Posts Tagged “musica”

Il 28 novembre suonano al Bronson a Ravenna. Gran bazza, io ci vado! :)

Chi viene? :P

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È venerdì sera, ormai sono le 21.10. Chiudo la porta a chiave e inforco una bicicletta.

La mia destinazione? Il centro a Milano Marittima, poche centinaia di m.

Pedalata dopo pedalata sento la musica diventare più forte. Sento il ritmo, e il mio corpo che inconsciamente cerca di seguirlo.

Passo davanti all’Hype Café, allo Zouk Santana, al Caino. Davanti a mille persone ben abbronzate: gli uomini ben vestiti, perlopiù camicie, e le donne ben svestite e ben truccate.

Caspita.

Vedo i negozi di griffe aperti, vedo il turista disposto a spendere, vedo il giovane in cerca di una sbronza, vedo chi si devasterà ballando tutta la notte.

E io? Io tiro dritto che alla Stella Maris, la chiesa1 dove andavo qualche anno fa c’è un concerto di organo e arpa. Quella si è che musica, non come tutto il resto.

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  1. Sì lo so può sembrare sconvolgente che io sia entrato ancora una volta in chiesa [Non ero SSSSSSatana??], ma per me ieri sera erano solo 4 mura [roventi] []

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Non so che periodo sia questo, se ad ogni canzone che ascolto mi immedesimo nel testo. (Ok lo ammetto, non proprio tutte. Nelle canzoni vichinghe degli Amon Amarth mi riesce difficile :lol: )

Come up to meet you, tell you I’m sorry,
You don’t know how lovely you are.
I had to find you, tell you I need you,
Tell you I set you apart.

Ora è il turno dei Coldplay, che ho accantonato per moltissimo tempo. Un paio di anni fa sono andato avanti dei mesi ad ascoltare praticamente solo loro, e la mia classifica generale su Last.fm ne è la prova. Poi, boh, basta. Ho deciso che avrei smesso. Sinceramente non so bene perché, dato che le canzoni che mi piacevano allora continuano a essere carine et orecchiabili. Boh.

Tell me your secrets and ask me your questions,
Oh, lets go back to the start.
Running in circles, coming in tales,
Heads are a science apart.

Suppongo sia stato una specie di shock derivante dall’uscita di “Viva la Vida or Death and All His Friends”. Che poi non è stata una cosa troppo razionale nemmeno questa. Ricordo infatti che ero a casa, con il mio vetusto1 genitore, trepidante d’attesa per l’uscita di questo nuovo alubum. Allora ho sentito Viva la Vida (non mi ricordo dove, so solo che c’era qualche minuto di anteprima su internet in streaming da qualche parte) e sono rimasto molto deluso. E allora stop, niente nuovo album, niente Coldplay.

Nobody said it was easy,
It’s such a shame for us to part.
Nobody said it was easy,
No-one ever said it would be this hard,
Oh take me back to the start.

Sono un po’ scemo, lo so.

I was just guessing at numbers and figures,
Pulling your puzzles apart.
Questions of science, science and progress,
Do not speak as loud as my heart.

Però boh, ultimamente li ho un pochino riscoperti (grazie C., che mi ha raccontato di essere andata ad un loro concerto all’Arena di Verona e mi ha invogliato a riascoltarli un minimo, e sono discretamente contento.


And tell me you love me, come back and haunt me,
Oh and I rush to the start.
Running in circles, chasing tails,
And coming back as we are.

Nobody said it was easy,
oh its such a shame for us to part.
Nobody said it was easy,
No-one ever said it would be so hard.

Im going back to the start.

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  1. questo aggettivo che non si addice al sostantivo “genitore” è stato appositamente scelto per il suo significato []

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Vado a momenti, si sa. E ora è il momento della colonna sonora di Arancia Meccanica. A mio avviso un vero e proprio capolavoro.

La cosa che contraddistingue le canzoni che la compongono (tranne un paio) è il fatto di essere versioni “abridged”1 ed elettroniche. Giuro che ascoltare il Ludovico Van elettronico è un emozione…inconsueta.

Però, fenomenale. Come il film.

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  1. accorciate e velocizzate []

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(Che bello che è il nuovo wordpress 2.7, non c’è paragone coi precedenti)

Il titolo di questo post è un omaggio al meraviglioso concerto che sto ascoltando ora con Amarok: una composizione di Vivaldi. L’etichetta di questa canzone era abbastanza oscura: l’unica cosa che sono riuscito a recuperare è un “Concerto 116 (Arioso)”. In ogni caso nei suoi 40 minuti e 20 secondi posso chiaramente distinguere la crème vivaldiana. Chissà se riuscirò mai a capire bene cosa sia questo pezzo.

In ogni caso ascoltare questa successione di melodie, mi fa trasalire. L’armonia mi pervade e faccio fatica a non pensare a tempo di musica, e così anche mentre scrivo, le mie dita stanno lentamente ballando sulla tastiera, a guisa di timidi danzatori.

So bene che tutte queste parole non hanno un senso per nessuno, se non per me che le sto scrivendo, ma come ripeto, non è tanto il contenuto. È la forma che conta (dovrei inserire una citazione filosofica qui, ma tanto sarebbe sbagliata perché non ricordo quasi più niente di filosofia, meno che mai quella classica).

Pausa, e si ricomincia il ballo.

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