Bene, vedo che il cambio server è andato a buon fine, dopo un paio di giorni di “limbo”.
Come al solito, ringrazio il buon givueffe per lo spazio e per la disponibilità.
Au revoir
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Author ArchiveBene, vedo che il cambio server è andato a buon fine, dopo un paio di giorni di “limbo”. Come al solito, ringrazio il buon givueffe per lo spazio e per la disponibilità. Au revoir Popularity: 2% [?] Qualche giorno fa ho scoperto un sito che non è per niente male. In pratica si tratta di scrivere (almeno) 750 parole, che sono approssimativamente tre pagine in un qualunque programma di videoscrittura impostato come default, a cadenza giornaliera. Ma..perché? Per rispondere a questa domanda parafraso le parole dell’autore: il concetto di “morning pages” (pagine del mattino mi faceva un po’ schifino, come traduzione), ovvero tre pagine che vengono scritte al mattino, che contengono qualunque cosa (soprattutto cose a caso che passano per la testa). L’idea fondamentale sta proprio nello scrivere qualunque cosa passi per la testa, e non dovrebbero essere rimaneggiate (o censurate) in alcun modo. Il motivo dietro tutto questo è che se si prende l’abitudine di scrivere queste tre pagine ogni mattino, questa cosa aiuta a sgombrare la mente dalle mezze idee e da quelle cose non meglio definite. A prima vista può sembrare una sciocchezza. Ma non lo è per niente. Posso solo dire che da quando ho iniziato (circa una settimana fa, infatti l’avevo scoperto il giorno dopo l’ultimo post, in memoria della Bob, e non mi sembrava il caso di postare subito una cosa così frivola (in confronto all’altra)) non avevo ancora scritto un post, e, in questo esatto momento, mentre sto scrivendo queste parole, mi riesce decisamente più facile. Magari non è per quel motivo lì, ma magari sì. Chi lo sa! Sicuramente mi aiuta ad essere più sciolto nell’espressione dei miei pensieri.. e se va male ho fatto un po’ di ginnastica alle dita. Tutta questa mega-introduzione per dire che finalmente ho trovato uno scopo al mio tumbleblog (I deliri di Helios), infatti ho deciso di buttarci dentro le mie 3 pagine quotidiane! Questo perché di default il sito non fa vedere a nessuno ciò che scrivi (e apprezzo decisamente questa cosa), e quindi ho deciso io di rendere pubblico (anche se sono convinto che pochissima gente leggerà quei deliri, se è poca la gente che legge le cose un po’ più serie su ’sto blog…) il lato oscuro della mia stupidità. Teoricamente lo faccio anche per me, per poter meglio conservare tutte quelle pagine di cavolate (ovvio che il sito conserva, ma avere doppia copia sul pc non fa troppo male). Beh ora sarebbe il caso di leggere questo post, giusto per capire il livello delle assurdità. E il resto, se vi va. p.s. Cariiino Tumblr p.p.s sono stato pure citato da phonkmeister! Popularity: 2% [?]
