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	<title>Il Sognatore di Nuvole &#187; filosofando</title>
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		<title>Pubblicità soft</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 19:45:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Helios</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sarò io che sono un po&#8217; diretto quando dico le cose, ma penso che la pubblicità progresso dovrebbe essere molto più cattiva. Per esempio, l&#8217;ultima pubblicità sulla lettura. Per chi non l&#8217;avesse vista la racconto brevemente: Un bambino prende un libro dalla libreria, lo fa cadere e questo rimbalza. Allora comincia a palleggiarlo come se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sarò io che sono un po&#8217; diretto quando dico le cose, ma penso che la pubblicità progresso dovrebbe essere molto più cattiva.</p>
<p>Per esempio, l&#8217;ultima pubblicità sulla lettura. Per chi non l&#8217;avesse vista la racconto brevemente:</p>
<p><em>Un bambino prende un libro dalla libreria, lo fa cadere e questo rimbalza. Allora comincia a palleggiarlo come se fosse un pallone da basket e poi cambia scena e ci sono tanti bambini che giocano a basket con un libro come palla e alla fine, all&#8217;ultimo passaggio questo diventa un giornale arrotolato e fanno canestro. Il folto pubblico di ragazzini esulta come se avesse fatto goal la nazionale.</em></p>
<p>E questo dovrebbe incitare a leggere? A mio avviso incita più che altro a giocarci a pallacanestro con un bel libro. Chissà poi se la Divina Commedia vale quanto &#8220;Scusami se ti chiamo amore&#8221; o forse si fanno più punti con la prima.</p>
<p>Dipendesse da me? Una bella schermata come questa che duri esattamente quanto l&#8217;altra.</p>
<p><img class="aligncenter" src="http://www.andvari.it/docs/blog_files/Pubblicit%e0Progresso.png" alt="" width="580" height="480" /></p>
<p>E per questa nessuno avrebbe dovuto pagare.  Chissà l&#8217;altra quanta è costata.</p>
<img src="http://blog.andvari.it/?ak_action=api_record_view&id=1740&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
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		<title>Riflessioni sui social network</title>
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		<pubDate>Sun, 30 May 2010 11:57:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Helios</dc:creator>
				<category><![CDATA[filosofando]]></category>
		<category><![CDATA[tech]]></category>
		<category><![CDATA[facebook]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>
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		<description><![CDATA[Premessa: Leggere questo post di pollycoke e guardare il fantastico video aiuta. È un po&#8217; di tempo che voglio scrivere un post su queste cose, su questi social network che ora stanno andando tanto di moda. Non sono un internettiano della prima ora, però mi considero fortunato, perché all&#8217;epoca in cui mi sono avvicinato a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Premessa: Leggere <a href="http://pollycoke.org/2010/05/17/pronti-per-la-rivoluzione-dei-social-media/">questo post</a> di pollycoke e guardare il fantastico video aiuta.</p>
<p>È un po&#8217; di tempo che voglio scrivere un post su queste cose, su questi social network che ora stanno andando tanto di moda.</p>
<p>Non sono un internettiano della prima ora, però mi considero fortunato, perché all&#8217;epoca in cui mi sono avvicinato a internet di certo Facebook non c&#8217;era. Noi che era di moda chattare con C6  (che già era avanti anni luce, rispetto alla roba di un tempo, ma vabbé, non perdiamoci in questi discorsi) e si iniziava con &#8220;<em>ciao! da dv dgt?</em>&#8221; (l&#8217;equivalente dell&#8217; A/S/L (age/sex/location) )</p>
<p>E ora, la scelta per i social network, è ampia. Troppo ampia.</p>
<p>Tutti si basano su un&#8217;unica cosa: l&#8217;utente che gentilmente porge informazioni alla rete. Soprattutto lo fa <em>spontaneamente</em>.</p>
<p>C&#8217;è tipo e tipo di informazione, e questo è giusto premetterlo. Ci sono le riflessioni e le considerazioni, ci sono i fatti propri, ci sono le abitudini (tipo che musica si ascolta, etc.) e ci sono le sciocchezze.  Per questo io mi sento di dividere non tanto i social network, ma gli utenti che vi &#8220;partecipano&#8221; e cosa scrivono di loro stessi.</p>
<p>Per prima cosa c&#8217;è <strong>l&#8217;utente consapevole.</strong></p>
<p>Questa tipologia me la immagino (sia fisicamente (beh, perlomeno la controparte maschile), sia in quanto abitudini)  simile a <a href="http://www.lucasartoni.com">Luca Sartoni</a>. Su internet non dice niente di più di quanto non voglia far sapere. Scrive riflessioni (mica per forza sempre serie, ci stanno benissimo anche cose leggère), ma non scende mai nel troppo personale e non è mai troppo generico. Può scrivere qualcosa che non interessi a tutti (ci mancherebbe) ma generalmente lo si legge bene.</p>
<p>Tutte le persone che seguo sui vari <em>socialcosi </em>appartengono generalmente a questa categoria.<strong> Li seguo perché sono interessato a cosa hanno da dire</strong>.</p>
<p>C&#8217;è <strong>l&#8217;utente frivolo</strong> (direi che i termini <em>silly </em>e <em>light-minded</em> esprimono meglio quello che intendo).</p>
<p>Questo qua è l&#8217;utente che fa &#8220;massa&#8221; nei socialcosi. Qualcuno si è mai chiesto come mai da quando c&#8217;è Facebook (non voglio da questo preciso momento in poi citarlo riferendomi in particolare alla sua struttura, è solo per citare un social network MOLTO usato) le catene di S. Antonio siano diminuite nelle mail? Io l&#8217;ho riscontrato<sup>1</sup> e penso che anche in generale si possano correlare le due cose.</p>
<p>Questa gente sta sul social network per perdere tempo. Ha trovato la sua manna in tutte le applicazioni di Facebook tipo &#8220;Farmville&#8221; &#8220;Pet Society&#8221; e cazzabubbole varie. Appena vede una cavolata la riposta subito.</p>
<p>Generalmente gli utenti di questa tipologia sbilanciano il rapporto segnale-rumore verso quest&#8217;ultimo. E infatti cerco di limitare le persone di questo tipo ad amici in carne ed ossa. E molto probabilmente li ho anche nascosti, in modo da non essere tediato da tutte quelle sciocchezze che scrivono.</p>
<p>Ecco, su questo gruppo di utenze ho molto da dire. Perché la maggior parte di essi possono essere definiti come <strong>ignari</strong>. Perché questo termine? Perché loro sono completamente ignari di quello che stanno facendo. Tipicamente hanno il ghigno stampato in volto e pensano &#8220;gah! Ancora!&#8221; e cliccano su &#8220;OK&#8221; in qualunque finestra il social network prompti (ok, forse ci allontaniamo troppo dalla lingua italiana) loro. Anche se la frase in questione è &#8220;Vendi la tua anima per giocare a questo fantastico giochino dove una rana deve attraversar la strada cantando &#8220;<em>Bella Topolona?</em>&#8221; &#8220;.</p>
<p>Ecco, io dico che questa gente si merita che il social network si rivolti loro contro. Perché, questo va sottolineato, i social network (e qua mi riferisco a Facebook e a tutto l&#8217;astio che nutro nei suoi confronti) sono malvagi. Sono delle incredibili &#8220;data whore&#8221; (e qua lascio l&#8217;inglese per non scrivere parolacce) che risucchiano i dati (sensibili!) degli utenti e non ne hanno mai abbastanza. E li usano per pubblicità mirata, per indagini di mercato e chissà per cos&#8217;altro.</p>
<p>Qua si possono aprire tante parentesi (graffe, tonde, quadre, spigolose (qua i miei amici matematici non potranno non sorridere)) per tutti i possibili scenari. Ecco apriamole e chiudiamole e andiamo avanti nella nostra <em>pluricotomia</em> (termine improvvisato in questo preciso istante, ignorando se esista effettivamente nella nostra lingua), ché di queste cose c&#8217;è tempo per parlare (soprattutto quando saranno già successi episodi spiacevoli, che sono sicuro avverranno non troppo tardi, e potremmo fare a meno di supposizioni così astratte)</p>
<p>L&#8217;ultima categoria è quella dell&#8217;utente <strong>che rende i fatti suoi di dominio pubblico</strong>.</p>
<p>Queste persone qui (che molto spesso ricadono anche nella seconda categoria, dato che questi tre insiemi non sono disgiunti, o  perlomeno non lo sono questi ultimi due) scrivono <strong>spontaneamente</strong> i fatti propri. E con piacere!</p>
<p>Ho già visto su innumerevoli siti internet umoristici episodi del genere:</p>
<ul>
<li>Ragazzi che dicono &#8220;fantastica scopata con X&#8221; dimenticando di essere amici ( e già qua si potrebbe aver da dire su sto termine) dei propri genitori, che leggono e commentano (tendenzialmente frasi del tipo &#8220;Ma cosa stai dicendo???&#8221; ma ho letto anche di papà di ragazze che commentano &#8220;Ok X ti spacco la faccia appena ti vedo&#8221;)  e cose del genere</li>
<li>Gente che dice &#8220;telefono al lavoro per dire che sono malato e vado al mare/mirabilandia/NewYork/postoacaso&#8221; con immediata risposta del capo &#8220;buono a sapersi, fermati pure quanto vuoi.. sei licenziato!&#8221; e cose di questo genere</li>
</ul>
<p>Ecco, pensate a permutazioni, capovolgimenti, spezzettamenti e mix vari di queste cose. E roba simile.</p>
<p>Ovvio che quelli sopracitati siano casi limite. Si spererebbe che le persone sappiano distinguere cose &#8220;da tenere nascoste&#8221; e cose &#8220;da non tenere nascoste&#8221;.. ma da qui a farle diventare &#8220;cose da dire a tutti&#8221; ce n&#8217;è. Ed è proprio sulla distinzione fra &#8220;cose non segrete&#8221; e &#8220;cose da dire&#8221;  che fa perno il problema di queste persone.</p>
<p>E la colpa non è solo loro o solo dei social network. Perché la gente è invogliata a mettersi in mostra, a far parlar di sé (ricordiamoci che viviamo nel secolo del &#8220;sono in quanto appaio&#8221;) e piuttosto che inventarsi della roba, la <em>gente </em>(e quando uso questo termine intendo sottolineare il basso quoziente intellettivo del &#8220;popolo bue&#8221; ) preferisce far prima e magari raccontare cose vere.</p>
