Premessa: Leggere questo post di pollycoke e guardare il fantastico video aiuta.
È un po’ di tempo che voglio scrivere un post su queste cose, su questi social network che ora stanno andando tanto di moda.
Non sono un internettiano della prima ora, però mi considero fortunato, perché all’epoca in cui mi sono avvicinato a internet di certo Facebook non c’era. Noi che era di moda chattare con C6 (che già era avanti anni luce, rispetto alla roba di un tempo, ma vabbé, non perdiamoci in questi discorsi) e si iniziava con “ciao! da dv dgt?” (l’equivalente dell’ A/S/L (age/sex/location) )
E ora, la scelta per i social network, è ampia. Troppo ampia.
Tutti si basano su un’unica cosa: l’utente che gentilmente porge informazioni alla rete. Soprattutto lo fa spontaneamente.
C’è tipo e tipo di informazione, e questo è giusto premetterlo. Ci sono le riflessioni e le considerazioni, ci sono i fatti propri, ci sono le abitudini (tipo che musica si ascolta, etc.) e ci sono le sciocchezze. Per questo io mi sento di dividere non tanto i social network, ma gli utenti che vi “partecipano” e cosa scrivono di loro stessi.
Per prima cosa c’è l’utente consapevole.
Questa tipologia me la immagino (sia fisicamente (beh, perlomeno la controparte maschile), sia in quanto abitudini) simile a Luca Sartoni. Su internet non dice niente di più di quanto non voglia far sapere. Scrive riflessioni (mica per forza sempre serie, ci stanno benissimo anche cose leggère), ma non scende mai nel troppo personale e non è mai troppo generico. Può scrivere qualcosa che non interessi a tutti (ci mancherebbe) ma generalmente lo si legge bene.
Tutte le persone che seguo sui vari socialcosi appartengono generalmente a questa categoria. Li seguo perché sono interessato a cosa hanno da dire.
C’è l’utente frivolo (direi che i termini silly e light-minded esprimono meglio quello che intendo).
Questo qua è l’utente che fa “massa” nei socialcosi. Qualcuno si è mai chiesto come mai da quando c’è Facebook (non voglio da questo preciso momento in poi citarlo riferendomi in particolare alla sua struttura, è solo per citare un social network MOLTO usato) le catene di S. Antonio siano diminuite nelle mail? Io l’ho riscontrato e penso che anche in generale si possano correlare le due cose.
Questa gente sta sul social network per perdere tempo. Ha trovato la sua manna in tutte le applicazioni di Facebook tipo “Farmville” “Pet Society” e cazzabubbole varie. Appena vede una cavolata la riposta subito.
Generalmente gli utenti di questa tipologia sbilanciano il rapporto segnale-rumore verso quest’ultimo. E infatti cerco di limitare le persone di questo tipo ad amici in carne ed ossa. E molto probabilmente li ho anche nascosti, in modo da non essere tediato da tutte quelle sciocchezze che scrivono.
Ecco, su questo gruppo di utenze ho molto da dire. Perché la maggior parte di essi possono essere definiti come ignari. Perché questo termine? Perché loro sono completamente ignari di quello che stanno facendo. Tipicamente hanno il ghigno stampato in volto e pensano “gah! Ancora!” e cliccano su “OK” in qualunque finestra il social network prompti (ok, forse ci allontaniamo troppo dalla lingua italiana) loro. Anche se la frase in questione è “Vendi la tua anima per giocare a questo fantastico giochino dove una rana deve attraversar la strada cantando “Bella Topolona?” “.
Ecco, io dico che questa gente si merita che il social network si rivolti loro contro. Perché, questo va sottolineato, i social network (e qua mi riferisco a Facebook e a tutto l’astio che nutro nei suoi confronti) sono malvagi. Sono delle incredibili “data whore” (e qua lascio l’inglese per non scrivere parolacce) che risucchiano i dati (sensibili!) degli utenti e non ne hanno mai abbastanza. E li usano per pubblicità mirata, per indagini di mercato e chissà per cos’altro.
Qua si possono aprire tante parentesi (graffe, tonde, quadre, spigolose (qua i miei amici matematici non potranno non sorridere)) per tutti i possibili scenari. Ecco apriamole e chiudiamole e andiamo avanti nella nostra pluricotomia (termine improvvisato in questo preciso istante, ignorando se esista effettivamente nella nostra lingua), ché di queste cose c’è tempo per parlare (soprattutto quando saranno già successi episodi spiacevoli, che sono sicuro avverranno non troppo tardi, e potremmo fare a meno di supposizioni così astratte)
L’ultima categoria è quella dell’utente che rende i fatti suoi di dominio pubblico.