28
02
2010
Guardava il mondo con altri occhiPosted by Helios in pensieri in libertà, tags: filosofia, professori, tristezzaIl 28 febbraio è un giorno funesto. L’anno scorso Francesca, oggi devo scrivere un post a ricordo della professoressa Paola Brunelli, colta da un infarto ieri sera. È superfluo dire quanto mi dispiaccia per la scomparsa della mia “vecchia” cara prof di filosofia. Fu lei a regalarmi 4 giorni bellissimi, di cui ho parlato in Back / CPdV Atto 0,Un approccio atipico / CPdV Atto I, Haiku, Canti africani (Djolé) / CPdV Atto II. Ma, cosa più importante, lei mi ha insegnato tanto della vita, nei due anni in cui è stata mia prof di filosofia. Di persone così ne ho conosciute poche, si contano sulla punta delle dita, e proprio per questo mi è estremamente difficile (all’inizio di questo post credevo che sarei riuscito a esprimermi con più facilità) trovare le parole adatte, per riuscire davvero a trasformare il concetto in parola. Volendo trovare un’espressione che approssimi il più possibile quanto io ho carpito della sua weltanschauung (( visione del mondo )) è: “Paola era semplice, e guardava alle cose con semplicità. E ci teneva davvero” Ma a cosa teneva esattamente? Teneva a tutti quei valori della vita che sono andati ormai persi nel dimenticatoio della frenesia quotidiana, apprezzava quel poco di mistero che anche le cose più semplici sanno dare. E riusciva a “spremere” la vita quanto più poteva. Ovviamente, prima di tutto, era un’insegnante. Ma anche in questo aspetto si distaccava completamente da tutti i suoi colleghi. Da una parte, di filosofia (sarà stata per poca mia predisposizione allo studio di idee che non convidido minimamente) ho sempre capito ben poco, dall’altra, credo che fosse una fra i pochi professori che io abbia mai avuto, che si interessava davvero allo studente, per volerlo davvero preparare alla vita. Sì, la filosofia è importante, ma è altrettanto importante sapere stare al mondo. E qua, vista la mia difficoltà a fare una descrizione, racconterò una breve immagine, che può riassumere tutto quello che so di lei. Immaginatevi di essere in montagna (supponiamo a 1000 metri d’altezza). Siete in una casa, isolata da tutto e da tutti. Non si vede alcun altro segno della presenza umana. Pensate ora di fare una passeggiata nel bosco, pensate di guadare un fiume, pensate di camminare per sentieri inesplorati. Ora, fermatevi. Fermatevi in silenzio e ascoltate. Ascoltate la natura, ascoltate le cose. Ascoltate il sussurrio del vento fra le fronde, immaginatevi il fresco ruscello che serpeggia fra le rocce tonde. Sentite la gioia colmarvi il cuore, perché sentite di avere un rapporto speciale con la natura. Sentite davvero di essere in quel posto, perché era necessario che voi foste in quel posto. Perché la vita è così. Sipario. Pensate ora di essere attorno ad un tavolo. Pensate di chiacchierare amabilmente con i vostri commensali. Pensate di star parlando di cose che non avete mai detto. Pensate di interrogarvi sul significato della vita, dell’universo e di tutto quanto, senza scadere in risposte banali. Pensate di rispondere alle domande che vi vengono fatte con la testa, ma soprattutto con il cuore. Detto questo, ricordo i pensieri di Paola come essere poco scientifici. “Sentire le cose” non ha spazio in una visione del mondo come quella attuale. Eppure anche io sento che vi appartengo. Pure io, con un diploma scientifico, studente di matematica (la regina e la più rigorosa delle scienze), in qualche strano modo, sento di poter entrare in sintonia con l’ambiente, sento di poter capirla, anche rispetto a tutte le altre cose di cui mi parlava. Qua si sconfina nell’emozione, chiaramente, e non è mia intenzione fare un trattato sulla natura dell’interiorità; voglio solo ricordare di come Paola mi abbia fatto scoprire e apprezzare alcuni lati di questa. Perché se ora mi fermo, e mi interrogo sul significato (Nota bene, non sul principio causa-effetto!), ma sul vero e proprio significato delle cose per me, io lo devo a Paola. Anzi, lo devo alla Bob. Si chiamava Paola Brunelli, eppure era conosciuta come Bob, da tutti quanti. Il perché lo so bene: aveva delle idee così singolari (il rapporto con la natura, la semplicità delle cose, la ricerca