<p>Come gente che ha per forza bisogno di dire che sta con quella persona. Gente che ha per forza bisogno di scrivere &#8220;ti amo&#8221; nella bacheca del moroso/a. (Ok anche io a volte ho postato dei cuoricini in bacheca della mia bella, ma principalmente perché so quanto le dia fastidio e mi piace provocarla un pochettino <img src='http://blog.andvari.it/wp-includes/images/smilies/icon_lol.gif' alt=':lol:' class='wp-smiley' />  , infatti molto spesso li ho cancellati subito dopo averla avvisata ed essermi beccato un &#8220;GRR&#8221; <img src='http://blog.andvari.it/wp-includes/images/smilies/icon_razz.gif' alt=':P' class='wp-smiley' />   ).</p>
<p>Ecco, il problema è che il confine fra la sfera pubblica e la sfera privata si è assottigliato. E, come dicevo, non è solo colpa degli utenti. Ma sono anche i social network a sbagliare perché rendono questa cosa facilmente accessibile. Infatti quante persone googlando riescono a trovare i cavoli loro lì, belli belli pronti e pubblici. (Sì, Google aiuta in questo , ma la colpa è dei social network che potrebbero benissimo mettere un bel robot.txt ). E si sa, da cosa nasce cosa.</p>
<p>Io cerco di ricadere nella prima categoria, nonostante ci siano momenti in cui posto sciocchezze esattamente come quelli della seconda, o scriva (l&#8217;ho fatto in passato e cerco davvero di non farlo più) dei fatti miei. Certo che dopo aver scritto su facebook &#8220;che tristezza questa giornata&#8221; e i miei hanno ricevuto una telefonata di una persona che chiedeva loro se mi ero lasciato con la mia bella, mi son fermato a riflettere. E i cavoli miei rimangano cavoli miei. Stop.</p>
<p>Forse è anche per questo che scrivo sempre di meno su questo blog, perché voglio riportare un po&#8217; la sfera del privato sotto il mio controllo. Certo è che scrivere un post in cui si parla di un proprio problema personale (come quel mio del dormire) è una cosa ben diversa da scrivere uno status su FB.</p>
<p>Ho un po&#8217; di paura, per tutta questa faccenda. Parlo concretamente: mi piacerebbe usare molto di più twitter, mi piacerebbe essere molto più social, ma non voglio pagare il prezzo di mettere i cavoli miei in pubblico.</p>
<p>E allora devo avere cose interessanti da dire (e magari interessanti da leggere) come questa qua. Ed è per quello che posto una volta ogni morte di papa. (E spesso faccio &#8220;bollettini universitari&#8221; e/o racconto la mia situazione, per non far pensare che sia disperso, ma potrei benissimo farne a meno)</p>
<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_1732" class="footnote"> da un puro punto di vista statistico il mio ragionamento è sbagliato, perché non basta che IO abbia riscontrato questa cosa per poter parlare in generalità, ma non ho la pretesa di essere infallibile in quello che scrivo</li></ol><img src="http://blog.andvari.it/?ak_action=api_record_view&id=1732&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
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		<title>Blog is the new black</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 23:26:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Helios</dc:creator>
				<category><![CDATA[filosofando]]></category>
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		<description><![CDATA[È un po&#8217; che non scrivo, l&#8217;occasione giusta giusta per poter essere un po&#8217; più discorsivo di quelle due mezze cose che ho detto nei tempi passati. Un piccolo prerequisito, ma anche semplicemente un consiglio, per capire questo post si può fare leggendo questo di Suzukimaruti pardon Enrico Sola. Mi sono decisamente chiesto come mai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È un po&#8217; che non scrivo, l&#8217;occasione giusta giusta per poter essere un po&#8217; più discorsivo di quelle due mezze cose che ho detto nei tempi passati.</p>
<p>Un piccolo prerequisito, ma anche semplicemente un consiglio, per capire questo post si può fare leggendo <a href="http://www.enrico-sola.com/2009/11/ciao-sono-io/">questo</a> di <span style="text-decoration: line-through;">Suzukimaruti</span> pardon Enrico Sola.</p>
<p>Mi sono decisamente chiesto come mai la mia voglia di scrivere in questi meandri sia colata a picco. E la colpa, sì, è proprio di Facebook. È proprio vero che i bimbiminkia sono tutti migrati lì, e io con loro, come molti altri che bimbiminkia non sono. Perché prima, quando avere un blog era di moda, uno lo scriveva più che altro per mettersi in mostra, e io non di meno degli altri. Ho ancora un po&#8217; di celolunghite, nel senso che vado a controllare ogni tanto quante visite riceve questo blog, ma tanto lo so che il 99% della gente che ci capita è perché San Google è decisamente generoso.</p>
<p>Preghiamo.</p>
<p>No, seriamente, mi sono un po&#8217; chiesto, cioè mi sono fatto una pippa mentale, su cosa c&#8217;è che non va di questo atteggiamento. E lo dico subito, chiaro e tondo. La velocità. Fra Twitter e Facebook siamo costretti a condensare la nostra vita, quel che ci accade, in 140 caratteri o pochi di più. Non che la <em>brevitas</em> in certi casi non convenga, ma ci abitua sempre di più a fare le cose di fretta.</p>
<p>Io piano piano mi accorgo di quanto soffro di sovraccarico cognitivo (no dai, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sovraccarico_cognitivo">non quello di wikipedia</a>, mi ricordo ancora quello che vedo, forse), ma mi accorgo come sia un tutto &#8220;quantità&#8221; e poca qualità. Giusto per rendere un&#8217;idea, negli ultimi 30 giorni il mio aggregatore di notizie ha ricevuto (e io ho letto i titoli di) <strong>2.289</strong> post. E sticazzi.</p>
<p>Non mi godo più niente, non so se me lo sono mai goduto, ma leggo sempre di meno e <em>skimmo</em> (ok piano con i forestierismi che qua si rischiano figure di merda) sempre di più. Ormai è quasi tutto rumore.</p>
<p>Ho voglia di scendere da questo tran tran. Ho voglia di fermarmi, di riflettere e di chiedermi cosa leggo, cosa scrivo e cosa penso. Ho piacere di fare qualcosa con più calma. Non chiuderò il mio account di Facebook (non ancora, la mia anima ficcanaso non può evitare di farsi una sporta dei cazzi degli altri)<em> </em>ma il mio stato lo aggiorno molto meno spesso.</p>
<p>E facciamo che smetto di guardare quanta gente mi segue. &#8220;Chi mi ama mi segua e gli altri si fottano&#8221;? No, senza esagerare. Non biasimo la gente per non leggermi, faccio fatica a sopportarmi anche da solo.</p>
<p>I post di questo blog cercheranno di essere un po&#8217; più di qualità e meno di quantità. Di tempo ne ho poco (l&#8217;università mi opprime in questo senso) e quel poco che ho lo preferisco usare per stare con la mia dolce metà (visto che non possiamo essere vicini fisicamente, almeno l&#8217;informatica ci viene incontro), e se avanza del tempo farò anche altro.</p>
<p>Ma la mia scala di priorità va un po&#8217; rivista. Che di perdere un sacco di tempo (ma anche un solo minuto) in cose inutili ne faccio anche a meno.</p>
<p>Perché non ripartire da un nuovo nome, un nuovo blog, una nuova veste grafica, come fanno in tanti? Bah, perché fondamentalmente questo sono io, punto e basta. Non nego che un nomecognome.it sancirebbe più un taglio netto con il passato, ma sono sicuro di non riuscire ad aggiornare il blog abbastanza spesso (perché vorrei evitare di scrivere cose che non fossero interessanti per me da scrivere o interessanti per quelle poche persone che tengono a me da leggere) da giustificare un cambiamento così radicale.</p>
<p>Dopotutto deve essere un piacere quello di scrivere. E lo si deve fare con il giusto ritmo.</p>
<p>E che la frenesia, sì, si fotta.</p>
<p><em>P.s. Phonkmeister <a href="http://www.phonkmeister.com/post/242650529/vi-dico-un-segreto">profetizzò</a>. I blog torneranno di moda. Io avevo in mente questo post da prima che lo scrivesse, gnegné</em> <img src='http://blog.andvari.it/wp-includes/images/smilies/icon_razz.gif' alt=':P' class='wp-smiley' />  <em>(non ho prove, ma basti la fiducia, cosa assai rara)</em></p>
<img src="http://blog.andvari.it/?ak_action=api_record_view&id=1629&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
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		<title>Il primo bacio</title>
		<link>http://blog.andvari.it/2009/07/23/il-primo-bacio/</link>
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		<pubDate>Thu, 23 Jul 2009 07:47:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Helios</dc:creator>
				<category><![CDATA[filosofando]]></category>
		<category><![CDATA[deliri]]></category>

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		<description><![CDATA[Tante volte mi sono chiesto come sarebbe stato il mio primo bacio. È una cosa normale, che ad ogni punto ogni adolescente affronta. La cosa che un po&#8217; mi fa strano è che me lo sia chiesto fino a non molto tempo fa, ovvero fino a 19 anni suonati. Ebbene sì, sono stato un po&#8217; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tante volte mi sono chiesto come sarebbe stato il mio primo bacio. È una cosa normale, che ad ogni punto ogni adolescente affronta. La cosa che un po&#8217; mi fa strano è che me lo sia chiesto fino a non molto tempo fa, ovvero fino a 19 anni suonati.</p>
<p>Ebbene sì, sono stato un po&#8217; un tardone, ma non mi lamento.</p>
<p>Io, ecco, credevo di essere rimasto uno degli ultimi a non aver mai provato questo &#8220;piacere&#8221;, e invece, a quanto pare no. So che il concetto &#8220;uno degli ultimi&#8221; è molto relativo (non c&#8217;è rigore matematico! <img src='http://blog.andvari.it/wp-includes/images/smilies/icon_lol.gif' alt=':lol:' class='wp-smiley' />  ) , ma in ogni caso credevo che fosse una specie rara, perlomeno per la mia generazione.</p>
<p>E, a quanto pare, mi sbagliavo.</p>
