Il cielo è grigio

Oggi sento che il mio animo va d’accordo con il cielo. Il grigio è un bel colore, un po’ nero, un po’ bianco.

Nero

È tanto, troppo tempo, che i miei pensieri e le mie emozioni non si riversano in questo posto. Non cerco di giustificarmi, non ne ho motivo, ma sento che ormai il blog è morto, e non ho perfettamente capito il perché.

C’è sempre stato un problema di fondo: non ho mai ben chiarito con me stesso cosa ne dovessi fare, di un blog: il mio diario privato? Il contenitore dei miei pensieri sotto forma di saggio?

Ho sempre avuto troppa paura di deludere il mio pubblico. Ecco, sì, il pubblico; questa entità misteriosa, che in realtà è composta da quattro gatti che mi conoscono (amici internettiani, s’intende), e navigatori vari ed eventuali giunti qui tramite un motore di ricerca, molto probabilmente per qualcosa scritto durante il liceo. Sono sempre stato affetto dalla “sindrome del pubblico” e ho sempre cercato di attirare attenzione, sempre cercato di fare il possibile per non sfigurare rispetto ad amici illustri. Ho sempre bramato i miei quindici minuti di notorietà. E mi sono sempre illuso che scrivere nel blog servisse a qualcosa, servisse a qualcuno, che a qualcuno importasse veramente. Tante piccole illusioni che, sommandosi, mi hanno portato a vivere, per un po’ di tempo in una realtà alternativa. O perlomeno mi hanno fatto concepire questo posto come qualcosa che non è mai stato.

È un discorso confuso e tortuoso, lo ammetto, ma così è fatta la mente umana: un serpente che striscia e si infila in tutti i cunicoli della memoria, trovando somiglianze e differenze, saltando di palo in frasca alla disperata ricerca di un appiglio, di un senso alle cose.

O forse sono solo deliri miei.

Il mio rapporto con questo blog è un po’ lo specchio, la proiezione su internet, della mia socialità. Non credo che questo termine esista, ma c’è poco da fare: il mio italiano peggiora a vista d’occhio e, credetemi, ringraziate che non comincio a infilarci troppi termini in engliano (( parole inglesi italianizzate: shortare per accorciare, e così via )).

Ho sempre avuto un rapporto un po’ strano con il prossimo, o perlomeno così m’è parso, fino a quando non ho trovato la mia bella. Prima di lei non sono mai riuscito a condividere qualcosa veramente con qualcuno, e sento di non essere mai riuscito a dare a qualcun altro una vera immagine di me. Ci sono diverse persone, fra le quali contemplo i miei genitori, che dicono di capirmi e di conoscermi… ma sento che non sia vero. Hanno un’immagine di me, un’approssimazione, che può essere buona o cattiva. Ma pur sempre di un’approssimazione si tratta. E questa è una cosa che mi è sempre dispiaciuta, dico davvero. Non sono mai riuscito a mostrare a nessuno l’interno della mia testa nella sua totalità. Ho sempre fatto lanciare sguardi da un oblò, da un finestrino, per paura di travolgerli con tutto il mare dei miei pensieri.

Prima di Kleopatra, sento che non ho (a meno di aver dimenticato qualcosa) mai parlato veramente con qualcuno.

Sono una persona che ha molto bisogno di parlare, che ha necessità di esprimersi. E, in questo, Kleopatra è fantastica: mi sta ad ascoltare. E io apprezzo enormemente questa cosa. Una volta che sono stato ascoltato, mi sento in pace, senza un peso, e posso sentirmi “normale”, qualunque cosa significhi.

Potrebbe sembrare che io abbia cambiato discorso, ma non è così.

Ho sempre avuto bisogno di esprimermi,  ho sempre avuto bisogno di un palcoscenico. Mi sono sempre sentito un attore, desideroso di fare il proprio monologo. Ed ecco qua il mio palcoscenico: il blog; un posto dove nessuno mi può interrompere, un posto in cui, se lo voglio, posso davvero scrivere tutto quello che mi pare.

