Di macchine virtuali

Sì, lo so, sono in debito di almeno un post sulla mia avventura olandese: spero di trovare presto il tempo necessario.

Quello di cui vorrei parlare stasera è un po’ un resoconto/promemoria di una delle tante peripezie che succedono a paciugare con robe un po’ particolari: le macchine virtuali.

Per vari motivi, di cui non parlerò, io uso Windows 7 e per praticamente tutte le cose che devo fare di “lavoro” (sia per piacere che per l’università) uso una macchina virtuale con su Ubuntu installato. E va tutto a meraviglia (presto ci faccio girare anche le cose in parallelo fra una macchina e l’altra, a momenti). O meglio, andava.

Oggi, sul tardo pomeriggio, mi sono apprestato ad aggiornare la versione di VirtualBox alla 4.1.4, e sono cominciati i miei guai: ha cominciato a lamentarsi che il modulo del kernel non era stato adeguatamente installato, o una cazzabubbola del genere. Mah.

Provo a reinstallare, niente.

Provo a fare un revert alla versione 4.1.2, ma niente.

Paciugo per mezz’ora provando a togliere e rimettere le macchine virtuali (tenendomi ben stretto il file buntu.vdi che contiene l’hard disk virtuale, con tutti i dati (no, non temete, nonostanti usassi Ubuntu, le mie directory di lavoro essenziali erano su Dropbox (tramite una cartella condivisa) e comunque le cose importanti / di programmazione sono anche in una copia su GitHub.

Fermi tutti, chiamate la neuro

Vabbé insomma, “VirtualBox non s'ha da fare” (cit.)

Qualche tempo fa, un po’ così per giuoco, ho provato a ehm installare OSX Lion virtualizzato ehm, e per fare ciò è servita una copia, prestata da ehm un amico ehm, di VMWare Workstation.

Beh, allora mi son detto: “Già che c'hai un altro programma di virtualizzazione nel tuo sistema, perché non provare a fare in modo di vedere il vecchio Ubuntu tramite quello?”.

Beh, sì, teoricamente suona bello. Peccato che i formati non siano minimamente compatibili. Però, fortunatamente, internet mi ha aiutato.

  1. Convertire l'immagine VirtualBox (.vdi) in formato raw (.raw) usando un tool stesso (da riga di comando di Windows, che orrore!) di VirtualBox.
  2. Convertire l'immagine raw in formato VMWare (.vmdk) usando Qemu
  3. Creare una nuova macchina virtuale su VMWare (in modo che crei lui i file di configurazione)
  4. Rimpiazzare brutalmente il file .vmdk in modo da usare l'hard disk che già avevamo.
Una guida fantastica che ho trovato, è stata questa. E funziona esattamente come dovrebbe.

Tuttavia, non finiscono qua i problemi della serata! Ovviamente la macchina virtuale era configurata per girare seamlessly sotto VirtualBox, ma VMWare è tutta un’altra storia. Urge installare degli appositi tools, peccato che nel frattempo è finito lo spazio.

E allora? Beh, dobbiamo ingrandire l’hard disk virtuale, peccato che non sia così semplice.

  1. Ingrandire l'hard disk usando un tool (ancora da riga di comando di Windows, orrore!/2) specifico di VMWare
  2. Visto che non è possibile estendere la partizione mentre la si usa, creare una macchina virtuale nuova
  3. Usare nella seconda macchina virtuale il LiveCD di Ubuntu
  4. Usare Gparted e ingrandire la partizione.
Ancora un grazie, a questa guida.

Ok, ora c’è sufficiente spazio nell’hard disk per installare i tools, procediamo!

Ehi, va tutto bene.. tranne che a un certo punto qualcosa va storto e alcune funzionalità non vengono installate (tra l’altro, è davvero molto user-friendly la loro installazione, spiegano passo passo quello che succede in maniera giusta, gentile e precisa).

E allora? Beh, facile,vai in /usr/lib/vmware-tools/modules/source e spacchetta il file vmhgfs.tar, modifica il file super.c, rimpacchetta tutto e fai ripartire la configurazione.

Sì, è un casino, ma poi almeno la funzionalità delle shared folder è stata installata.

Chiudo qua, con lo stato delle cose in questo modo. Un solo commento: avevo evidentemente un bel po’ di karma da recuperare, ma mi son divertito. Ps. mi sembra di esser tornato un nerd sedicenne, usando questo tono così intenibile. Scusatemi.

Davide Taviani · 6 October 2011
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