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Domani partirò alla volta della Grecia per andarmene un po’ in vacanza e, sopratutto, per star con la mia bella. Se tutto va come dovrebbe, dovrei essere più nerd del solito e bloggare o comunque farmi vivo dal mio androidfonino (come ora) o, più probabilmente, su twitter. Salumi e baci

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Nonostante sia tornato da poco più di 12 ore sul suolo italiano, la mia vita è ripresa più frenetica che mai.

Intanto, per chi fosse interessato, è andato tutto ottimamente durante la mia permanenza in Grecia, nonostante sia un periodo assai difficile per quel paese, come ovviamente tutti sanno. (I greci sono rimasti un po’ stupefatti dal fatto che nei nostri telegiornali, in questi giorni, 3 notizie su 5 erano sulla crisi economica in Grecia, e si sono un po’ vergognati..)

Il mio viaggio (nel senso proprio del termine, ovvero i miei spostamenti per arrivare a destinazione, in un senso e nell’altro) sono stati abbastanza complicati.

Per l’andata sono partito da Cervia diretto a Ferrara con le cose per la settimana e la valigia per la Grecia. Dopo 3 giorni di lezione, ovvero mecoledì 28 aprile, ho preso il treno diretto a Bologna, per andare a casa di L., una mia amica che studia lì. Dopo aver dormito (si fa per dire, abbiamo parlato fino alle 3-3.30 di notte) alle 5 è suonata la sveglia e io in fretta e furia mi sono catapultato fuori di casa, pronto a prendere il tram notturno che mi avrebbe portato in stazione centrale. Dopo aver perso per 5 minuti il primo aerobus, ho aspettato una mezz’oretta che arrivasse quella delle 6.
Da qua il viaggio è proceduto liscio.

Stazione Centrale Bologna > Aeroporto G. Marconi BLQ > Vienna Airport VIE > Thessaloniki Makedonia Airport SKG

Devo dire che il volo con Austrian Airways è stato più che decente. Mi ha favorevolmente impressionato la loro efficienza..e il cioccolato milka che hanno servito nella tratta BLQ-VIE! :lol:

Scherzi a parte, anche il free WiFi dell’aeroporto mi ha salvato (al ritorno), ma di questo parlerò dopo.

Al mio arrivo in Grecia, però, i problemi logistici sono aumentati.. perché o prendevo un autobus che mi portasse in centro (avevo pensato di prendere il 78 e scendere a platia aristotelous ) ma Katerina (un’amica della mia bella) mi ha chiamato e mi ha chiesto se volevo che mi venissero a prendere. Però mi hanno fatto la sorpresa di aspettare la mia bella per portarla, ma ciò ha richiesto che io aspettassi due ore ignaro di tutto quanto. Pazienza dai.

I giorni là sono trascorsi allegramente, fra mangiate pantagrueliche in famiglia e poco altro.

Quando siamo tornati a Thessaloniki, però, la situazione è un po’ cambiata.

Cioè la città era (ed è ancora) abbastanza in fermento.. tant’è che durante la nostra permanenza all’Hotel ABC  (che, per chi non lo sapesse, ovvero il 99,999999999% della popolazione mondiale, o anche più, è situato a Kamara, in uno dei punti più trafficati e nevralgici della viabilità tessalonicese) abbiamo visto passare il corteo organizzato per il 5 maggio (30mila persone? non so..ma erano TANTE) che ovviamente annoverava fra le sue fila degli anarchici, e abbiamo visto come hanno ridotto la vetrata di una banca in Tsimski e come hanno completamente sfasciato la posta in Ethnikis Amynis (ho scattato alcune foto, però niente di compromettente… cioè non si vedono persone compiere atti vandalici)

Insomma, un vero casino. Però a quanto mi dice la mia bella sono abituati a tafferugli polizia-anarchici.. e io mi chiedo come mai non si intervenga..bah!