Almeno in teoria, perché la pratica differisce sostanzialmente. Qua intervengono le mie sovrastrutture mentali, le cosiddette “pare”. La “sindrome del pubblico”, mania di protagonismo, voglia che ci sia sempre più gente ad ascoltare i miei comizi. Ma non tutto va per il verso giusto (e perché dovrebbe? se non sono sufficientemente interessante, come riconosco di essere, è più che normale che nessuno mi stia ad ascoltare): sono stantio.

E il mio desiderio di tenere comizi, di scrivere, cala.

Non miro a essere un blogger famoso, quello no. Ma vorrei vedere gente che mi sostiene. Uno dei motivi per cui ho abbandonato Flickr, o perché fondamentalmente ne sia rimasto disgustato, è stato perché il sistema era marcio, per quanto riguarda la gratificazione: in due parole ci sono dei gruppi nei quali per postare una foto devi commentare le due prima di te, e così via. Commenti poco spontanei, fatti per far vedere a tutti le proprie foto e per sentirsi dire “wow bravo!” (che è un po’ quello che faccio io, ma senza barare!).

Un altro motivo per il quale è sempre più difficile scrivere in questo blog, per me, è che si è notevolmente abbassata la mia soglia di concentrazione, cioè mi distraggo sempre più facilmente. Quindi, o scrivo stronzate che impiegano relativamente poco tempo per essere scritte (o scritte di getto), ad esempio, oppure è molto alta la probabilità che, se inizio a fare un discorso complesso, che necessita tempo, necessita riflessione, necessita proofreading , mi distraggo e poi passa il momento giusto per scrivere. E l’ispirazione, la voglia di metterci mano non torna mai.

È successo anche mentre scrivevo in questo blog, quando sono andato, poche righe fa, a pescare il link di Flickr, mi sono bellamente distratto. Ed è stato difficile convincermi a riprendere a scrivere.

E infine, l’unico motivo (che mi viene in mente) per il quale è sempre più fottutamente difficile scrivere in questo blog, è che forse sto disimparando a scrivere. In effetti il mio periodo più prolifico è stato il periodo delle superiori, in cui comunque facevo lezioni di italiano e un periodo in cui ero molto più abituato a scrivere: saggi brevi, articoli, recensioni, cazzabubbole varie. E da quando faccio matematica, ahimé, il mio periodar è peggiorato assai.

Bianco

C’è voglia di rinnovamento. Integrale. Rinascere.

Ho voglia di imitare Craig Mod e lasciarmi alle spalle il passato: prima di tutto cambierà la grafica del blog (mi sono proprio ispirato al sito precedentemente linkato), andando verso un minimalismo e verso l’attenzione al contenuto.

Poi, per risolvere il tanto agognato dilemma del ruolo del blog, questo posto diventerà il posto dei post frivoli, scritti con leggerezza e senza pensarci, mentre le cose sensate saranno in una cosa a parte, HTML forgiato a mano. Puro e semplice. Pulito.

I commenti (anche se non ce ne saranno tanti, non importa) saranno disponibili con Disqus.

Il feed cambia indirizzo: http://feeds.feedburner.com/heliosmaster Abbonarsi qua sarà più che sufficiente per tutti quanti gli articoli e tutte le cose che mi riguardano, se mai torneranno.

E tutto ciò, con un obbiettivo all’orizzonte: presto cambieranno diverse cose, se riesco a laurearmi in tempo. Stato, città, università, convivenza, etc. Voglio arrivare pronto, prontissimo, per raccontare, per raccontarmi.

Tutto questo, con una nuova serenità: non voglio essere letto ora, non voglio essere letto un giorno. Voglio scrivere per ritrovare me. Voglio scrivere perché un giorno potrò fare un pacco di roba e dire ai miei figli: “volete sapere quanto era idiota il babbo? guartags: italiano date qua”. Voglio scrivere per ricordare, voglio scrivere per me.

Davide Taviani · 16 January 2011
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