Posts Tagged “filosofia”

E in filosofia è arrivato il momento di Freud. Premetto che già da tempo conoscevo le teorie di Sigmund, il famoso “Dottor S.” de “La coscienza di Zeno”, e, nonostante ne abbia sentito parlar male da chi sostiene di vivere nell’epoca della più completa disinformazione (non ricordo a dir la verità cosa dicevano di Freud, forse che in realtà non erano suoi studi ma di qualcun altro?), mi ha sempre affascinato una parte della sua teoria, il cuore della stessa.

Oltre alla celeberrima tripartizione del soggetto in Es, (la parte inconscia, caotica e dionisiaca), Super-Io (la parte etica, che ci dice “cosa è giusto e cosa è sbagliato”, derivante dall’educazione familiare ricevuta nei primissimi anni dell’infanzia) e Io (la nostra parte conscia, colei che “non è padrona a casa propria”, costretta a regolare le dispute fra Es e Super-Io), la cosa che mi ha interessato di più è stata la sua teoria sul ruolo dei sogni, che reputo tuttora valida, almeno a primo acchito, non conoscendo nulla di psicologia, psicanalisi, e quant’altro.

È interessante soprattutto pensare ai sogni come il collegamento fra la nostra parte conscia e il profondo oblio inconscio, il tramite fra ciò che noi vogliamo essere e ciò che noi siamo davvero. Solo con i sogni ci si conosce veramente.

Dal basso della mia esperienza, dato che, come ribadisco, sono completamente a secco di nozioni in materia, posso solo dire che i miei sogni sono assurdi, come ve ne sarete accorti. Mi basta solo pensare a quello che ho sognato stanotte, dove c’era un miscuglio di posti visti e rivisti, di persone conosciute più o meno direttamente, di eventi passati e futuri, per dire con tranquillità che, se i sogni sono l’inconscio, è proprio il Caos. Ma Caos con la C maiuscola, sia ben chiaro!

Un esempio?

Ero dietro casa mia, verso il mare, e parlavo con G., una mia compagna, notando con piacere che i suoi genitori erano i gestori di un albergo di lusso, da una finestra del quale si poteva ammirare casa mia. Il concetto di “casa mia” però è cambiato nella scena successiva, quando anziché la casa dove abito ora, si trattava dell’altra casa a Pinarella, e nel frattempo anche la mia interlocutrice era cambiata, si trattava di L., un’altra mia compagna. Alla reception stava il babbo di L., persona che ho conosciuto e della quale nutro profonda stima, però di cui anche ho avuto un ritratto meno idilliaco proprio dalla sua stessa figlia, che lo reputa severo e intransigente. E proprio così me lo sono ritrovato al bancone, e mi trattava come una facoltosa persona può trattare un normale, uno con non eguali possibilità economiche. E proprio su questo tono verteva la discussione, rivelatasi poi breve, durante la quale mi sono sentito rivolgere domande del tipo «E tu cosa ci fai qui?» «Che vuoi da mia figlia?» e infine, al momento del congedo un «Sì, vai, ciao!» detto come se stesse parlando ad un insetto fastidioso. Un piccolo dettaglio che connetteva il sogno alla realtà è stata la citazione de “Il paradiso degli Orchi” un libro che effettivamente L. mi ha regalato per questo Natale. Giunti finalmente nella camera che si affacciava sulla casa, mi sono accorto di essere nell’albergo realmente dietro la casa a Pinarella, il cui proprietario è il babbo di un mio compagno di classe delle medie (che ha fatto addirittura un’apparizione su Forum, giusto per parlare di cose a cui non frega a nessuno). È stato strano guardare le cose da un altro punto di vista, questo è tutto ciò che posso dire sul sogno.

Ora sfido io a interpretare questo. Il perché di alcune persone e luoghi io forse l’ho capito, o meglio dire che l’ha capito la mia parte conscia, ma solo perché quella inconscia ogni tanto sembra darle qualche indizio.

L’unica critica che mi sento di fare a Freud è quella di aver detto che ci sono delle immagini uguali in tutti: il cavallo simboleggia sempre la forza (non so se questo corrisponda a realtà, è pura speculazione questa associazione cavallo-forza), il pinguino rappresenta sempre la libertà (Linux 4evah :lol: ) o qualcosa del genere. Io penso che questo discorso possa farsi solo se circostanziato unicamente ad una persona. Per riprendere una metafora usata dalla mia prof stamattina (che tra l’altro ha spiegato il complesso di Edipo secondo Freud come “Il bambino offre il pistolino alla mamma, che però ha già un pistolone grande del babbo” e non proseguo), il fuoco evoca nella mia mente una serie di immagini, di suoni, di odori, di sensazioni, ben diverse da quelle che lo stesso concetto evoca in lei. E se a me la parola fuoco ricordasse il camino, quindi per associazione al focolare domestico, senso di sicurezza, mentre a lei ricordasse l’inferno e ci vedrebbe dentro solo sofferenza e eterno dolore?