<p>Non dico che quasi nessuno della mia generazione arrivi quasi alla ventina senza aver dato un bacio, ma diciamo che un terzo circa, sì. E mi fa molto strano. In quel che ritengo un corretto &#8220;percorso formativo&#8221; (<em>cursus honorum? </em>vedetela come vi pare <img src='http://blog.andvari.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' />  ) questa fase ritengo si debba affrontare ben più giovani. (sulla quindicina, ad esempio, poi il &#8220;resto&#8221; gradualmente)</p>
<p>Mi pare ovvio che uno non possa deciderlo (a meno che non gli venga proposto e lui posponga questo avvenimento <strong>deliberatamente</strong>, il che presuppone una scelta che non ho intenzione di affrontare/criticare/supportare/discutere), quando arriva arriva (e infatti io diciamo che avrei fatto anche prima, se se ne fosse presentata anche l&#8217;occasione, ma ora, col senno di poi, sono contento che sia andata così), ma, ecco, <strong>credevo che la media fosse molto più bassa di quella che poi in fondo si è rivelata</strong> (non ho fatto una corretta indagine statistica: semplicemente ad occhio mi sembra più grande di quel che credessi).</p>
<p>L&#8217;idea di questo post (sennò divago e non va bene) è fondamentalente questa: credevo che la mia generazione fosse quella del &#8220;troppo presto&#8221;. E infatti ho diverse mie conoscenze che fanno ritenere questo &#8220;modello&#8221; appropriato. Gente che ha avuto il primo rapporto sessuale in 5ª elementare (non farò nomi, ma giuro che la cosa mi sconvolse abbastanza), o, più frequentemente, gente che ha bruciato tutte queste tappe nella scuola media. E mi sono accorto che è troppo sbagliato modellizzare queste cose.</p>
<p>Ormai, ora che non ho più complessi da farmi (del tipo «ma non è normale che non abbia ancora dato un bacio, cosa c&#8217;è che non va in me?»), cose che riconosco essere (state), col senno di poi, non solo completamente inutili ma anche abbastanza dannose e depressive, ma ahimé &#8220;normali&#8221;, vengo a sapere di molta più gente che sembrava vissuta e invece vissuta proprio non è.</p>
<p>Gente che si atteggia e basta. Bah.</p>
<p>Sono estremamente contento di come siano andate le cose, del fatto che mi ricordi del mio primo bacio perché è stato &#8220;sentito&#8221; e non &#8220;dato perché è tardi&#8221;. E queste son le cose belle della vita, si sa.</p>
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		<title>Sono le 2:30</title>
		<link>http://blog.andvari.it/2009/07/05/sono-le-230/</link>
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		<pubDate>Sun, 05 Jul 2009 17:41:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Helios</dc:creator>
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		<category><![CDATA[deliri]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono le 2:30. La camera è buia, rischiarata soltanto dai lampi che penetrano fra la millimetrica fessura delle persiane. Tuona. Fa caldo e il condizionatore è impostato a 23°C. Piove. Goccia dopo goccia senti il tintinnare della piazza. C&#8217;è troppo rumore per dormire. E allora si parla della vita, dell&#8217;universo, di noi e quel che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono le 2:30.</p>
<p>La camera è buia, rischiarata soltanto dai lampi che penetrano fra la millimetrica fessura delle persiane.<br />
Tuona.<br />
Fa caldo e il condizionatore è impostato a 23°C.<br />
Piove.<br />
Goccia dopo goccia senti il tintinnare della piazza. C&#8217;è troppo rumore per dormire.<br />
E allora si parla della vita, dell&#8217;universo, di noi e quel che sarà quando saremo lontani. Meglio non pensarci.<br />
C&#8217;è ancora tempo, dopotutto.<br />
La paura degli esami ancora da sostenere si fa lentamente strada pure fra i pensieri più gioiosi. L&#8217;ansia di non superarli si prende di te per qualche frazione di secondo. Poi, calma.<br />
C&#8217;è ancora tempo, dopotutto.</p>
<p>E addormentarsi così, abbracciati e cullati dal dolce tintinnare dei tettucci nelle auto del parcheggio, dalle biciclette legate ai pali che questa notte non saranno rubate, dall&#8217;asfalto ancora lievemente tiepido per il sole rovente del pomeriggi. <span> <em>γλύκισμα </em></span></p>
<p>Ieri sera, non poi così lontana.<em><br />
</em></p>
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		<title>Il treno ha fischiato, e non s&#8217;è potuto fermare</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Feb 2009 15:48:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Helios</dc:creator>
				<category><![CDATA[filosofando]]></category>
		<category><![CDATA[tristezza]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho appena scritto queste parole nella bacheca della mia amica, su Facebook. L&#8217;ho saputo ora. Cazzo. Cazzo cazzo cazzo. Non so, non riesco a trovare molte altre parole. Nemmeno una settimana fa abbiamo parlato di musica e di fotografia. Nemmeno una settimana fa ho sorriso per le tue parole. Cazzo. Mi sento idiota, come tutti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho appena scritto queste parole nella bacheca della mia amica, su Facebook.</p>
<blockquote><p>L&#8217;ho saputo ora. Cazzo. Cazzo cazzo cazzo. Non so, non riesco a trovare molte altre parole. Nemmeno una settimana fa abbiamo parlato di musica e di fotografia. Nemmeno una settimana fa ho sorriso per le tue parole. Cazzo. Mi sento idiota, come tutti quanti, a non aver capito un cazzo di niente di niente. Cazzo.</p></blockquote>
<p>Se n&#8217;è andata.</p>
<p>Cazzo è la parola che trovo più appropriata in questo momento. Se n&#8217;è andata, per sempre. <a href="http://www.romagnaoggi.it/cesena/2009/2/26/117047/">Sotto ad un treno</a>.</p>
<p>Non so, non ho ancora metabolizzato. Ho solo bisogno di scrivere, di scrivere di quanto è successo, per poter ricordarmi di lei, per sempre. Chiedo scusa se qualcuno rimarrà urtato dalle parole che sto per scrivere, chiedo scusa a coloro che pensano che dovrebbe calare il silenzio.</p>
<p>Scrivo perché quell&#8217;articolo che ho linkato prima non spiega niente, parla del suo corpo come un oggetto che casualmente si è trovato sui binari proprio al passaggio del treno. Cazzate. Cercherò di renderle merito per quello che era, senza pretese. Non rileggerò, le parole scritte saranno quelle uscite dal mio cuore. Tanti errori, ma tanta sincerità.</p>
<p><span id="more-1388"></span></p>
<hr /><span style="text-decoration: line-through;">Francesca,</span><br />
Cara Francesca,</p>
<p>ricordo ancora la prima volta che ti ho visto. Ricordo ancora la prima volta che ci siamo salutati. Eh, noi non di Cesena, noi che si arrivava a scuola ad un orario indecente (qualcosa come le 7.30) in uno stato di dormiveglia. Però, con calma. Se c&#8217;è una cosa che contraddistingue le persone nei primi minuti dopo il risveglio (poteva essere passata anche un&#8217;ora, non so), è la placidità. Ovviamente se e solo se non si hanno interrogazioni la prima ora. Beh, di te mi ricordo anche questo. Quel libro aperto mentre tu eri seduta sulle panche dell&#8217;atrio.</p>
<p>Ricordo ancora la prima volta che ci siamo parlati, la prima volta che ho saputo il tuo nome. Francesca. Beh, piacere, Davide. Piano piano, lentamente, siamo diventati amici. Non condividevamo molto tempo, se non quella mezz&#8217;ora quotidiana, 6 giorni su 7. Una mezz&#8217;ora non è sufficiente a conoscere una persona, potrebbero dire alcuni. Sono balle, anche solo un minuto è bastato per vedere il tuo sorriso. Sinceramente non ricordo molto altro. Perlomeno, le giornate erano tendenzialmente uguali e ognuno pensava al suo, alle sue interrogazioni e alle sue grane.</p>
<p>È stato comunque bello, quando qualche mese fa mi hai aggiunto su Facebook. Toh, è arrivata la Stacc. Beh, ciao! Come stai? Tutto bene anche io dai. Sono stato contento di essere tornato in contatto con te. Come è normale, si ha sempre piacere di risentire un amico, dopo un po&#8217; di tempo di silenzio totale. E mi piaceva leggere i tuoi pensieri, mi piacevano i nostri &#8220;Botta e risposta&#8221;. Meno di una settimana fa abbiamo parlato, come ho già detto. Meno di una settimana fa ti ho detto &#8220;Osta ascolti gli In Flames? Non ti facevo così metal&#8221; e le tue parole mi sono sembrate le più normali. Ho sorriso a pensare che ascoltavi metal. Ho sorriso perché sapevo che eri una ragazza simpatica e anche discretamente carina. C&#8217;era un qualcosa in te che mi piaceva. L&#8217;ho sempre pensato e mai detto.</p>
<p>Ricordo ancora l&#8217;ultima volta che ti ho fatto stupire io (almeno credo). Quando abbiamo parlato di fotografia, che ho (più o meno volontariamente) spammato sul profilo di Edo una mia foto, e allora c&#8217;è stato il pretesto per farti vedere tutta la mia galleria fotografica. E mi ha fatto piacere ricevere il tuo apprezzamento, i tuoi complimenti. Mi ha fatto piacere sorridere insieme a te.</p>
<p>E oggi, sbam! La parte conclusiva della tua storia mi è stata sbattuta in faccia. Sì, l&#8217;ho saputo solo oggi, dopo 2-3 giorni. Mi sento un idiota a non averlo appreso prima ma, qua a Ferrara, non guardo televisione, non leggo giornali e in generale non so niente. Nemmeno a casa si è saputo qualcosa. E così ieri sera quando scrivo su Facebook &#8220;serata Nippo&#8221; e la B. mi scrive &#8220;Davide non hai saputo niente?&#8221; &#8220;Saputo cosa?&#8221;. Di te.</p>
<p>Cazzo. Quando sono arrivato alle parole &#8220;sotto&#8221; e &#8220;treno&#8221; il mio cuore si è fermato. Cazzo, non è possibile. No no, è un fottuto incubo. È una puttanata dai. Non può essere la verità. No, non deve esserla. Ero al telefono con mio padre, sai? Ero al telefono proprio perché avevo chiesto a loro se c&#8217;era stato qualcosa che non sapevo, prima che B. me lo dicesse. E lui può essere testimone delle mie prime parole. Del mio silenzio.</p>
<p>Sono stato un buon quarto d&#8217;ora sotto shock. Un quarto d&#8217;ora interminabile. Non riuscivo a non balbettare, la mia testa in confusione. Proprio tu Francesca. Sì, io e te, che abbiamo parlato una settimana fa, non potremo più farlo. Deve essere un fottuto incubo, lo penso ancora adesso, che è passata ormai un&#8217;oretta da quando ho appreso che non sei più. Un fottuto incubo in cui sei capitata per sbaglio.</p>
