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Ho voglia di scrivere.

Che sia perché latito da parecchio (ormai questa è diventato il leit-motiv / introduzione di un qualsiasi mio post da qualche mese a questa parte), che mi viene voglia di raccontare come vanno le cose? Mi viene voglia di raccontare quello che penso, come lo penso?

Beh, sì. Stando poi a quanto scritto nel post precedente a questo, ho proprio voglia di fare un po’ il serio e di reimpadronirmi di me medesimo. Mi dico “Recede in te ipse” (qua e là un po’ di latinorum, un po’ per tirarmela ma anche farmi credere di non essere andato al liceo proprio per niente), e recedo in me ipse, ma dopo la pubblicità.

No ma quale pubblicità, è tutta una burla per divagare, non mi sono ancora messo in testa di mettere gli annunci google su questo sito, ma sai mai che cominci, quando dovrò scoprire se sono capace a “fare” i soldi, invece che fare la sanguisuga genitoriale. Anche questo si vedrà a suo tempo, ovvero finita l’università. (Non che ora disdegni di fare qualche sold.. ecco mi scappa da divagare.)
Dopo 3 righe che contengono il nulla (ormai 3 righe e mezzo con pure queste parole), è giunto il momento di scrivere, vero e proprio.

Ora ci starebbe bene il blocco dello scrittore ad esempio. Ah-ha! Fortunatamente ne sono immune, non essendo uno scrittore ma un povero idiot, scribacchino.

In ogni caso è un periodo abbastanza particolare per me questo. Lasciando stare le questioni sentimentali, ché non è il luogo né il momento adatto, in proposito basti sapere che “la distanza è una cosa brutta” (un altro bocconcino per la sagra dell’ovvio!), ma che per fortuna è temporanea. Almeno io ci credo ancora, scemo o no, lo si vedrà :)

È un momento un po’ così perché il trimestre volge al termine, basti pensare che ho fatto tempo ad ammalarmi venerdì scorso (non so se di suina oppure no, ho avuto febbre a 38.7 e il primo giorno mal di testa, poi il giorno dopo è calata da sola a 37.5 e il terzo giorno sono resuscitato sono guarito, in ogni caso non ho mai grufolato, quindi dubito) e quindi a mancare da 4 ore di lezione venerdì e da 6 ieri che due corsi sono finiti, e io che nemmeno me l’aspettavo. Beh, mentre le lezioni finiscono, inizia la sessione di esami. E allora sì che c’è da ridere.

Ricordo solo che fra venerdì questo e mercoledì prossimo ho 2 parziali, 1 scritto e 2 orali. e queste sono solo 3 materie delle 4.. la più tosta arriva dopo :P

E ieri ne ho combinata proprio una bella.

Per sentire la mia bella (tanto per usare un aggettivo sostantivato, ogni tanto, ché poi magari ci si dimentica come si scrive in italiano) un pochino più sovente (ok forse meglio non strafare), e per contenere i costi di ciò mi sono recato alla 3 e ho sottoscritto un abbonamento con il piano tarrifario 3 power. Mi piace molto! 200 minuti / settimana per chiamate nazionali e in tutta zona 1 + 100 sms / settimana verso tutti + 2.5 gb di traffico internet dal cellulare a settimana.

Beh niente male per la modica cifra di 29 € + 5.16 € di tassa di concessione governativa (UN VERO E PROPRIO FURTO!)

Beh insomma, solo che non volevo rinunciare alla mia scheda della Vodafone attuale, allora me ne sono andato alla vodafone e ho fatto una scheda nuova. Poi sono andato dalla 3 e ho fatto il contratto ecc ecc. Arrivo e casa e scopro che la scheda della 3 non funziona sul mio amato BlackBerry perché ci vuole un telefonino UMTS.

Ops.

Beh insomma, ora mi devo comprare un telefonino nuovo UMTS.

Ah, sono bravo nell’autorifilarmi i pacchi.

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Questa volta sarò un pelo più prolisso del primo post con questo titolo.

Finalmente si torna a respirare.

Lo ammetto di aver trascurato il blog in questo ultimo periodo..anzi è tendenzialmente da marzo che non lo aggiorno seriamente/sistematicamente.

Beh diciamo che l’alternativa..beh ci siamo capiti. Ora per un po’ l’alternativa è in un altro paese. (Spero per poco). ;)

In ogni caso sono stato anche impossibilitato tecnicamente, solo oggi è tornata la connessione a casa a Ferrara, sono state due settimane davvero d’inferno. Avere la ragazza in Grecia e non avere accesso a connessione è uno stillicidio, sia del portafoglio che di tutto il resto.

In ogni caso ora sono qua. Non pianifico di andare da nessuna parte.

Ho solo un botto di roba da fare (4 corsi belli pesanti) e quindi non so se aggiornerò il blog spesso o meno.

Ma scrivo quando ho qualcosa di cui valga la pena scrivere. Come che sono tornato, ecco.