Tornando in Italia ho avuto un pochino di problemi in più. Il fatto è che il maltempo in Italia ha fatto ritardare l’aereo (che poi dire aereo è un po’ troppo, non era molto più di un tubo di dentifricio con due ali e due eliche.. davvero!) all’aeroporto di Vienna. E così dalle 17:50 il volo è stato rimandato alle 19.. e meno male che all’aeroporto di Vienna (nel quale mi hanno perquisito n volte) c’è il Wi-Fi gratuito che, unito al mio androidfonino (che oggi ho portato ad accomodare, chissà se lo rivedrò mai) mi ha permesso di chattare per due ore abbondanti con la mia bella. Evviva Google Talk, evviva Vienna.. abbasso la recessione. (ma questa è un’altra storia).

Però quel ritardo mi ha fatto sudare freddo, perché tutte le mie coincidenze in Italia rischiavano di saltare (ovvero Aerobus e treno per Cesena): all’inizio l’idea era atterrare alle 19:10, prendere il bagaglio e il primo aerobus (che ricordiamo costa solo 5 euro, bruscolini per 15 minuti di autobus) , fare il biglietto e saltare sul treno delle 20:36.. e invece visto che l’atterraggio era previsto per le 20:05, dopo il delay, beh..ha sconvolto un po’ tutto.

Che poi, come ho detto, eravamo su un tubetto di dentrificio che ha volato LENTISSIMO e quindi siamo atterrati alle 20:38..

Sto giro, però, è andata abbastanza bene per il bagaglio.. sono riuscito a prenderlo subito (è stato tipo il 5°) e sono corso velocemente alla fermata e alle 21:00 ero sulla navetta.  E così in stazione alle 21:20 e sono riuscito a prendere il treno delle 21:36. A cesena alle 22:47 e a casa a Cervia alle 23:25. Avendo mangiato solo due tramezzini di Austrian Airways e una barretta milka, dopo la buonissima Μπουγάτσα (bougatsa, pronunciata bugàzza) e latte al cioccolato della colazione-pranzo (di mezzogiorno e mezzo).

E qua si spera che agosto arrivi presto…

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Tanto lo sapevo che mi sarei tirato della gran sfiga. Lo sa-pe-vo.

Cominciamo a fare un bel racconto delle 24 ore tra le più lunghe della mia vita…

Dunque, di come fosse la situazione climatica ho già adeguatamente parlato nel mio precedente post. Sono pertanto partito domenica 20 dicembre 2009 alle ore 14 da casa mia a Cervia, con direzione Cesena.

Bisogna prima di tutto dire che quando sono uscito di casa le strade, o perlomeno la strada di casa mia, erano completamente ghiacciate: quasi un blocco di ghiaccio unico..tant’è che per caricare la valigia nel bagagliaio ho dovuto fare un po’ l’equilibrista, ma senza strappare applausi dal pubblico, troppo infreddolito per essere presente. Così dopo qualche sbandatina alla prima curva (e sbandare quando si va a 15 km/h dice tante cose), siamo (visto che chiaramente non guidavo io) riusciti ad andare su strade un po’ più trafficate e pertanto non ghiacciate. Da qui fino a Cesena è andato tutto abbastanza liscio, tant’è che ci abbiamo impiegato 35 minuti in luogo dei soliti 25 .

Dunque, arrivato in stazione, ho notato subito che anche lì, proprio come a Cervia il giorno prima, la situazione dei treni era a dir poco tragica: la mia idea era quella di prendere il regionale per Bologna delle 15:09 e arrivare alle 16:21… e invece mi sono accorto che tutti i treni erano almeno in ritardo di mezz’ora (non mi ricordo e non voglio ricordare se fosse anche di più).

E così, alle 14:41 circa ho preso il treno delle 14:11 che era in ritardo di 30 minuti.. beh, niente male! Fortunatamente il ritardo è stato accumulato solamente alla partenza da Ancona, e non ho trovato rallentamenti nella strada verso Bologna, dove sono arrivato in anticipo nella mia tabella di marcia! In ogni caso, dopo aver notato che a Bologna la neve era effettivamente copiosa, come dicevano i telegiornali e le notizie in giro, ho preso l’aerobus e mi sono recato all’aeroporto Marconi, con un po’ meno di 3 ore di anticipo rispetto al decollo.