<p>Mi sento un idiota. Lo ripeto. Un signor idiota, perché non avevo capito un cazzo. Saranno un sacco gli altri che si sentiranno propri come me. Ci saranno un sacco di persone che si stanno chiedendo perché, si stanno chiedendo perché non l&#8217;hanno capito.</p>
<p>Non posso biasimarli. Ho detto che ti conoscevo, è vero. Ma non così tanto da poter capire che c&#8217;era qualcosa che non andava. Soprattutto da quando io sono qua all&#8217;Università e tu in 5 Cf. Anzi, eri in 5 Cf. Penso a quei poveri ragazzi. Penso a Civi, a Edo e a tutti gli altri. Alla Federica, che non è più in classe con te (se non sbaglio), a Tia. E penso pure a Tini. Sì. Tu prof, cosa ne pensi di tutto ciò? So che non c&#8217;è risposta ad una domanda così devastante.</p>
<p>Parlando al telefono con L. ,che proprio stamattina è passata a trovare i professori e proprio Tini che era nella tua bellissima 5Cf, ha saputo ma ha visto i tuoi compagni sereni. Penso a loro, penso al turbamento nei loro cuori, penso al vuoto che hai lasciato. Penso alla loro sofferenza e alla sofferenza nel mostrare un senso di calma. Sono sicuro che il primo che scoppierebbe a piangere innescherebbe una reazione a catena. Non oso immaginare la classe come era ieri mattina. Non oso immaginare come erano sconvolti tutti ieri mattina. Non oso immaginare le parole dei professori, in tutte le classi. Non oso immaginare le domande &#8220;ma voi la conoscevate?&#8221;. Non so in quanti ti conoscessero. Non eri una ragazza esuberante, per quel che mi ricordo. Eri sempre discreta. E ho paura che anche nella sofferenza tu sia stata discreta.</p>
<p>Cazzo, non va bene. Non va bene per niente. Quando si soffre non bisogna tenere tutto dentro. Disegnavi sul banco. Scrivevi parole profonde. Cazzo, perché non l&#8217;ho saputo che stavi male? Cazzo, perché nessuno è riuscito a comprende tutto ciò.</p>
<p>Gira voce che qualcuno lo sapesse. Sì, la Bob. L&#8217;avevi fatto capire alla Bob? Non mi stupisce che una prof come lei possa capire queste cose. Mi stupisce solo che non sia riuscita a trovare un punto di contatto con te. Non so niente, sono solo parole sentite e riferite, che viaggiano di bocca in bocca. Ma un punto di contatto non c&#8217;è stato, altrimenti in questo momento tu saresti seduta davanti al tuo pc probabilmente, o forse davanti ad un libro a studiare. Ma no, è sabato. Chissà cosa faresti in questo momento se..</p>
<p><strong>..se non ti fossi stesa sui binari </strong>dopo aver parcheggiato la macchina a Torre del moro.</p>
<p>Cazzo! Cazzo e stracazzo! Come è possibile?</p>
<p>Non voglio pensare al tuo ultimo respiro, al tuo ultimo pensiero. Non so quanto cazzo di coraggio ci voglia per stendersi sui binari, per aspettare la morte. Per scegliersi la morte. Il treno ha fischiato, come diceva Pirandello. Si, ma cazzo! ha fischiato quando il macchinista ti ha visto stesa sui binari!</p>
<p>È dura poter pensare che tutto ciò sia accaduto per davvero. È dura poter pensare che una tua amica ora non ci sia più. Sento di stare meglio, sento che tutte queste parole sono servite. Non come quel cazzo di articolo di giornale che ti tratta come carne. Non sei stata un fottuto pezzo di carne!</p>
<p>La G. ha scritto sulla tua bacheca una frase:</p>
<blockquote><p>[...] l&#8217;avevi scritto tu, sul banco: <strong>moriamo tutti incompresi</strong>, e così te ne sei andata, lasciando senza parole quelli che non avevano idea dei tuoi pensieri, ma anche gli altri, che non pensavano che questo sarebbe successo davvero, non ora almeno&#8230; Addio, Fra&#8230;</p></blockquote>
<p>Ah, è così. Sì, è proprio così. Moriamo tutti incompresi. E tu, non sei l&#8217;eccezione.</p>
<p>Se fossi credente direi che ora sei in un posto migliore. Ma non lo sono, e tu non sei da nessuna parte. Non sei più. E cazzo, quanto mi dispiace. E cazzo, quanto mi dispiace!! Lo direi ancora di più se riuscissi a rendere ancora meglio l&#8217;idea. Non si più, né ora, né mai più. Queste mie parole sono gelide pugnalate al mio stesso cuore, ma so che è la verità. Cazzo, perché!?</p>
<p>Mi vergogno proprio tanto. Non ho il coraggio di tornare a casa per i tuoi funerali. Non ho il coraggio di vedere tutto quel dolore. O forse sì, e sono solo un coglione pigro. Non lo so. Il mio saluto è questo. Non è il primo e nemmeno l&#8217;ultimo. Non sei più, è vero, ma non sei completamente sparita. Il tuo sorriso vive.</p>
<p>Oh Francesca, cara Francesca, lasciami ancora chiedere &#8220;perché&#8221;. Lasciami ancora immaginare quanto stessi soffrendo, lasciami ancora pensare per un secondo che sia tutto un incubo. No, sono sveglio. Mi sono dato una botta e non mi sono svegliato. Sono fottutamente sveglio. Purtroppo.</p>
<p>Le mie ultime parole vogliono andare a tutti quelli che ti hanno conosciuta. Tutti quelli che hanno saputo apprezzare il tuo sorriso, tutti quelli che sono rimasti traumatizzati quando hanno saputo. Il treno non è finito solo addosso a te. È finito addosso a tutti noi. Tutti, dal primo all&#8217;ultimo. Era un treno bello forte quello che ci ha investito, quello che ha lasciato profonde cicatrici sui nostri cuori. Ci avevi dato, e ora molto ci è stato tolto. Ci sarà chi pensa che sia più quello che gli è stato tolto, come me. E ci sarà chi pensa che tu avevi dato tanto, ed è felice lo stesso. Io non posso pensarla così. Penso a te, ragazza di 19 anni. Penso ad un sacco di ragazzi come te, che finiscono <em>bruciati</em>. Chi ha dei problemi e si droga, chi scappa di casa, chi tenta il suicidio. E chi ci riesce.</p>
<p>Cazzo, il suicidio non risolve niente. Proprio un cazzo di niente. Non credere che non ci siano state delle volte in cui anche io non abbia pensato che andava tutto male, che il mondo era una merda o chissà cosa. Lo penso tutt&#8217;ora che il mondo sia una merda. Ma c&#8217;è un piccolo particolare da non sottovalutare. Il mondo di cui sto parlando è diverso dal Mondo con la M maiuscola. C&#8217;è sempre una grande opportunità: scappare. Sì, ci ho pensato diverse volte. Se andrà male la mia vita, non la farò finita. Tiro su baracca e burattini (cioè tendenzialmente un paio di pantaloni e una maglia) e vado via. Vado in Africa, vado in Tibet. Vado a morire, chissà. Ma provo a cambiare aria, provo a vedere se un mondo diverso è possibile. Magari finisco come il protagonista di Into The Wild, morto di fame in un pulmino. Ma magari no. E questa piccola possibilità è ciò che io chiamo &#8220;la mia via di fuga&#8221;.</p>
<p>Non so bene perché sto parlando di tutto questo. Faccio solo ciò che sento, che voglio. C&#8217;è chi pensa che ognuno abbia un destino. E il tuo destino era questo. Io non lo credo, mi dispiace. E cazzo, hai fatto la scelta sbagliata. Non sono uno di quelli buoni che cerca di comprenderti. Cazzo, se hai sbagliato. La cosa che mi fa stare più male è questa, che hai abbandonato un mondo che evidentemente non ti piaceva, senza però conoscerne un altro. Sei andata via così. Magari serenamente, ma di sicuro questa vita non ti andava più bene.</p>
<p>Scusami se ho usato parole dure con te (sì, mi sto riferendo proprio a te, Francesca Staccini, che vivi in ognuna delle memorie di tutti noi tuoi amici), ma non credo di aver fatto male. Sono stato più che onesto in queste parole e so già che le critiche saranno dure. Scusami, scusaci.</p>
<p>Moriamo tutti incompresi, è la verità. Sono il primo a non capire, e non riesco a sopportarlo.</p>
<p>&#8211;</p>
<p>Davide.</p>
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		<title>Into the Wild</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Dec 2008 21:01:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Helios</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Happiness only real when shared. Into the Wild è probabilmente uno dei migliori film che abbia mai visto, e sicuramente fra quelli che mi hanno fatto più pensare. Devo ovviamente ringraziare una certa persona che mi ha dato la spinta decisiva affinché lo vedessi. Mi piacerebbe spendere qualche parola in proposito, anche se ho la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><em><strong>Happiness only real when shared.</strong></em></p></blockquote>
<p>Into the Wild è probabilmente uno dei migliori film che abbia mai visto, e sicuramente fra quelli che mi hanno fatto più pensare. Devo ovviamente ringraziare una certa persona che mi ha dato la spinta decisiva affinché lo vedessi. <img src='http://blog.andvari.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Mi piacerebbe spendere qualche parola in proposito, anche se ho la terribile sensazione di risultare patetico. Però sono stati pochi i lungometraggi che, una volta terminati i titoli di coda, mi hanno lasciato a bocca aperta. Una voragine dal quale l&#8217;inesprimibile  cerca di venir fuori, ma ogni tentativo di dare una forma risulta inevitabilmente in un fallimento, ogni pensiero allontana da questo stato di semi-incoscienza, in cui ti chiedi tutto o forse niente.</p>
<p>Ecco, questo è l&#8217;effetto che fa un bel film come questo. Ti lascia con qualcosa di più, dentro.</p>
<blockquote><p><em>I have lived through much, and now I think I have found what is needed for happiness. A quiet secluded life in the country, with the possibility of being useful to people to whom it is easy to do good, and who are not accustomed to have it done to them. And work which one hopes may be of some use. Then rest, nature, books, music, love for one&#8217;s neighbor. Such is my idea of happiness. And then, on top of all that, you for a mate, and children perhaps. What more can the heart of a man desire? </em></p>
<p>Lev Tolstoj<em><br />
</em></p></blockquote>
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		<title>Concerto sulla tastiera</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Dec 2008 10:05:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Helios</dc:creator>
				<category><![CDATA[filosofando]]></category>
		<category><![CDATA[deliri]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>