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Ammetto di latitare un po’, forse un po’ troppo rispetto alle mie abitudini, ma è che non ho niente di interessante da condividere con il resto del web. O forse, più precisamente, dopo anni di bloggata più o meno costante uno ripensa un po’ a ciò che scrive, a chi scrive, per chi scrive.

Ma non è di questo che volevo parlare, il fatto è che è già tanto che riesco a parlare. Cioè è già tanto che la connessione funzioni, in questo momento. Non so cosa le è preso, da sabato (o venerdì) il traffico sulla porta 80 si inchioda.

Questi problemi accadono regolarmente (cioè frequentemente, non ho mai notato se a intervalli regolari o meno, né  ho compilato statistica accurata (sono un matematico, mica uno statistico!)) e durano per circa 30 secondi (forse meno, forse poco più). A parte stamattina che è durato una decina di minuti.

La cosa strana è che i programmi di chat continuano a funzionare, Firefox (o Chromium che sia) nada de nada.
E la cosa più “divertente” è che stamattina il router sembrava funzionare perfettamente e poi… stop. Cioè non che abbia smesso di funzionare il router, che dal pannello di controllo mi diceva “tutto ok, tutto come pochi minuti fa quando navigavi!”, ma…mentiva spudoratamente.

Ho una connessione con il singhiozzo e bugiarda. Ah la rivoluzione è cominciata…

Scherzi a parte, se qualcuno ha idea di cosa stia succedendo batta un colpo, altrimenti continuerò con i miei riti voodoo.

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Leggevo, un paio di giorni fa, sul numero di Wired Italia di questo mese, un articolo di Luca Sofri, alias Wittgenstein, una delle celebrità della blogosfera (o blogocono, che dir si voglia): ivi si faceva una netta distinzione fra gli utenti della rete per fascia di età, o, per meglio dire, per tipo di approccio con la rete. Sostanzialmente esistono 3 tipi di utenti (e quindi, già dando la definizione di utente si decide di tralasciare completamente chi internet e il computer non sa che cosa siano):

  • i nativi: coloro che si sentono a proprio agio nel web e nei suoi derivati (Facebook et similia), come fossero a casa. Coloro che non hanno conosciuto il mondo prima del boom di internet (o quasi);
  • i coloni (o ibridi, come preferisce lo stesso autore, che si riconosce in questa categoria): coloro che hanno conosciuto il mondo prima della rivoluzione digitale, ma non abbastanza presto da non potersi poi “convertire” per provare a rimanere on the edge;
  • i tardivi: quelli che, ben radicati nella società non informatizzata, hanno “scoperto” il computer solamente dopo il boom: insomma quelli che “il computer è facebook” è poco altro.

Mi sento di condividere questa tricotomia tritomia della popolazione internettiana (se mi si concede questo neologismo). In particolare io mi vorrei soffermare sulla visione del mondo dei nativi. E penso di farlo con cognizione di causa, dal momento che mi identifico con questa categoria: sono nato nel 1989 e, nonostante la mia infanzia sia stata ancora nel mondo fuori dal computer (perlomeno, io non ho avuto niente fino a gennaio 2000, quando comunque un po’ di cose erano già successe) e pertanto mi ricordi com’era il mondo prima di internet, sono abbastanza giovane per essere, ora come ora, completamente immerso in questa realtà. Talmente immerso da sentirmi quasi alienato. (Ma questa è un’altra storia)

Comincio subito dicendo che la mia generazione è quella che per mettersi d’accordo, un sms pare quasi troppo antiquato (ok, è solo un’iperbole, gli sms vanno ancora molto in voga). Meglio loggarsi nella chat e pingare chi c’è online.
Che poi, a onor del vero, devo precisare che non tutti i miei coetanei sono così, anzi! Solo le ultimissime generazioni (e in particolare sto parlando di quelli nati più o meno dopo metà degli anni ‘90, gli adolescenti di oggi e dell’imminente futuro, insomma) possono sentire al 100% quello di cui mi accingo a scrivere.

La differenza principale che si può trovare fra la generazione dei nativi e quella precedente, è la totale integrazione che la rete ha nella vita quotidiana. Non esiste più “stare al computer”, che ai miei tempi era assolutamente equivalente a “stare alla playstation” “andare in sala-giochi” et similia (anche perché, una volta, il computer era visto più come una piattaforma di gioco, dato che l’assenza di internet limitava gli altri usi), ma il computer fa parte della vita di tutti i giorni.
E così la prima cosa che fa un adolescente quando torna a casa da scuola (ed è già tanto se non si è connesso durante la mattinata dai PC dell’istituto) è accendere il PC (sempre se non fosse stato acceso di mattina, appena svegli, o fosse rimasto acceso dalla sera prima perché bisognava scaricare qualcosa1.

E così, più o meno, inizia una routine, che potrebbe essere paragonata a unarassegna rassegna stampa: accendere la chat per guardare chi c’è online, la posta, i blog, controllare come vanno i browser game2 e i social network (Facebook in primis). Noi nativi riteniamo fare questo assolutamente normale.