Queste persone qui (che molto spesso ricadono anche nella seconda categoria, dato che questi tre insiemi non sono disgiunti, o perlomeno non lo sono questi ultimi due) scrivono spontaneamente i fatti propri. E con piacere!
Ho già visto su innumerevoli siti internet umoristici episodi del genere:
- Ragazzi che dicono “fantastica scopata con X” dimenticando di essere amici ( e già qua si potrebbe aver da dire su sto termine) dei propri genitori, che leggono e commentano (tendenzialmente frasi del tipo “Ma cosa stai dicendo???” ma ho letto anche di papà di ragazze che commentano “Ok X ti spacco la faccia appena ti vedo”) e cose del genere
- Gente che dice “telefono al lavoro per dire che sono malato e vado al mare/mirabilandia/NewYork/postoacaso” con immediata risposta del capo “buono a sapersi, fermati pure quanto vuoi.. sei licenziato!” e cose di questo genere
Ecco, pensate a permutazioni, capovolgimenti, spezzettamenti e mix vari di queste cose. E roba simile.
Ovvio che quelli sopracitati siano casi limite. Si spererebbe che le persone sappiano distinguere cose “da tenere nascoste” e cose “da non tenere nascoste”.. ma da qui a farle diventare “cose da dire a tutti” ce n’è. Ed è proprio sulla distinzione fra “cose non segrete” e “cose da dire” che fa perno il problema di queste persone.
E la colpa non è solo loro o solo dei social network. Perché la gente è invogliata a mettersi in mostra, a far parlar di sé (ricordiamoci che viviamo nel secolo del “sono in quanto appaio”) e piuttosto che inventarsi della roba, la gente (e quando uso questo termine intendo sottolineare il basso quoziente intellettivo del “popolo bue” ) preferisce far prima e magari raccontare cose vere.
Come gente che ha per forza bisogno di dire che sta con quella persona. Gente che ha per forza bisogno di scrivere “ti amo” nella bacheca del moroso/a. (Ok anche io a volte ho postato dei cuoricini in bacheca della mia bella, ma principalmente perché so quanto le dia fastidio e mi piace provocarla un pochettino
, infatti molto spesso li ho cancellati subito dopo averla avvisata ed essermi beccato un “GRR”
).
Ecco, il problema è che il confine fra la sfera pubblica e la sfera privata si è assottigliato. E, come dicevo, non è solo colpa degli utenti. Ma sono anche i social network a sbagliare perché rendono questa cosa facilmente accessibile. Infatti quante persone googlando riescono a trovare i cavoli loro lì, belli belli pronti e pubblici. (Sì, Google aiuta in questo , ma la colpa è dei social network che potrebbero benissimo mettere un bel robot.txt ). E si sa, da cosa nasce cosa.
Io cerco di ricadere nella prima categoria, nonostante ci siano momenti in cui posto sciocchezze esattamente come quelli della seconda, o scriva (l’ho fatto in passato e cerco davvero di non farlo più) dei fatti miei. Certo che dopo aver scritto su facebook “che tristezza questa giornata” e i miei hanno ricevuto una telefonata di una persona che chiedeva loro se mi ero lasciato con la mia bella, mi son fermato a riflettere. E i cavoli miei rimangano cavoli miei. Stop.
Forse è anche per questo che scrivo sempre di meno su questo blog, perché voglio riportare un po’ la sfera del privato sotto il mio controllo. Certo è che scrivere un post in cui si parla di un proprio problema personale (come quel mio del dormire) è una cosa ben diversa da scrivere uno status su FB.
Ho un po’ di paura, per tutta questa faccenda. Parlo concretamente: mi piacerebbe usare molto di più twitter, mi piacerebbe essere molto più social, ma non voglio pagare il prezzo di mettere i cavoli miei in pubblico.
E allora devo avere cose interessanti da dire (e magari interessanti da leggere) come questa qua. Ed è per quello che posto una volta ogni morte di papa. (E spesso faccio “bollettini universitari” e/o racconto la mia situazione, per non far pensare che sia disperso, ma potrei benissimo farne a meno)
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