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		<description><![CDATA[(Che bello che è il nuovo wordpress 2.7, non c&#8217;è paragone coi precedenti) Il titolo di questo post è un omaggio al meraviglioso concerto che sto ascoltando ora con Amarok: una composizione di Vivaldi. L&#8217;etichetta di questa canzone era abbastanza oscura: l&#8217;unica cosa che sono riuscito a recuperare è un &#8220;Concerto 116 (Arioso)&#8221;. In ogni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><small>(Che bello che è il nuovo wordpress 2.7, non c&#8217;è paragone coi precedenti)</small></p>
<p>Il titolo di questo post è un omaggio al meraviglioso concerto che sto ascoltando ora con Amarok: una composizione di Vivaldi. L&#8217;etichetta di questa canzone era abbastanza oscura: l&#8217;unica cosa che sono riuscito a recuperare è un &#8220;Concerto 116 (Arioso)&#8221;. In ogni caso nei suoi 40 minuti e 20 secondi posso chiaramente distinguere la <em>crème</em> vivaldiana. Chissà se riuscirò mai a capire bene cosa sia questo pezzo.</p>
<p>In ogni caso ascoltare questa successione di melodie, mi fa trasalire. L&#8217;armonia mi pervade e faccio fatica a non pensare a tempo di musica, e così anche mentre scrivo, le mie dita stanno lentamente ballando sulla tastiera, a guisa di timidi danzatori.</p>
<p>So bene che tutte queste parole non hanno un senso per nessuno, se non per me che le sto scrivendo, ma come ripeto, non è tanto il contenuto. È la forma che conta (dovrei inserire una citazione filosofica qui, ma tanto sarebbe sbagliata perché non ricordo quasi più niente di filosofia, meno che mai quella classica).</p>
<p>Pausa, e si ricomincia il ballo.</p>
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		<title>Full of Hate</title>
		<link>http://blog.andvari.it/2008/12/07/full-of-hate/</link>
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		<pubDate>Sun, 07 Dec 2008 11:06:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Helios</dc:creator>
				<category><![CDATA[filosofando]]></category>
		<category><![CDATA[me]]></category>
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		<category><![CDATA[amon amarth]]></category>
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		<category><![CDATA[paure]]></category>

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		<description><![CDATA[Ieri ho appreso della notizia che il 18 marzo 2009 gli Amon Amarth saranno in concerto in Italia. A Bologna. All&#8217;Estragon. È davvero un&#8217;occasione troppo ghiotta per non andarci. Ogni quanto spesso capita che la band che ascolti viene a fare un concerto a 100 km da casa tua. Il biglietto costa 28,50€, secondo TicketOne. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri ho appreso della notizia che il 18 marzo 2009 gli <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Amon_Amarth">Amon Amarth</a> saranno in concerto in Italia. A Bologna. All&#8217;Estragon.</p>
<p>È davvero un&#8217;occasione troppo ghiotta per non andarci. Ogni quanto spesso capita che la band che ascolti viene a fare un concerto a 100 km da casa tua. Il biglietto costa 28,50€, secondo TicketOne.</p>
<p>Vorrei davvero andarci, però sono pieno di dubbi. Per prima cosa io non sono mai stato ad un concerto, e non so quanto possa appartenere a quel mondo. D&#8217;altra parte penso però che mi divertirei un mucchio. C&#8217;è anche da dire che i concerti metal, soprattutto quelli delle band un po&#8217; estreme (lo so che non sono poi così estremi, a essere rigorosi, ma il 95% delle persone giudica ciò che esce dalle loro casse come &#8220;rumore&#8221;). C&#8217;è da devastarsi, e da farsi male.</p>
<p>Però boh vorrei approfittare di questa cosa per vedere di andare oltre ai miei limiti, che me ne freghi del mio <em>sleep disorder</em> (se così si può chiamare). È il caso che faccia un discorso un po&#8217; più completo e articolato.</p>
<p><strong>Piccola nota</strong>: non ho riletto questo post, è troppo lungo e non voglio rileggere cose brutte. In fondo c&#8217;è comunque il succo del discorso (ho scritto alcune parti in grassetto per indicare cosa vorrei che rimanesse di questo post nella mente del lettore).</p>
<p><span id="more-1279"></span></p>
<p>Ho un problema che ormai mi assilla da un anno e mezzo, un problema che fino ad ora ho preferito tacere perché avevo paura che scriverlo pubblicamente su internet, dove ogni mia parola è associabile alla mia persona, avrebbe potuto portare a conseguenze spiacevoli. Chiamatela cautela.</p>
<p>Poi ho realizzato, chissà come o perché, che non ci sarà problema se io scrivo di questo problema qua, che tanto molto molto peggio di così non è che possa proprio andare, e che devo comunque essere forte e reagire a tutti i problemi.</p>
<p>Forse, piuttosto che tergiversare, è meglio che esponga chiaramente qual&#8217;è il mio problema. <strong>Ho un problema con il sonno</strong>.</p>
<p>Tutto è cominciato un anno e mezzo fa, il giorno prima di un&#8217;interrogazione di filosofia. Ero in 4ª superiore, e fin dalla prima ero abituato ad andare a letto verso mezzanotte (ciò significa che mi addormentavo sempre molto tardi, cioè quasi verso l&#8217;1) e mi svegliavo ogni mattina alle 6.15, comprensibilmente in coma. Come dicevo, il giorno seguente c&#8217;era un&#8217;interrogazione in filosofia e io avevo deciso di provare a studiare la sera, come sapevo che facevano diversi miei compagni. E così verso le 23 ho spento il PC e sono andato in camera, e mi sono messo a studiare filosofia (una materia che notoriamente richiedeva, perlomeno a me, un notevole livello di concentrazione per essere capita pienamente). Il tempo passava, si fa ormai mezzanotte e io sono ancora lì che studio, si fa la mezza e i miei vanno a letto, non senza prima avermi detto &#8220;Dai Davide, vai a letto, che è tardi&#8221;, come fanno di solito i genitori. La mia perentoria risposta &#8220;Sì adesso studio un altro po&#8217; e poi vado&#8221; E così si è fatta ormai l&#8217;1, e sono finalmente andato a letto.</p>
<p>Come è comprensibile dopo un paio d&#8217;ore di concentrazione, non si è proprio nel <em>mood</em> giusto per dormire. E così sono stato un po&#8217; di tempo nel letto aspettando di addormentarmi. Ma il sonno non voleva venire. Guardo l&#8217;orologio, e si fanno le 2. In questo momento è iniziata la mia fine.</p>
<p><strong>Mi è venuto il dubbio di non riuscire a dormire. </strong>Lo so che detta così sembra una cazzata, ma non lo è per niente. Dopo che la mia mente è stata letteralmente squarciata da questo pensiero, mi sono agitato in una maniera che non credevo possibile. E quando dico agitato significa che stavo davvero male. E ovviamente di sonno nemmeno a parlarne. Quella è stata probabilmente la notte più brutta della mia vita, perlomeno per le conseguenze, a livello psichico, che mi ha lasciato. Ah, per la cronaca, dopo un paio di camomille, tante imprecazioni, e altro, mi sarò addormentato sulle 4 e svegliato (ovviamente) alle 6.15 perché dovevo andare a scuola. Dopotutto c&#8217;era l&#8217;interrogazione in filosofia e anche il compito di Dante. La prima è andata bene, nella seconda ho preso 4. Probabilmente per le 2 ore dormite quella notte, per il mio stato confusionale o chissà cos&#8217;altro.</p>
<p>Insomma, da quella notte lì nulla è stato più lo stesso. Mi vengono i brividi ancora a pensarci. Per un po&#8217; di tempo tutte le sere quand&#8217;era ora di andare a dormire, il ricordo di quella notte, e soprattutto il pensiero che non sarei riuscito a dormire mi tenevano svegli. Devo dire che la paura di non dormire mi è venuta guardando le persone che mi stanno accanto: non voglio scendere nei particolari ma mio padre è una persona che dorme poco, e non per colpa sua. Mi racconta che dorme qualcosa come 3-4 ore a notte (ultimamente quasi meno) e lo vedo sempre distrutto. Da qui il semplice collegamento che non dormire fa davvero male. E da qui quindi la paura di non dormire.</p>
<p>Ho fatto un po&#8217; di ricerche su internet (la cosa peggiore da fare quando si hanno problemi fisici e non, dato che internet non fa altro che farti diventare ansioso, ma tant&#8217;è) e ho notato che effettivamente l&#8217;unico modo per non riuscire a dormire è il pensare di non riuscire a dormire. Anche in questo frangente devo sottolineare come questo pensiero sia tutt&#8217;altro che banale. Perché, a pensarci bene, il sonno è una cosa che viene quando meno se ne accorge, e, come ho avuto modo di sperimentare dopo (praticamente da quella notte, tutte le sere fanno parte del mio esperimento sul sonno), cadiamo nelle braccia di Morfeo nel momento in cui la testa è più concentrata su qualcos&#8217;altro. O perlomeno, impegnata a pensare un sacco di cose. Perlomeno così è per me.</p>
<p>E insomma, avere instillato nella testa il dubbio di non riuscire a dormire è davvero una brutta cosa, o perlomeno lo è per me (sottolineo sempre come tutto ciò sia una mia opinione, dato che non ho consultato nessun professionista per questo tipo di problema).</p>
<p>Per questo motivo ho lentamente cambiato le mie abitudini. L&#8217;anno scorso andavo a letto alle 22.30, in maniera tassativa. Non poteva esserci niente che io non più tardi delle 22.35 dovevo essere nel letto. Andare a letto presto è un&#8217;ottimo rimedio con questo tipo di problema. Il perché è abbastanza semplice da spiegare. Il mio ragionamento è stato il seguente:</p>
<p>Dato che sono abituato a dormire 6 ore a notte (o poco più), e che mi devo svegliare verso le 6.15 (anche 6.30 in 5ª) posso permettermi di addormentarmi verso mezzanotte. Quindi andare a letto verso le 22.30 significa che ho una buona ora e mezza da perdere nel letto, pensando a tante cose. Questa sicurezza di avere un sacco di tempo prima dell&#8217;ultima ora a cui posso addormentarmi senza essere esageratamente stanco la mattina dopo (sto parlando in generale, è ovvio che una notte si può dormire anche un po&#8217; di meno, non succede niente) è una cosa che mi tranquillizza molto: mi rilasso, penso ad altre cose, e mi addormento.</p>