Qui (sbagliando? :P ) mi sono un po’ rilassato, perché, tenendo sotto controllo la tabella delle partenze, avevo notato che molti voli erano stati sì ritardati, ma non tutti e soprattutto nemmeno un Alitalia.

“E dai - mi sono detto – che forse riesco a prendere l’aereo a Roma senza avere particolari casini”

E così, dopo aver visto in aeroporto per caso i miei vicini di casa e dopo essermi fatto sottoporre a tutti i controlli d’uopo, mi sono messo buono buono ad aspettare l’imbarco, previsto per le 19:05.

Alle 19:05 l’imbarco non era ancora iniziato, dal momento che l’aeromobile che avremmo dovuto prendere era in ritardo e c’erano ancora da sbrigare tutte le pratiche del caso (scaricare i passeggeri, i bagagli, fare rifornimento, eccetera eccetera), ma più minuti passavano senza che iniziasse la procedura d”imbarco e più la mia agitazione aumentava… Così fino alle 19:30, caratterizzate dal mio (incredibilmente ottimista) pensiero “Eh, qua si rischia di fare un pelo ritardo, ma dopotutto a Roma ho ben un’ora..”

Dopo un po’ di minuti siamo saliti su quel benedetto aereo Alitalia, ma, quando pensavo di poter tirare un sospiro di sollievo, ecco che Murphy scende in campo e segna un Eurogol clamoroso:  siamo stati almeno mezz’ora fermi sulla pista con omini che andavano avanti e indietro a controllare che le ali non fossero ghiacciate e fare tutti le altre verifiche del caso.

Non so bene a che ora (avevo spento tutto e cominciato a pregare di arrivare in orario) siamo decollati, so solo che siamo atterrati alle 21:25, proprio mentre era previsto il decollo del secondo aereo, quello verso Salonicco.

Siamo dovuti rimanere dieci minuti buoni nell’aereo, perché non si può scendere subito quando si può far fare un po’ di ritardo alla gente (ok, non è colpa loro) e, quando finalmente hanno aperto le porte di quel benedetto “tubo di latta”, ho iniziato una disperata corsa verso il gate C11 (tra l’altro cambiato, dato che in origine era il D07, come scritto sulla mia carta di imbarco). Ovviamente eravamo al terminal dei voli nazionali e quello per Salonicco si trovava in quello dei voli internazionali, adiacente. Pertanto mi sono fatto 5 minuti buoni di corsa, e non una corsetta leggera, ma la corsa del ragazzo che non vede la propria morosa da mesi e rischia di perdere l’aereo suo malgrado.

Arrivo al gate alle 21:30 e mi sento dire “L’imbarco è chiuso“.

COMECOSACOMECOSA?

Ma scusi, non avreste dovuto sapere che saremmo arrivati a minuti?
Ah si, ma mancavano troppe persone e quindi abbiamo deciso di far partire l’aereo lo stesso.

Eh guardi signore, mi dispiace.
Non sa a me.. (intanto ero talmente depresso/ incazzato che non avevo la forza neanche di piangere).. ma scusi, per curiosità, da quant’è che avete imbarcato l’ultima persona?
Ah, dieci minuti fa è partito l’ultimo bus per l’aereomobile, che non si trova qua vicino.

Beh, capirete bene quale possa essere la mia reazione a tali notizie. Dopo aver subito chiamato la mia bella (e avendola gettata nella disperazione per qualche minuto), mi sono fatto spiegare un po’ la situazione: ci avrebbero dato un albergo per la notte e avrei dovuto prendere il volo prossimo, alle 9.30 di lunedì 21 dicembre.