Siamo molto veloci a scrivere sulla tastiera, ma quando si tratta di parlare quattr’occhi, meglio ripiegare. Siamo la generazione che si dichiara via sms, perché dirlo di persona, beh, ci si scotta!3. Quando dobbiamo andare in un posto, cosa facciamo? Beh, ovvio! si guarda su Google Maps l’itinerario (sempre che non abbiamo il navigatore in macchina che ci indica, metro per metro, la direzione da prendere (( e spesso sbaglia, infatti l’unica volta che ho provato quello del vicino, mi sono sentito dire in autostrada: “invertire il senso di marcia”, come se si potessero fare inversioni a U (!!) :| ). Ci sembra assolutamente fuori di testa fermarci e chiedere direzioni, o anche solo usare una cartina (che già per il fatto di essere cartacea, ci fa un po’ ribrezzo).

Adesso che sono usciti fuori cellulari come l’iPhone, BlackBerry Storm, gPhone, etc. etc., non esiste nemmeno più un confine fra dentro e fuori dalla rete. Sempre on the grid, sempre connessi, ovunque, comunque. E per fare cose assolutamente inutili, ovviamente!

Quel che è successo mi auguro (o forse no) accada ancora per quanto riguarda Google Wave, ne parlavo poc’anzi. Non tanto perché io tifo Google e sono un fan e un affezionato utente, ma per come penso possa rivoluzionare il modo di comunicare. È un po’ un discorso che sembra il paragone Wii – PS3: ha avuto relativamente più successo la prima console perché ha rivoluzionato il modo di interfacciarsi con i giochi. E così spero che accada con il nuovo prodotto di Google, che cambi le abitudini (in meglio ovviamente).

Insomma, il messaggio di fondo di questo articolo è che noi giovani d’oggi siamo completamente integrati nella rete. Pensiamo con la rete, pensiamo per la rete, pensiamo nella rete. Il che può essere un bene, ma più che altro desta preoccupazione.

O tempora, o mores!

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  1. inutile prendersi in giro: il 99% dei ragazzi scarica da internet, e pesantemente []
  2. ho provato sulla mia pelle un bel po’ di tempo fa quanto causino assuefazione, ma ho smesso quando una volta mi svegliai di notte per muovere []
  3. piccola parentesi personale: mi dissocio da questo comportamento, e me ne vanto []

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Ho perso l’abitudine di scrivere, e si vede. Faccio proprio fatica a tradurre in parole le emozioni e quel che mi succede. Starò diventando vecchio?

Nah, è soltanto un momento di passaggio. Questa è la scusa principale per tutte le cose che non vanno in me, da una cifra di tempo.

Però qualche novità c’è. Ad esempio che i corsi di questo ultimo trimestre mi piacciono parecchio, anche se non si è rivelato proprio il trimeste più leggero.

  • Calcolo delle probabilità è molto carino, soprattutto gli esempi (magari ci dedicherò un paio di post, giusto così per dilettare ed erudire alcuni dei miei lettori, cioè magari giusto due, (su tre totali).
  • Laboratorio di Calcolo Numerico: È il corso che credevo fosse più tranquillo, ma si rivela potenzialmente il più incasinato. Cioè perché sono cose in cui mi sbaglio facilmente. Ad esempio per calcolare la rappresentazione fixed point secondo lo standard IEEE di un numero, bisogna fare una serie di passaggi, e mi capita quasi sempre di incasinarmi (ad esempio sbagliando un riporto in una conversione in binario) o qualcosa del genere. Sem-pre. E meno male che almeno programmando in Matlab riesco a non far fare gli errori al computer, pardon, elaboratore.
  • Fisica: Beh, fisica mi è sempre piaciuta, anche se gli integrali hanno complicato parecchio la storia, rispetto a quando la facevo al liceo. Il professore è un po’ alla ‘Tini1 (incasina un po’ le cose, non andando con un filo logico) ma niente di particolarmente inseguibile, diciamo.

Ma la novità più importante (tralasciando la mia vita privata, ché questo non è un resoconto dei fatti miei) è sul piano politico, diciamo.

Sì perché sono ufficialmente un membro del support team, anche se in realtà la mia qualifica è quella di consigliere, di Alessandro Bottoni.

Per chi non sapesse di lui rimando semplicemente nella pagina della sua candidatura: Il progetto Arancione.

Il motivo per cui ho fornito il mio supporto perché sarebbe oggettivamente fighissimo (tanto per dirla alla maniera di noi ggiovani) avere un hacktivist (qualcuno che se ne intenda parecchio di informatica e si sbatta per temi caldi a tutti noi del popolo di internet) nei posti dove conta, o perlomeno dove dovrebbe contare. Ma le parole sono inutili, quando si può accede direttamente al sito. :)

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  1. il mio professore delle superiori []

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