<p>Per essere devo ammettere che da quando ho avuto questo problema, la quantità delle ore che dormo è molto aumentata, ma semplicemente perché ho paura di stare male.</p>
<p>E poi c&#8217;è stato un periodo in cui mi svegliavo sempre prestissimo. Da solo. E non riuscivo più a dormire. Il problema in questo caso è un corollario di quello precedente (ommioddio sto parlando come un matematico! :O ), dato che anziché pensare &#8220;non riesco a dormire&#8221;, penso &#8220;non riesco più a dormire&#8221;. E così capitava che mi svegliavo alle 5 quando andava bene. Alle 4 quando andava male. Stavo comunque a letto fino all&#8217;ora in cui non suonava la sveglia, anche se non riuscivo più a chiudere occhio ed ero arzillo come non mai. In ogni caso non dormivo meno di 6 ore.</p>
<p>Devo dire che quello è stato, tutto sommato, un periodo in cui stavo bene. Dormivo poco, ovvio, però non ero affatto stanco. Per fare un esempio, recentemente, da quando sto a Ferrara, ho ripreso a dormire molto di più (evviva l&#8217;università che non comincia prima delle 11.30 e quindi la sveglia è alle 9!) e sono più stanco. Suppongo sia perfettamente normale, ma devo ben capire la logica di ciò, la stanchezza dovrebbe essere inversamente proporzionale al sonno. Non direttamente, cribbio! (Sto ancora facendo paragoni matematici,aiuto! <img src='http://blog.andvari.it/wp-includes/images/smilies/icon_lol.gif' alt=':lol:' class='wp-smiley' /> )</p>
<p>Ecco, devo dire che ora la situazione è notevolmente migliorata. Dormo un po&#8217; di più, ma la paura ogni tanto rimane, soprattutto quando esco (i dettagli sono verso la fine di questo post)</p>
<p><strong>Nota bene:</strong> Qua sotto c&#8217;è un delirio che forse sarebbe meglio evitare di leggere, a meno che voi non siate interessati a leggere come una persona sta davvero male nella testa. E per male intendo dire che è matto duro (come un banchetto, come dicono qua).</p>
<hr /><strong>Inizio del delirio</strong><br />
C&#8217;è da dire che è comunque passato più di un anno e mezzo da questi problemi, ho fatto molti passi avanti: un esempio? Beh, diciamo che ho imparato dei trucchetti mentali per riuscire a dormire. Una piccola premessa, la mia testa è davvero incasinata quando si tratta di queste cose. Uno dei trucchetti mentali di cui accennavo poco fa è quello di distrarsi il più possibile. Come ho già detto un po&#8217; di righe sopra, non è affatto una cazzata pensare che bisogna pensare a tutt&#8217;altro per riuscire a dormire. Se non mi viene il dubbio di non riuscire a dormire non è un problema, continuo semplicemente i miei pensieri tranquillamente e mi addormento; se invece mi si instilla la paura di rimanere sveglio, il procedimento è schematicamente il seguente (è spiegato poco sotto in particolare):</p>
<ol>
<li>Tranquillizzarsi</li>
<li>Cercare di pensare a tutte le cose (stupide e non) che sono successe nella giornata (soprattutto nella serata)</li>
<li>Cominciare a fare dei collegamenti, passare da un&#8217;immagine all&#8217;altra</li>
</ol>
<p>Dunque, la prima cosa da fare è non farsi prendere dal panico (servirebbe una Guida Galattica per gli Autostoppisti, e un asciugamano!) e cercare di pensare a quanto tempo si ha ancora (il famoso tempo utile di cui ho parlato un po&#8217; righe fa): se è relativamente presto, ci si tranquillizza facilmente, se invece se ne ha poco, si può pensare che in fin dei conti se si dorme poco una notte non succede niente.</p>
<p>Cercare di pensare a tutto ciò che è successo nella giornata. Questa può essere una cosa relativamente difficile (ad esempio l&#8217;altra sera l&#8217;ho passata a programmare e quando sono andato a letto non riuscivo a fare altro che pensare ai programmi, e per questo ho faticato a dormire, dato che ero ancora concentrato) o no, dipende semplicemente da quel che si è fatto.</p>
<p>La parte dei collegamenti è davvero quella più delirante. Ho una mente che funziona molto ad associazione di immagini, lo dico subito. In questi casi penso ad una cosa la visualizzo. Mi concentro su un particolare e mi faccio una sorta di &#8220;viaggio&#8221; e arrivo ad un&#8217;altra immagine. E così via. Un po&#8217; come quelle robe strane che si vedono in tv, come se zoomassi nell&#8217;immagine e ne vedessi continuamente delle nuove. Lo so, è un delirio spaventoso, ma distrae come non mai.</p>
<p>Beh, questa è in soldoni il mio &#8220;sleep-HOWTO&#8221;. So che forse sarà inutile, ma già che sono nell&#8217;argomento mi piaceva parlarne. Però forse ora, per non andare troppo nell&#8217;<em>offtopic</em> sarebbe giusto tornare al concetto principale.<br />
<strong>Fine del delirio</strong></p>
<hr /><strong>Attenzione, il succo del discorso è qua sotto!!</strong></p>
<p>Questa paura di dormire, come dicevo, mi ha portato davvero a cambiare le mie abitudini. I miei amici non se ne sono troppo accorti perché a essere sinceri ho cominciato a frequentare il gruppetto dopo questa brutta situazione, quindi non possono fare un vero e proprio confronto. Loro sanno semplicemente che io non voglio fare tardi. E questo è davvero limitante, perché in genere io torno a casa verso l&#8217;1 mentre loro stanno in giro anche fino alle 3, alle 4, a divertirsi. Non voglio entrare nel merito della discussione (di come forse sarebbe giusto cambiare leggermente i propri orari, uscire un po&#8217; prima e tornare a casa un po&#8217; prima) perché non è il post adatto e non sono nel <em>mood</em> giusto per criticare qualcuno che non sia io.</p>
<p>Dicevo, torno sempre a casa presto. E da quando il gruppo si è allargato con i musicisti (da pochi giorni anche morosi delle mie amiche) la situazione è anche peggiorata. Quando eravamo sempre noi a condurre le danze, non si faceva mai tardissimissimo. Ora invece sì. Cioè questo mi tange relativamente, solo nella misura che si riduce di un po&#8217; il tempo che sto con i miei amici, ecco tutto.</p>
<p>E a volte, per questa paura, torno a casa poco dopo che la serata è iniziata.</p>
<p>Per questo problema non sono più andato in discoteca. Infatti la prima e unica volta dopo &#8220;quella maledetta notte&#8221;, è stata davvero traumatica. I dettagli saranno omessi.</p>
<p>Per essere mi sono anche adattato a questo nuovo modo di pensare le cose, ma ho paura di perdermi tanto divertimento. Non sto semplicemente parlando della discoteca, di stare in giro, del pub, e di tutte le altre cazzate che fanno i giovani. <strong>Parlo del fatto che non riesco mai ad essere completamente sereno, parlo del fatto che molto spesso passo la serata pensando a che ora è, a quanto posso fare tardi, e tante cazzate del genere. </strong>E mi sono rotto le palle, sinceramente. Mi sono rotto di non potermi godere una serata, una notte, di potermi divertire fino in fondo, di essere sereno.</p>
<p><strong>E per questo vorrei avere dei consigli per superare questa situazione di merda</strong> (due piccole premesse: non vorrei andare da nessun strizzacervelli, né prendere farmaci o tranquillizzanti<sup>1</sup> , penso che questa sia una puttanata perfettamente risolvibile nella mia testa da solo, magari con qualche consiglio dei miei amici). Se sei arrivato fino qua in fondo vuol dire che forse te ne frega qualcosa. E ciò mi fa davvero piacere, sapere che in fondo in fondo non sono solo, anche se non lo ammetterei comunque (non so cosa sto dicendo, ma è meglio così).</p>
<p>Non ho detto proprio tutto, perché purtroppo sono fatto male, nel senso che riesco stare attento solo poco tempo, e ho impiegato troppo tempo a scrivere questo post, e mi sono stufato. Non vedo l&#8217;ora di concludere, però, nonostante questo, ho cercato di non omettere i particolari importanti.</p>
<p>Come mi odio in questo istante. Mi odio anche per aver detto questa frase così emo. <em>Ancora. </em>D&#8217;oh!</p>
<p><strong>Update del 3/04: </strong>Ho disabilitato i commenti, viene troppo spam da questo post!</p>
<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_1279" class="footnote"> conosco gente dipendente dalla valeriana, ad esempio </li></ol><img src="http://blog.andvari.it/?ak_action=api_record_view&id=1279&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
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		<title>La vita agra</title>
		<link>http://blog.andvari.it/2008/08/11/la-vita-agra/</link>
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		<pubDate>Mon, 11 Aug 2008 21:10:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Helios</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Stasera mi è capitato di vedere un film di un tempo che fu. I favolosi anni &#8217;60. Gli anni della rinascita, gli anni del boom, gli anni del consumismo. Ovviamente non sono riuscito a vedere quegli anni ma mi sono fatto raccontare dal prodeGenitore® com&#8217;era. E penso che tutto sommato sarei stato contento di vivere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Stasera mi è capitato di vedere un film di un tempo che fu. I favolosi anni &#8217;60.</p>
<p>Gli anni della rinascita, gli anni del boom, gli anni del consumismo.</p>
<p>Ovviamente non sono riuscito a vedere quegli anni ma mi sono fatto raccontare dal <em>prodeGenitore</em>® com&#8217;era. E penso che tutto sommato sarei stato contento di vivere durante quegli anni. Si stava peggio, sicuramente, rispetto ad adesso, ma come si suol dire si stava anche meglio.</p>
<p>La semplicità della vita, dei rapporti interpersonali, del pensare e tutto quanto.</p>
<p>Ecco, ora è tutto <em>dannatamentecomplicato</em>. Non ci sono molte altre parole per descrivere il XXI secolo.</p>
<p>In ogni caso questo film mi ha molto colpito, perché è stato abbastanza anticonvenzionale rispetto a tutti i film che ho visto / intravisto e che si collocano in quel determinato cronotopo (tanto per dirla alla prof. Alberto). Cioè la mia osservazione di poc&#8217;anzi che la vita era più semplice può essere facilmente vista anche in chiave cinematografica: i film erano più semplici, più convenzionali, più lineari e soprattutto con un ritmo ben diverso dalla frenesia dei giorni nostri (guardare Wanted per un confronto lampante).</p>