La signorina al gate ci dice (perché non sono l’unico del volo Bologna-Roma che ha dovuto subire questo trattamento) che bisogna andare ad uno sportello, che ovviamente è situato dall’altra parte dell’aereoporto. E ovviamente una volta arrivati lì ci dicono che siamo stati male informati in precedenza e che il posto in cui dobbiamo andare si trova un po’ distante (qualcosa del genere, insomma abbiamo camminato per mezz’ora).

E, arrivati a qualcosa che è possibile definire come “ufficio riparazione casini Alitalia”, ho notato che c’erano tipo 30 persone che non sono riuscite a prendere il mio volo. Io non so quanto fosse grande l’aereo, ma considerando che erano circa le 22 e che il volo era partito solo mezz’ora prima, beh, se avesse fatto ritardo di tipo 15 minuti, tutte quelle persone sarebbero riuscite a prendere il volo. (Approssimativamente, perché comunque un po’ di tempo l’abbiamo perso tutti per capire come dovevamo comportarci).

Fortunatamente ho stretto amicizia con un paio di persone nella mia stessa condizione, Carlotta (una ragazza italo-greca che studia a Bologna) e Giorgios (un musicista greco che studia a Nizza), e così almeno mi sono sentito meno solo e disperso…

A questo “ufficio riparazione casini Alitalia” ci hanno assegnato una stanza all’Airport Palace, un hotel a 4 stelle a Lido di Ostia, collegato all’aeroporto tramite la navetta dell’Hotel. E così, dopo queste peripezie, alle 23:30 poso la mia roba in una stanza singola al 5° piano di questo Hotel. C’è da dire che comunque il mio bagaglio di stiva è rimasto all’aereoporto perché se avessi voluto ritirarlo, la mattina dopo avrei anche dovuto ripassare per il check-in bagagli e insomma, sarebbe stata una complicazione ulteriore. Così ero in albergo con nient’altro che un paio di mutande, la roba elettronica (iPod, cellulari e caricabatterie vali) il regalo di Natale per la mia bella, e i vestiti che indossavo quel giorno. E basta.

Devo comunque sottolineare che io non avevo ancora cenato, dati i casini successi (avevo pianificato di mangiare un boccone intanto che aspettavo il secondo volo, nell’ora di tempo che avrei avuto a Fiumicino). E qui l’Alitalia, cioè l’hotel Airport Palace, mi ha molto sorpreso positivamente. Devo dire che mi aspettavo che la compagnia aerea italiana ci piazzasse in una bettola, invece l’Hotel era quantomeno decente (4 stelle erano un po’ troppe per la stanza, quindi direi che 3 stelle era più che appropriato), e addirittura alle 23: 30 siamo scesi nel ristorante e abbiamo potuto mangiare (e non era per niente male il pesce che c’era al buffet!! :P ).

Purtroppo però tutti i miei compagni di viaggio erano greci e quindi parlavano greco fra di loro, e io, unico italiano, non ellenofono, non capivo una benemerita.. beh ci siamo capiti.

Così, un po’ sconsolato, a mezzanotte me ne sono tornato in camera mia, ché non capivo niente e mi sembrava di “reggere un po’ il moccolo”, come si suol dire dalle mie parti; se non altro la TV in camera aveva anche alcuni canali Sky. Beh, proprio questa cosa e soprattutto il mio iPod mi hanno salvato, ché io non ho dormito quasi per niente. Sarà che ero agitato/arrabbiato/depresso per quanto successo, sarà che dovevo sapere che alla fine mi sarei dovuto svegliare alle 06:30, ma il sonno non veniva.