Eh, qua la questione è incasinata. E se quel mio sogno di stanotte rappresentasse “semplicemente” il mio bisogno di una vita diversa, un bisogno di guardare le cose da un’altra prospettiva?

Forse.

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E anche questa è fatta:

Latino: Breve frammento del brano latino di Tacito (sia in latino che in italiano), dagli Annales, inerente alla morte di Seneca:

[...] si volse agli amici dichiarando che, dal momento che gli si impediva di dimostrare la sua gratitudine, lasciava a loro la sola cosa che possedeva e la più bella, l’esempio della sua vita. Se avessero di questa conservato ricordo, avrebbero conseguito la gloria della virtù come compenso di amicizia fedele. [...]

La consegna era quella di sviluppare una trattazione sul concetto di imago vitae e di “umanesimo senecano”, inquadrando brevemente l’opera da cui proveniva questo frammento.

Filosofia: Spiegare la differenza fra arte e scienza in Kant

Scienze della Terra: Spiegare la differenza fra roccia e minerale e, soffermandosi in maniera particolare sui nesosilicati, descrivere come questi influiscano il comportamento dei magmi.

Inglese: Breve testo su Uriah Heep tratto dal David Copperfield di Dickens, con varie domande e paralleli con lo stile dell’autore e quello di James Joyce nell’Ulysses.

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Un’altra simulazione si affaccia, ma questa volta sarà fatale:

  • Latino – Uno fra Tacito e Seneca, o qualcosa inerente a uno di loro due
  • Inglese
  • Filosofia
  • Scienze

In questa terza prova, c’è la grande incognita di filosofia. Non avendo praticamente mai fatto questa materia (sì, tecnicamente abbiamo delle ore di filosofia), soprattutto per colpa di noi studenti poco avvezzi allo studio di questa materia, sono preoccupato. Molto preoccupato.

Perché quando comincia a esserci una domanda di collegamento fra due autori è panico.

Descrivere in 20 righe l’evoluzione del concetto di alienazione, prendendo in esame autori come Hegel, Feuerbach e Marx.”

Questa sarebbe anche fattibile, ma quando si comincia ad addentrarsi dentro Hegel e Kant, è pupù. Tanta pupù.

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E Foscolo è andato. Manca Kant.

E storia dell’arte giovedì. Però siamo già a buon punto, e passata la giornata di domani, è passata anche la “paura”. Anche se non sono pienamente soddisfatto di oggi, perché non sono riuscito a dare sfoggio della mia incapacità a scrivere.

Ma cazzarola, better luck next time. E per quando le riconsegnano: mosoccazzi!

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Una piccola citazione da un filosofo, grazie alla prof Brunelli Paola:

Pensa a questo: quando ti regalano un orologio, ti regalano un piccolo inferno fiorito, una catena di rose, una cella d’aria. Non ti danno soltanto l’orologio, tanti e tanti auguri e speriamo che duri perché è di buona marca, svizzero con ancora di rubini, non ti regalano solo questo minuscolo scalpellino che ti legherai al polso e che andrà a spasso con te. Ti regalano. non lo sanno, il terribile è che non lo sanno – ti regalano un altro frammento fragile e precario di te stesso, qualcosa che è tuo, ma che non è il tuo corpo, che devi legare al tuo corpo con il suo cinghietto simile a un braccino disperatamente aggrappato al tuo polso. Ti regalano l’obbligo di caricarlo tutti i giorni, l’obbligo di caricarlo se vuoi che continui ad essere un orologio; ti regalano l’ossessione di controllare l’ora esatta nelle vetrine dei gioiellieri, alla radio, al 16. Ti regalano la paura di perderlo, che te lo rubino, che ti cada per terra e che si rompa. Ti regalano la sua marca, e la certezza che è una marca migliore delle altre, ti regalano la tendenza a fare il confronto tra il tuo orologio e gli altri orologi. Non ti regalano un orologio, sei tu che sei regalato. sei il regalo per il compleanno dell’orologio.

François Jullien

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