<p>Questo film, invece, è riuscito a impressionarmi fin da subito. Prima di tutto perché la storia non è affatto lineare, in quanto il protagonista si trasforma lentamente in ciò che detesta, mentre la tecnica con cui è stata realizzata, con frequenti pause durante le quali il superbo Nino Crisman si rivolge direttamente al pubblico, rivelando le sue riflessioni, è qualcosa di strabiliante.</p>
<p>Visionario anche questo film, a mio avviso.</p>
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		<title>Si può vivere d&#8217;amore?</title>
		<link>http://blog.andvari.it/2008/06/23/si-puo-vivere-damore/</link>
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		<pubDate>Mon, 23 Jun 2008 14:51:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Helios</dc:creator>
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		<category><![CDATA[futuro]]></category>
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		<description><![CDATA[Fondamentale per la comprensione di questo post è la visione di questo filmato (tutto) realizzato da Silvano Agosti nel 1984: Lascia davvero senza parole. Cioè, dopo che la Linda me l&#8217;ha linkato, ci sono rimasto male. Fa così strano sentire un bambino di 9 anni dire certe cose, raccontare delle prime esperienze sessuali. Cose che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fondamentale per la comprensione di questo post è la visione di questo filmato (tutto) realizzato da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Silvano_Agosti">Silvano Agosti</a> nel 1984:<br />
<object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/Sf_mXUk-jcI&amp;hl=it" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/Sf_mXUk-jcI&amp;hl=it"></embed></object></p>
<p>Lascia davvero senza parole. Cioè, dopo che la <a href="http://lindina.wordpress.com">Linda</a> me l&#8217;ha linkato, ci sono rimasto male. Fa così strano sentire un bambino di 9 anni dire certe cose, raccontare delle prime esperienze sessuali. Cose che fanno rabbrividire ma allo stesso punto fanno tenerezza.</p>
<blockquote><p>Abbiamo cominciato a toccarci..e provavamo del bene!</p></blockquote>
<p>Già vedere l&#8217;atto sessuale come &#8220;provare del bene&#8221; e come realizzazione di un sentimento, piuttosto che come un atto atto a procurare piacere e basta, è già una gran cosa. Cosa che molte persone ancora oggi non hanno capito, abbiamo tutti diversi esempi ogni giorno.</p>
<p>Non voglio commentare ulteriormente, sento che non ne sono all&#8217;altezza. Mi chiedo solamente se le esperienze di questo bambino siano state vere o se stesse solo recitando di fronte alla telecamera. Spero di no.</p>
<img src="http://blog.andvari.it/?ak_action=api_record_view&id=626&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
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		<title>Interpretazione dei sogni</title>
		<link>http://blog.andvari.it/2008/05/30/interpretazione-dei-sogni/</link>
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		<pubDate>Fri, 30 May 2008 17:31:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Helios</dc:creator>
				<category><![CDATA[(sweet) dreams]]></category>
		<category><![CDATA[filosofando]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[sogni]]></category>

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		<description><![CDATA[E in filosofia è arrivato il momento di Freud. Premetto che già da tempo conoscevo le teorie di Sigmund, il famoso &#8220;Dottor S.&#8221; de &#8220;La coscienza di Zeno&#8221;, e, nonostante ne abbia sentito parlar male da chi sostiene di vivere nell&#8217;epoca della più completa disinformazione (non ricordo a dir la verità cosa dicevano di Freud, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E in filosofia è arrivato il momento di Freud. Premetto che già da tempo conoscevo le teorie di Sigmund, il famoso &#8220;Dottor S.&#8221; de &#8220;La coscienza di Zeno&#8221;, e, nonostante ne abbia sentito parlar male da chi sostiene di vivere nell&#8217;epoca della più completa disinformazione (non ricordo a dir la verità cosa dicevano di Freud, forse che in realtà non erano suoi studi ma di qualcun altro?), mi ha sempre affascinato una parte della sua teoria, il cuore della stessa.</p>
<p>Oltre alla celeberrima tripartizione del soggetto in <strong>Es</strong>, (la parte inconscia, caotica e dionisiaca), <strong>Super-Io</strong> (la parte etica, che ci dice &#8220;cosa è giusto e cosa è sbagliato&#8221;, derivante dall&#8217;educazione familiare ricevuta nei primissimi anni dell&#8217;infanzia) e <strong>Io</strong> (la nostra parte conscia, colei che &#8220;non è padrona a casa propria&#8221;, costretta a regolare le dispute fra Es e Super-Io), la cosa che mi ha interessato di più è stata la sua teoria sul ruolo dei sogni, che reputo tuttora valida, almeno a primo acchito, non conoscendo nulla di psicologia, psicanalisi, e quant&#8217;altro.</p>
<p>È interessante soprattutto pensare ai sogni come il collegamento fra la nostra parte conscia e il profondo oblio inconscio, il tramite fra ciò che noi vogliamo essere e ciò che noi siamo davvero. <strong>Solo con i sogni ci si conosce veramente.</strong></p>
<p>Dal basso della mia esperienza, dato che, come ribadisco, sono completamente a secco di nozioni in materia, posso solo dire che i miei sogni sono assurdi, <a href="http://blog.andvari.it/categorie/me/sweet-dreams/">come ve ne sarete accorti</a>. Mi basta solo pensare a quello che ho sognato stanotte, dove c&#8217;era un miscuglio di posti visti e rivisti, di persone conosciute più o meno direttamente, di eventi passati e futuri, per dire con tranquillità che, se i sogni sono l&#8217;inconscio, è proprio il Caos. Ma Caos con la C maiuscola, sia ben chiaro!</p>
<p>Un esempio?</p>
<p><em>Ero dietro casa mia, verso il mare, e parlavo con G., una mia compagna, notando con piacere che i suoi genitori erano i gestori di un albergo di lusso, da una finestra del quale si poteva ammirare casa mia. Il concetto di &#8220;casa mia&#8221; però è cambiato nella scena successiva, quando anziché la casa dove abito ora, si trattava dell&#8217;altra casa a Pinarella, e nel frattempo anche la mia interlocutrice era cambiata, si trattava di L., un&#8217;altra mia compagna. Alla reception stava il babbo di L., persona che ho conosciuto e della quale nutro profonda stima, però di cui anche ho avuto un ritratto meno idilliaco proprio dalla sua stessa figlia, che lo reputa severo e intransigente. E proprio così me lo sono ritrovato al bancone, e mi trattava come una facoltosa persona può trattare un normale, uno con non eguali possibilità economiche. E proprio su questo tono verteva la discussione, rivelatasi poi breve, durante la quale mi sono sentito rivolgere domande del tipo «E tu cosa ci fai qui?» «Che vuoi da mia figlia?» e infine, al momento del congedo un «Sì, vai, ciao!» detto come se stesse parlando ad un insetto fastidioso. Un piccolo dettaglio che connetteva il sogno alla realtà è stata la citazione de &#8220;Il paradiso degli Orchi&#8221; un libro che effettivamente L. mi ha regalato per questo Natale. Giunti finalmente nella camera che si affacciava sulla casa, mi sono accorto di essere nell&#8217;albergo realmente dietro la casa a Pinarella, il cui proprietario è il babbo di un mio compagno di classe delle medie (che ha fatto addirittura un&#8217;apparizione su Forum, giusto per parlare di cose a cui non frega a nessuno). È stato strano guardare le cose da un altro punto di vista, questo è tutto ciò che posso dire sul sogno.</em></p>
<p>Ora sfido io a interpretare questo. Il perché di alcune persone e luoghi io forse l&#8217;ho capito, o meglio dire che l&#8217;ha capito la mia parte conscia, ma solo perché quella inconscia ogni tanto sembra darle qualche indizio.</p>
<p>L&#8217;unica critica che mi sento di fare a Freud è quella di aver detto che ci sono delle immagini uguali in tutti: il cavallo simboleggia sempre la forza (non so se questo corrisponda a realtà, è pura speculazione questa associazione cavallo-forza), il pinguino rappresenta sempre la libertà (Linux 4evah <img src='http://blog.andvari.it/wp-includes/images/smilies/icon_lol.gif' alt=':lol:' class='wp-smiley' />  ) o qualcosa del genere. Io penso che questo discorso possa farsi solo se circostanziato unicamente ad una persona. Per riprendere una metafora usata dalla mia prof stamattina (che tra l&#8217;altro ha spiegato il complesso di Edipo secondo Freud come &#8220;Il bambino offre il pistolino alla mamma, che però ha già un pistolone grande del babbo&#8221; e non proseguo), il fuoco evoca nella mia mente una serie di immagini, di suoni, di odori, di sensazioni, ben diverse da quelle che lo stesso concetto evoca in lei. E se a me la parola fuoco ricordasse il camino, quindi per associazione al focolare domestico, senso di sicurezza, mentre a lei ricordasse l&#8217;inferno e ci vedrebbe dentro solo sofferenza e eterno dolore?</p>
<p>Eh, qua la questione è incasinata. E se quel mio sogno di stanotte rappresentasse &#8220;semplicemente&#8221; il mio bisogno di una vita diversa, un bisogno di guardare le cose da un&#8217;altra prospettiva?</p>
<p>Forse.</p>
<img src="http://blog.andvari.it/?ak_action=api_record_view&id=448&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
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		<title>Governo ombra, senza un&#8217;ombra di governo decente</title>
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		<pubDate>Fri, 09 May 2008 19:25:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Helios</dc:creator>
				<category><![CDATA[filosofando]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Abbiamo il governo, abbiamo il governo ombra. Oggi. Avremo ancora gli stessi problemi, domani. La cosa interessante è che oggi in pullman, mentre tornavo da scuola, ho avuto modo di discutere con un mio amico, quasi coetaneo, spiccatamente di sinistra. Senza raccontare la discussione, che sono sicuro annoierebbe chiunque, ho potuto notare come egli volesse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo il governo, abbiamo il governo ombra. Oggi.</p>