E così mi sono ascoltato tutta la discografia dei Sigur Rós. Erano mesi che non accadeva, proprio da quando ho passato una notte in bianco anche qua a Salonicco, mi sono rilassato con il magnifico gruppo islandese. Davvero fantastici, ma non divaghiamo :P

Dopo aver forse sonnecchiato un paio di ore (non ne sono sicuro, la mia percezione del mio sonno riguardo a quella notte è stata molto vaga e fumosa) mi sono messo a guardare un programma su National Geographic, davvero interessante! Parlava dell’evoluzione delle armi nella storia dell’uomo. (È in momenti come questi che mi manca tanto avere Sky, o perlomeno avere qualche canale decente come History Channel, National Geographic, e compagnia bella :( )

In ogni caso, alle 06:30 ero di sotto alla reception, dove ho ritirato la mia carta d’identità, ho fatto una colazione veloce (perché sapevo che le navette per l’aeroporto di Fiumicino partivano approssimativamente ogni mezz’ora e io non volevo assolutamente perdere il volo. Piuttosto mi sarei fatto i km che mi separavano dall’aereoporto di corsa, lo giuro)

Comunque, a quanto sembrava, la sfiga non sembrava decisa a lasciarmi giungere in pace dalla mia bella: questa volta il problema era dato dal fatto che c’era un sacco di gente che doveva recarsi all’aeroporto, e così la navetta delle 06:40 era già strapiena. E così, mentre aspettavo nervosamente di sapere come andavano le cose (perché c’era anche un sacco di traffico da Lido di Ostia a Fiumicino, come se non bastasse) mi sono messo a fare un po’ di chiacchiere con uno di quei ragazzi greci che aveva subito la medesima mia sorte sul volo Bologna – Roma. Ammetto, con un po’ di vergogna, di non ricordarmi come si chiamasse questo ragazzo, qualcosa come l’equivalente greco di “Marcello”, se non ricordo male. Iin ogni caso mi ha fatto piacere parlarci un pochettino perché ho avuto modo di conoscere anche il suo punto di vista sulla vita (cioè ovviamente solo una minima parte della sua weltanschauung), cioè quello di un tenente dell’esercito greco di 30 anni, insegnante all’accademia per ufficiali. Ma questa è un’altra storia. (che anche a me piacerebbe conoscere, un giorno o l’altro)

E così l’ansia di perdere il volo aumentava e io mi sono messo ad aspettare la navetta fuori dall’hotel, insieme a molte altre persone. Però è giusto ricordare che era il 21 dicembre mattina (toh! il giorno del solstizio d’inverno :P ) e la temperatura a Lido di Ostia era estremamente rigida. Non voglio nemmeno sapere quanto. Ho patito tanto di quel freddo (per mia stupidità poi, perché non c’e n’era alcun motivo) che me lo ricorderò per un pezzo.

È arrivata questa benedetta navetta, anzi no ne sono arrivate due (data la copiosità della gente da caricare), e io mi sono infilato sulla prima possibile (ho già detto che non volevo perdere il volo? :P ). Effettivamente il traffico era notevole e l’autista ha deciso di fare un giro panoramico per portarci all’aeroporto il prima possibile.
Una volta che siamo stati scaricati al terminal dei voli internazionali, devo dire che è incredibilmente andato tutto liscio. Non c’era gente al check-in, non c’era troppa coda al controllo sicurezza, e tutto è filato liscio, fino a quando non ero ad aspettare davanti al gate C11. Sì proprio quello, proprio quello della sera prima. (che amarezza, ancora al pensiero).

Beh insomma, dopo aver aspettato e aspettato e aspettato un po’, ci dicono che il volo è in ritardo di 40 minuti.

No ma questo ritardo non poteva farlo la sera prima vero? 10 miserabili minuti sarebbero stati più che sufficienti…

A questo momento io mi sono un pochiiino preoccupato ancora, perché non se ne vedeva la fine.

Però ormai la parte entusiasmante di questo racconto (entusiasmante per chi poi, non si sa), perché in un modo o in un altro è filato tutto liscio.
Ma aspetto con fiducia il ritorno per nuove mirabolanti avventure! :P

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C’è una cosa che proprio non mi va giù. La differenza fra i taxi in Italia e in Grecia.

