindi non parlano il greco ma l’italiano sì, in un modo o in un altro. Non mi sembrava di essermene troppo andato dalla nostra ridente (forse è più appropriato risibile) penisola. Mi sono decisamente vergognato di essere italiano anche perché, diciamocelo, a partecipare alla movida di Ios, non è che ci vada un genere di persone che mi sta particolarmente a genio.
Vabbé, ma parlando di cose più belle della gente che vi ho trovato, ripeto che il mare è stupendo. Il giorno che abbiamo deciso di andare alla spiaggia più bella dell’isola, Manganari (Ps. la foto è mia
), senza neanche a dirlo, c’era un vento della madonna, come si dice da noi.
Per capire quanto il buon caro vecchio Eolo era incazzato, basti pensare che volavano via gli occhiali dalla faccia, e bisognava correr loro dietro.
Ci voglio tornare, ci tornerò.
L’ultima sera siamo anche andati in spiaggia a Mylopotas e ho avuto modo di rivedere le stelle, cioè di vederne un bel po’. Mai come quella volta al wikiraduno piacentino, ma erano comunque parecchie.
E così, rapidamente è stata la volta di lasciare l’isola di Ios, ma, è d’uopo dirlo, siamo stati anche noi (o meglio una componente del gruppo) contagiati dall’ansia della febbre suina. Fortunatamente non ho perso la mia proverbiale (ma che modesto) lucidità e razionalità, ma c’era gente che aveva 36.9 e OMMIODDIO SONO AMMALATO.
Cose così, a caso. Per fortuna che poi era solo una laringite, ma quella persona per un paio di giorni è stata abbastanza…paranoica. (La febbre poi era salita a 38)
Comunque, come dicevo, dato che il periodo dedicato a Ios era finito, è stata la volta della bellissima Milos. È letteralmente uno dei posti più belli che abbia mai visto. Un’altra categoria, non so come spiegarmi.
Mi ha dato un po’ fastidio che nell’albergo dove eravamo i letti erano tradizionali, ovvero il materasso non poggiava su una rete ma su un basamento in muratura, e, soprattutto, non si trattava di un letto matrimoniale ma di due singoli.
E diciamo anche che a Milos non c’è proprio niente. Il primo giorno di permanenza là io e Kleo abbiamo deciso di andare ad una delle incantevoli spiagge che costellano l’isola (mentre le altre due, fra le quali la ragazza con la febbre, sono rimaste in albergo) e allora, recatici a prender un Taxi, dopo un paio di minuti di viaggio il tassista accosta e ci consiglia di prendere da bere. (Ricordiamo che erano le 13, circa, noi appena svegliati senza mangiare niente dalla sera prima) Prendere da bere perché dove andavamo noi non c’era niente. La nota spiaggia di Sarakiniko ha un paesaggio a dir poco lunare.
La seconda parte di questo post arriverà, prima o poi. O forse no (chissà
)
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