Un pizzico di design
Sarò io che mi son svegliato solo ora, ma è un periodo in cui non riesco a non rimanere completamente affascinato da alcune persone e dai loro siti internet.
Tutto è cambiato quando, grazie ad un link su Phonk che puntava a TPUTH, sono entrato nel giro (solo come spettatore, sia chiaro) di informationArchitects.
Ma andiamo con ordine: sto parlando di designer, di web designer, con gli attributi e tutto il resto. Come ho detto prima, non so se sono io che sono vissuto nell’ignoranza più completa per tutto questo tempo (e, dato che questi siti che ho menzionato / menzionerò non sono nati ieri, ciò è alquanto probabile), o cos’altro, fatto sta che prima ero abituato a fruire siti internet (fruire sarà la parola adatta? mah!) con una grafica, con un design neanche lontanamente paragonabile a questi.
Sì, perché di design si tratta. E fortunatamente non sto parlando solo di un po’ di HTML + CSS ma di quel lavoro di meningi che ci sta dietro, che è per l’appunto il mestiere del designer, contrapposto a quello del grafico web. Questi siti internet sono studiati in maniera quasi maniacale.
Un breve esempio. Oliver Reichenstein (informationArchitects), svizzero che lavora dal Giappone (ottimo esempio di quel che puoi essere oggi se sai fare bene il tuo lavoro su internet : cittadini del mondo) ha creato un’applicazione per iPad: writer. Ma non voglio qui parlare di questa app per scrivere (che a mio modesto parere è oggettivamente fighissima), ma per meglio illustrare ciò che intendo con un attento design, quasi maniacale: ecco cosa c’era scritto (e per recuperarla sono dovuto andare a frugare in copie cache e buie nicchie internettiane) sulla pagina di presentazione al momento del rilascio, in riferimento al nome scelto, “writer”, e al suo logo:
The original title was “Writing Machine”, a literal translation of the German “Schreibmaschine” which means “type writer.” But, alas, “Writing Machine” is too long for iOS. More importantly, “Writing Machine” suggests some sort of artificial intelligence that writes for you, which is exactly the contrary of what a good writing tool does: helping you to think and express yourself and forget what tool you are using. Instead of giving it a fancy brand name (other canditags: italiano dates were “Writespace” and “io”) we decided to not brand it and simply call it “Writer.” It’s a simple application to write and the most generic name reflects that best. Of course, we couldn’t resist creating a nice logo for it. The logo uses a (Turkish) dotless i and puts that dot at the end of the name. The Turkish “i” is: 1. A reference to The Turk, a chess machine that looked like it thinks by itself while it was actually operated by an hidden invisible human inside the machine. 2. A hint: Don’t get lost in formatting details. To put the dots on your i’s of your text, you will have to use professional formatting software like InDesign (forget MS Word!). Writer is for creating (not styling) text. 3. A Reminder: The period at the end of the logo reflects the main virtue of the application: It pushes you to get to the point.
Quando si parla di studi attenti.. questo ne è un chiaro esempio!
E, cosa non da poco, ricordo che si trattava “soltanto” della scelta del nome dell’applicazione (e qua i markettari storceranno il naso, perché ovviamente il nome dell’applicazione e come si presenta influiscono, a loro modo, sul successo del prodotto), e non dell’applicazione stessa! (Non oso neanche immaginare)
E insomma, mi si è aperto un mondo. E ho imparato ad apprezzare i dettagli, a chiedermi sempre di più se il font è quello giusto al momento giusto (Ilovetypography docet), perché c'è un'enorme differenza.
Ritornando ancora a InformationArchitects, anche nel loro ultimo articolo sull’iPad ( by the way: hanno fatto una versione per il tablet di Cupertino del loro sito, che amplifica ancora più i concetti che qua sto via via srotolando) fanno esattamente quello che si prefiggono: progettare l’informazione. E ci riescono bene anche grazie ai contenuti aggiunti del web. Infografiche, video e schemi sono più che bene accetti per spiegare meglio le cose. Una piccola chicca: ho apprezzato tantissimo subito sotto il titolo del post, l’average reading time. Così riesco a capire se è un pippone e non mi va di leggerlo in quel particolare momento o meno.
Craig ModA proposito di forma che si adatta al contenuto, ho qua un altro fantastico esempio, Paddy Donnelly.
Ma qua mi fermo: ho già reso l’idea e questo vuole essere un post evangelico (nel senso che voglio informare la gente di contenuti, ma soprattutto di strutture di informazioni molto interessanti), che prima o poi si potrebbe anche approfondire. Chi vivrà, vedrà.