Perché a Ferrara, quando è stato il momento di salutare la mia bella, si è dovuto chiamare un taxi perché le valigie erano troppe e bisognava arrivare in stazione. Erano le 05:30 del mattino e per fare 2 km (a strade sgombere, quindi meno di 2 minuti) ha chiesto 10 Euro.

Io non lo so, ma la stessa cifra in Grecia l’ho spesa quando ho fatto tipo mezz’ora di taxi, una ventina di km. O magari un quarto d’ora, di notte.

Capisco che qua in Italia, oltremodo non nelle città grandi, ci sia carenza di lavoro per i tassisti, ma se devono fare questi prezzi qua, capisco perfettamente perché.

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Sono moderatamente soddisfatto da quel che è successo nella mia vacanza di un mese nella culla della Democrazia (a questo proposito vorrei ricordare il commento di Tooby : “e poi si torna nella tomba della democrazia”), anche se la famosa frase di Blade Runner “Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi” si applica alla perfezione, lasciando stare i bastioni di Orione e le porte di Tannhäuser.

In ogni caso è stato un mese lungo per certe cose, ma corto per altre (come al solito mi sto dando a una delle mie attività preferite: ovviare).

Il viaggio di andata è andato senza particolari intoppi, a parte che una volta arrivato all’aeroporto internazionale di Atene ho appreso che la linea della metropolitana era interrotta e quindi non sarei riuscito ad arrivare al porto del Pireo con questa, ma che sarebbe stato un casino incredibile. Era già abbastanza tardi e non potevo permettermi di perdere ulteriore tempo, e così mi è stato consigliato dalle mie conoscenze autoctone di prendere un taxi. Sticazzi i 35 euri che gli ho lasciato, che già mi hanno fatto presagire che tipo di vacanza sarebbe stata (ok non sono mai stato in vacanza, ma questa è un’altra storia).

In ogni caso ho avuto modo di vedere come il Pireo (il quartiere portuale di Atene) sia paragonabile alla nostra Napoli: lasciando stare la gente che va in 2 in scooter senza casco anche nella superstrada, che quello è comune a tutta la Grecia e non solo a quella parte di cui sto narrando, l’immondizia ai lati della strada era abbondante. Una coltre unica, maleodorante. Spero che a Napoli la situazione sia un pochino migliorata ma per qualche ora ho capito come possono stare male per questa emergenza (passata o no, chissà). Eravamo dimorati in un Hotel che sembrava un po’ un bordello (cosa che mi stupisce ben poco, si sa che i porti…). La notte è passata bene a parte l’aver dormito poco o niente perché ero un po’ sbattuto per i due voli presi e il cibo al quale non sono tanto abituato (è saporito, molto saporito, come sia facile intuire).

Il giorno seguente è già cominciato con qualche intoppo (leggi compagni di viaggio che non si svegliano, perdiamo la navetta che dall’hotel porta al porto, dobbiamo camminare per 10 minuti, non c’è un sacco di tempo per farlo) ma siamo riusciti a salire sulla nave Highspeed 3 della Hellenic Seaways (riconoscibile perché i fianchi sono totalmente rossi con la scritta Vodafone con font-size 1000000) che ci avrebbe portato all’isola di Ios. Il viaggio è durato un pochino, qualcosa come 7 ore, ed è stata la mia prima esperienza in una nave, di qualunque tipo. Non ero mai andato oltre il piccolo traghetto che porta da un lato del canale all’altro :P In ogni caso il viaggio è proceduto un po’ più lento delle 6 ore previste a causa del vento, che ha fatto ondeggiare solo una volta la nave in maniera tale da farmi sentire un pochino dizzy, ma per il resto più che sopportabile.

Arrivati a Ios ho avuto davvero modo di apprezzare come il paesaggio reale corrisponde al paesaggio immaginato, insomma è proprio come nelle cartoline (non sempre scontato). L’hotel era direttamente al porto (distante quindi dal paesino principale e bisognava recarvisi via autobus al “modico” prezzo di 1.40 € [prezzo che poi ho imparato essere modico per davvero]). Stanza microscopica ma è stata anche sfortuna, dato che quella più grande se la sono accaparrate le altre due. Eh vabbé, pazienza.