<p>Avremo ancora gli stessi problemi, domani.</p>
<p>La cosa interessante è che oggi in pullman, mentre tornavo da scuola, ho avuto modo di discutere con un mio amico, quasi coetaneo, spiccatamente di sinistra. Senza raccontare la discussione, che sono sicuro annoierebbe chiunque, ho potuto notare come egli volesse parlare di &#8220;comunismo&#8221; di &#8220;sinistra&#8221; solamente sul piano ideale, pur pensando alla politica. Non so, sarà che la mia formazione è prettamente storica, ma non riesco ad astrarre qualcosa completamente, pur conoscendo bene il comunismo teorizzato da Marx (sarà una parte della mia tesina d&#8217;esame). Sono io? Non so, però non riesco a evitare di pensare che tutte le volte che si è cercato di mettere in pratica una cosa molto ben definita sul piano teorico, si è finiti da tutt&#8217;altra parte.</p>
<p>Cosa penso della politica attuale?</p>
<p>La faccia di bossi è eloquente:</p>
<p><img src="http://www.repubblica.it/2008/05/ARCHIVE/homepage/images/sezioni/esteri/libia-italia/berlusconi-fiducioso_HM/lapr_12902288_41410.jpg" alt="" /></p>
<p>Una cazzata</p>
<img src="http://blog.andvari.it/?ak_action=api_record_view&id=420&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
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		<title>Nessuno</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Apr 2008 13:38:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Helios</dc:creator>
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		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Omero, lasciando a parte le questioni sulla sua identità, ha fatto una grande scoperta, quando ha fatto dire ad Ulisse di chiamarsi nessuno: (Click per un&#8217;immagine più larga) Vota per nessuno! Nessuno rispetterà le promesse elettorali Nessuno ascolterà i tuoi problemi Nessuno aiuterà i poveri e i disoccupati a Nessuno importa! Se Nessuno sarà eletto, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Omero, lasciando a parte le questioni sulla sua identità, ha fatto una grande scoperta, quando ha fatto dire ad Ulisse di chiamarsi nessuno:</p>
<p><a href="http://www.andvari.it/docs/blog_files/nobody.jpg"><img src="http://www.andvari.it/docs/blog_files/nobody.jpg" alt="" width="446" height="222" /></a></p>
<p>(Click per un&#8217;immagine più larga)</p>
<p>Vota per nessuno!</p>
<ul>
<li>Nessuno rispetterà le promesse elettorali</li>
<li>Nessuno ascolterà i tuoi problemi</li>
<li>Nessuno aiuterà i poveri e i disoccupati</li>
<li>a Nessuno importa!</li>
<li>Se Nessuno sarà eletto, le cose andranno meglio per tutti</li>
<li><strong>Nessuno dice la verità</strong></li>
</ul>
<p>Trovata Stumblando in giro, mi sembrava valesse la pena di postarla<strong><br />
</strong></p>
<img src="http://blog.andvari.it/?ak_action=api_record_view&id=408&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
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		<title>Anni dopo, situazioni diverse</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Mar 2008 20:50:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Helios</dc:creator>
				<category><![CDATA[filosofando]]></category>
		<category><![CDATA[amici]]></category>
		<category><![CDATA[deliri]]></category>

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		<description><![CDATA[Visto il mio continuato lavoro di importazione di post dal vecchio blog, mi è capitato di trovare un paio di post sull&#8217;amicizia e, visto che ieri mentre ero nei dintorni della Basilique du Sacré-Cœur, ho avuto modo di fare un discorso sulle amicizie (riferite soprattutto alla classe) mi piacerebbe fare qualche considerazione in merito ai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Visto il mio continuato lavoro di importazione di post dal vecchio blog, mi è capitato di trovare un paio di post sull&#8217;amicizia e, visto che ieri mentre ero nei dintorni della <em>Basilique du Sacré-Cœur, </em>ho avuto modo di fare un discorso sulle amicizie (riferite soprattutto alla classe) mi piacerebbe fare qualche considerazione in merito ai cambiamenti delle persone; intendo sia i miei che i loro.</p>
<p>Una piccola premessa: sono sempre stato un po&#8217; <em>piagnone</em> e  <del>il mio vecchio</del> i miei vecchi blog su <em>splinder</em> (<del>del quale</del> dei quali non so se vergognarmi o meno) ne sono la prova, quindi non aspettatevi una persona lucida e razionale, ma piuttosto un metà bambino-metà adulto che parla, anzi singhiozza, con parole che gli escono da sole (un po&#8217; come scrivo tutt&#8217;ora, senza ragionarci troppo, e si vede)</p>
<p>Beh, in principio c&#8217;è stato <a href="http://blog.andvari.it/2006/03/29/gita-leggi-the-worst-day-ever/">questo post</a> sulla gita di 3ª a Firenze. Ricordo semplicemente che fu una gita organizzata con i piedi e mi lamentavo perché era andato più o meno tutto storto. Una considerazione <em>a latere</em> che voglio fare è che allora mi lamentavo perché avevo camminato dalle 11 alle 17 senza sosta (a parte un pranzo veloce se non ricordo male), mentre ora mi lamento (più o meno) perché ho camminato tutti i giorni dalle 8 alle 22 (ok leviamo 4 ore per i pasti e doccia-riposo, però non credo di esagerare troppo con questi orari).</p>
<p>Beh, in quel momento particolare della mia esistenza (che potrei definire teatralmente sofferta e travagliata, però <strong>mentendo</strong> <strong>spudoratamente</strong>) mi lamentavo, o, meglio dire, mi piangevo addosso, perché non ero considerato abbastanza dai miei compagni e perché non ero al centro dell&#8217;attenzione come avrei voluto. Beh devo dire che la situazione non è cambiata, nel senso che non sono troppo al centro dell&#8217;attenzione (o forse un pelino di più sì, lo ammetto), ma la cosa non mi dispiace più di tanto. Anche ora, in questa fase particolare, penso al fatto che vorrei essere considerato di più da una persona, e la casualità vuole che anche in questo caso <em>cotesta</em> sia di sesso femminile (magguardunpo&#8217; <img src='http://blog.andvari.it/wp-includes/images/smilies/icon_lol.gif' alt=':lol:' class='wp-smiley' />  dopotutto non sono <em>ghei</em>)</p>
<blockquote><p>[...] mi sono reso conto di essere un’ombra in un mondo tridimensionale [...]</p></blockquote>
<p>Mi auto-cito dal post precedente (e mi gaso un sacco nel farlo) per dire come questa affermazione ora non sia più valida. Non mi ritengo affatto un&#8217;ombra in un mondo tridimensionale (facciamo a finta che la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Teoria_delle_stringhe">teoria delle stringhe</a> a 10 dimensioni, o 26 nella peggiore delle ipotesi, non sia valida e ci ritroviamo in un mondo tridimensionale, mettendo da parte pure il tempo) o, perlomeno non sono dispiaciuto di essere diverso dagli altri. Innanzitutto, anche prendendo questa affermazione per vera, ovvero la mia diversità con tante altre persone, <strong>sono sicuro di non essere da solo</strong> in questa diversità, e questa gita lo ha provato. Infatti i due gruppi che si erano naturalmente formati, anzi, <em>discriminati</em>, la dice lunga.</p>
<p>Anzi, dirò che non mi dispiace di essere piatto fra solidi, anche se in realtà, visto che penso di essere dalla parte del giusto, sarebbe meglio se mi definissi un solido in un mondo bidimensionale, ma non voglio dare corda a una digressione <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Romanticismo">romantica</a>, perché sarebbe inadeguato e senza dubbio immodesto (e magari pure imbecille, se vogliamo continuare la successione di aggettivi denigratori che cominciano per <em>i</em>).</p>
<p>Comunque, sintetizzando un po&#8217; il mio pensiero che potrebbe essersi perso fra questo serpeggiare oratorio, che ovviamente racchiude al suo interno una, celata o meno, <em>captatio benevolentiae</em>, potrei dire di non volere più adeguarmi a loro, non sono io da cambiare. Ho già fatto il <em>trasformista</em> (non pensate subito male! <img src='http://blog.andvari.it/wp-includes/images/smilies/icon_lol.gif' alt=':lol:' class='wp-smiley' />  intendevo dire che avevo cercato di cambiare il mio comportamento in base alle persone con le quali mi relazionavo) e non penso sia un comportamento giusto.</p>
<blockquote><p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Scherzi_e_STUBidaggini/Simul_similis_simile"><em>Simul similis simile</em></a></p></blockquote>
<p>Questa finta locuzione latina (che mi dà certamente un&#8217;aria molto raffinata, devo dire <img src='http://blog.andvari.it/wp-includes/images/smilies/icon_lol.gif' alt=':lol:' class='wp-smiley' />  ) esprime abbastanza sinteticamente il mio pensiero. E, per una volta, non mi riferisco al mondo dei computer ma alle persone. Il metodo per sopravvivere bene è cercare le persone simili, o con le quali si sta bene.</p>
<blockquote><p>&#8220;Oh bravo hai scoperto l&#8217;acqua calda!&#8221;</p></blockquote>
<p>Sarà questo il vostro primo pensiero, ne sono certo, ma sono fiero di aver scoperto l&#8217;acqua calda, perché fino a due anni fa, perlomeno, navigavo in acque gelide.</p>
<p>Messa da parte la questione delle temperature acquee (che potrebbero essere un&#8217;interessante metafora per affermare la mia totale bollitura del cervello), volevo un secondo fermarmi su quanto espresso da Sbisolo nel suo commento al post precedente. Avendo avuto questa esperienza, posso dire che il buon vecchio Sbì aveva totalmente ragione. Non è il caso di pensare ai rapporti con mente fredda e lucida, razionalmente e misuratamente, come ho fatto all&#8217;inizio con questa nuova (nuova a quel tempo) classe; o, perlomeno, non così puntigliosamente come ho fatto io. Basta lasciarsi andare.</p>
<p>Lasciarsi andare.</p>
<img src="http://blog.andvari.it/?ak_action=api_record_view&id=301&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
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