delle origini (i mestieri degli antenati, ad es.)) facevano credere alla maggior parte delle persone che si fumava delle gran canne. Da cui il nomignolo Bob, in onore del più celebre Marley. Una volta disse di essere vetero-comunista, e riguardando a tutto ciò che mi ha insegnato, comprendo bene. Era sempre per la partecipazione collettiva, era sempre per il dialogo e la discussione (interrogazioni?! erano più comitati in cui si discuteva di questo e quell’altro). Ricordo ancora quella volta in cui disse: “chi è ateo esca dalla classe”. Al che rimasi abbastanza perplesso, ma poi capii. Mentre io e un manipolo di miei pari ci recavamo all’esterno dell’aula, spiegò ai rimanenti le loro intenzioni: dovevano giustificare la loro posizione. Venne fuori dall’aula, dove l’aspettavamo e spiegò a noi di fare lo stesso. Dopo un quarto d’ora di dibattito interno dei due “comitati”, ci fece ritornare in classe e diede inizio al dibattito, in cui ognuno di noi (uno per volta, idealmente) sosteneva la sua tesi e argomentava. Chiaramente l’argomento della lezione era qualcosa inerente alla visione di Dio di un qualche filosofo (Spinoza, forse? Onestamente non ricordo). Aveva una sessantina d’anni, e forse viveva un po’ nel passato. Perché tutte queste cose che lei apprezzava, non hanno posto in questo mondo in cui, come ho detto prima, tutto è vissuto in maniera frenetica. Me la immagino bene, sessantottina, a combattere per il futuro, e restare poi delusa del futuro. E l’ultima volta che l’ho vista, l’ho notata bene questa amarezza. Aveva infatti una visione dei rapporti, ormai praticamente impossibile: il dialogo, puro, come mezzo di comprensione totale dell’altro. Lo sforzarsi di capire, il mettersi in gioco per poter capire. Sono idee e concetti che li devo praticamente solo a lei. Una volta mi rivelò che aveva un sogno: una volta andata in pensione voleva aprire una scuola tutta sua, a suo modo. Una scuola in cui i bambini partecipassero con i genitori e si instaurasse un rapporto simbiotico, un po’ sull’onda del arcaico modello “mentore-allievo”. Questo sogno, non si potrà più avverare, ma lo ricorderò per sempre. Confesso di avere avuto un’idea, qualche settimana fa. La ammiravo così tanto per le sue esperienze che avrei voluto chiederle di raccontarmi la storia della sua vita. E mi sarebbe piaciuto scriverla su carta, perché ero sicuro che sarebbe stata in grado di raccontarmene delle belle, sarebbe stata in grado di insegnarmi molto. Voglio ricordarla anche con una breve citazione dall’unica opera filosofica che io abbia mai letto completamente: la fine dell’Apologia di Socrate.
So che sei ritornata alla terra, so che ti sei ricongiunta con i tuoi avi e con le persone a te care ma da tempo perse. Se non spiritualmente, almeno materialmente. Ritornerai a far parte della terra, e sarai pronta a far nascere nuova vita da te. E so già che anche se guarderai il mondo dalla parte delle radici delle piante, vedrai un mondo bellissimo. Addio Paola, o meglio, arrivederci Bob. Ti penserò spesso. Update: Ho creato un gruppo su Facebook per ricordarla, con alcune foto… Popularity: 20% [?] Chissà l’effetto che deve fare ad un inglese: “Dai su accendi Finestre e loggati su Faccialibro. Dopo fammi un po’ vedere le mie partite di scacchi su gioconodo. E devo controllare gli aggiornamenti di battaglianet.” Ok in effetti suona davvero strano. E questa discussione è fondamentalmente la stessa che ha coinvolto la comunità italiana sul forum di SC2 (il grande e attesissimo SC2, per cui voglio una beta key assolutamente!), riguardo alla traduzione delle unità. Che non è mica una roba banale, se ci pensiamo. Perché un gioco come StarCraft ha i nomi delle unità abbastanza pittoreschi, per un inglese. E infatti quando sono andati a tradurre i nomi per la localizzazione in italiano, c’è il portastormo, la blatta (che manco sapevo cosa fosse), qualcosa inerente alle faluche. E il vichingo credo. Mah. Comunque questa era solo una riflessione introduttiva, per dire che ieri ho aggiornato questo pc dal quale scrivo a Windows 7. Per ora non mi ha particolarmente deluso (a parte il fatto di essere un Finestre e non un Linux), poi si vedrà. (Sì, non ho rinunciato al pinguino, non temete!) Popularity: 7% [?]