La faccio un pochino corta senza fare il resoconto dettagliato minuto per minuto, ché è noioso per la maggior parte delle persone sane di mente.

In ogni caso nei giorni seguenti ho avuto modo di provare come sia diverso il mare greco, specialmente dalla acquazza che caratterizza la riviera romagnola, e la spiaggia di Milopotas è stata sicuramente la più bella che avevo visto (fino a quel momento :P ). Una cosa che mi ha stupito è come nell’Isola di Ios di autoctoni veri e propri ce ne siano pochi. Tutti gli esercenti, se mi passate l’uso di questo termine un po’ verboso, sono stranieri, ma stranieri forti. Tant’è che il tizio che affittava ombrelloni e lettini in spiaggia (meno cari che da noi, btw) era australiano e non parlava una parola di greco, ma tanto non ce n’è bisogno a Ios. Ah, ecco, sì. A Ios ci sono un fottio di italiani, quindi non parlano il greco ma l’italiano sì, in un modo o in un altro. Non mi sembrava di essermene troppo andato dalla nostra ridente (forse è più appropriato risibile) penisola. Mi sono decisamente vergognato di essere italiano anche perché, diciamocelo, a partecipare alla movida di Ios, non è che ci vada un genere di persone che mi sta particolarmente a genio.

Vabbé, ma parlando di cose più belle della gente che vi ho trovato, ripeto che il mare è stupendo. Il giorno che abbiamo deciso di andare alla spiaggia più bella dell’isola, Manganari (Ps. la foto è mia :P ), senza neanche a dirlo, c’era un vento della madonna, come si dice da noi. :( Per capire quanto il buon caro vecchio Eolo era incazzato, basti pensare che volavano via gli occhiali dalla faccia, e bisognava correr loro dietro.

Ci voglio tornare, ci tornerò.

L’ultima sera siamo anche andati in spiaggia a Mylopotas e ho avuto modo di rivedere le stelle, cioè di vederne un bel po’. Mai come quella volta al wikiraduno piacentino, ma erano comunque parecchie.

E così, rapidamente è stata la volta di lasciare l’isola di Ios, ma, è d’uopo dirlo, siamo stati anche noi (o meglio una componente del gruppo) contagiati dall’ansia della febbre suina. Fortunatamente non ho perso la mia proverbiale (ma che modesto) lucidità e razionalità, ma c’era gente che aveva 36.9 e OMMIODDIO SONO AMMALATO.
Cose così, a caso. Per fortuna che poi era solo una laringite, ma quella persona per un paio di giorni è stata abbastanza…paranoica. (La febbre poi era salita a 38)

Comunque, come dicevo, dato che il periodo dedicato a Ios era finito, è stata la volta della bellissima Milos. È letteralmente uno dei posti più belli che abbia mai visto. Un’altra categoria, non so come spiegarmi.

Mi ha dato un po’ fastidio che nell’albergo dove eravamo i letti erano tradizionali, ovvero il materasso non poggiava su una rete ma su un basamento in muratura, e, soprattutto, non si trattava di un letto matrimoniale ma di due singoli.

E diciamo anche che a Milos non c’è proprio niente. Il primo giorno di permanenza là io e Kleo abbiamo deciso di andare ad una delle incantevoli spiagge che costellano l’isola (mentre le altre due, fra le quali la ragazza con la febbre, sono rimaste in albergo) e allora, recatici a prender un Taxi, dopo un paio di minuti di viaggio il tassista accosta e ci consiglia di prendere da bere. (Ricordiamo che erano le 13, circa, noi appena svegliati senza mangiare niente dalla sera prima) Prendere da bere perché dove andavamo noi non c’era niente. La nota spiaggia di Sarakiniko ha un paesaggio a dir poco lunare.

La seconda parte di questo post arriverà, prima o poi. O forse no (chissà :P )

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