17
02
2010
Andando contromano per la francigenaPosted by Helios in fun, tags: blog, persone, twitterÈ da un po’ di giorni che ho in testa questo post. Anzi, parecchi giorni, ma solo oggi ho avuto il coraggio di scriverlo. Sì, perché ho voglia di parlare di Paolo De Guidi. Ne parlo come se lo conoscessi davvero, anche se non l’ho mai incontrato di persona sento che sia proprio così. Dopotutto seguo il suo blog e anche il suo twitter. Magari avete già sentito parlare di lui, è quel tizio che a inizio dicembre ha preso su ed è partito per Cambridge per andare dalla sua ragazza. A piedi. È de-ci-sa-men-te il mio mito personale. Lo stimo e lo ammiro per un’infinità di motivi: Prima di tutto ha dimostrato di avere gli attributi quadrati: ha spedito la sua prima lettera di dimissioni a settembre e ha smesso di lavorare il giorno del suo compleanno, e poi il 7 dicembre è partito, contando di arrivare a fine marzo. (scusate la caduta di tono, ma direi che lui ha vinto. Ha vinto. Non ci sono altri termini! Mi esalto solo a pensarci!). Lui ha avuto il coraggio di smettere di correre, fermarsi, prendere un bel respiro e camminare. E camminare è diventato estremamente raro oggigiorno; non fraintendiamoci, non sto intendendo mettere un piede dietro l’altro e basta, cosa che fanno tutti quotidianamente (non conosco persone che fluttuano), ma camminare e guardarsi attorno, con occhio vorace, e la mente desiderosa di vivere il cammino. Non so bene come esprimere il turbinio di emozioni che mi suscita questa impresa ogni volta che ci penso, e soprattutto come anche ogni minimo dettaglio mi esalti! Dormire con CouchSurfing? Fantastico.. non l’ho mai provato ma dormire “in giro” in cambio di esperienze e fare quattro chiacchiere, deve essere una delle esperienze migliori del mondo. Prometto anche io che ci penserò, lo prometto davvero. Uno dei punti di forza che rendono questo viaggio diverso, è di come sia impregnato di web: ha pianificato il suo itinerario con Google Maps, aggiorna quotidianamente (anche di più) il suo stato su Twitter, tiene un blog. Insomma, è nella rete. E penso che la rete debba restituirgli un po’ delle emozioni che riceve da quest’uomo. Parlo di me, che ormai non c’è sera che non vada a nanna e mi metta a controllare con il mio androidfonino il suo blog e il suo stato di Twitter prima di dormire. Faccio così un po’ perché sono in apprensione per lui (purino, con tutto sto freddo), un po’ perché mi piace immaginarlo, che incede solo per avvicinarsi alla sua bella. Ti dirò Paolo, stai mettendo voglia anche a me di fare qualcosa del genere. Però non ho voglia di nuotare da Brindisi fino a Igoumenitsa e il giro dei Balcani me lo risparmierei volentieri. Ma chissà, che non possa emulare la sua impresa in scala assai minore. Perché è bello, bellissimo, fermarsi e realizzare quanto sia bello il mondo che ci circonda. Io questa sensazione l’ho provata una volta sola e ho scritto della mia esperienza. Nei giorni scorsi, il fiero camminatore della francigena contromano, è stato preso un po’ da sconforto ed è qua che dico “tocca a noi” (oltre che alla sua dolce metà che, a quanto so, l’ha raggiunto per un pochino) tirarlo su. E per questo accodo il mio messaggio a Radio Contromano. E aggiungo una nota: Paolo, se tu vorrai sarai sempre ospite ben lieto a casa mia. Mi piacerebbe accompagnarti da qualche parte, ma non ho gli attributi necessari (e lo riconosco apertamente) e neanche le gambe buone. Un letto, un pasto caldo, e una buona storia, beh, quelle te le sei guadagnate senza alcun dubbio. Popularity: 7% [?] |