Posts Tagged “paure”

E anche questa è andata. Perlomeno per qualche tempo. Sì, sto parlando di Algebra. Proprio quella.

Non che oggi abbia fatto l’esame, sia chiaro. Ma un parziale è sempre un parziale, soprattutto quando è alle spalle. E devo dire di essere particolarmente soddisfatto di come sia andata.

Non voglio pronunciarmi in previsioni troppo azzardate, perché potrei aver sempre e comunque fatto sciocchezze mostruose nel calcolo delle permutazioni (cioè potrei essermi confuso con tutti quei numeri :lol: ), però è andato bene, ecco.

La cosa che mi ha lasciato più soddisfatto, però, è stato proprio farlo questo compito. Ormai la tensione era diventata insopportabile. È così con algebra, perlomeno con l’Algebra dell’Università di Ferrara.

Diciamo che i miei amici del secondo anno hanno fatto un ottimo lavoro preparatorio, convincendomi fin da subito che sarebbe stato allucinante (e in effetti così è stato) e allora ho preso un po’ di petto la questione: dopo aver fatto il parziale di geometria ormai 2 settimane fa, ho cominciato a fare solo algebra. E quando dico solo algebra, intendo proprio solo algebra.

Due settimane all’insegna dei gruppi quoziente, delle classe laterali, delle permutazioni del gruppo simmetrico, delle dimostrazioni. La mattina le lezioni normali e il pomeriggio algebra fino alle 19. Cioè poi si cazzeggiava anche, mica ore piene piene. :lol:

E devo dire che non è roba che mi dispiace, affatto. È bello cominciare a guardare il mondo per com’è costruito. È bello pensare all’orologio come a Z/12Z, è bello domandarsi se esista un campo non algebricamente chiuso, con caratteristica diversa da 2, in cui si possa fare la radice quadrata di tutti i numeri.

È bello e basta. Ormai la matematica si sta impadronendo di me, e non mi dispiace. L’unica cosa è che pian piano che mi avvicino alla Vera Verità, il contatto con la realtà diminuisce. Perlomeno questo agli occhi dei più. Che sbagliano.

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Ieri ho appreso della notizia che il 18 marzo 2009 gli Amon Amarth saranno in concerto in Italia. A Bologna. All’Estragon.

È davvero un’occasione troppo ghiotta per non andarci. Ogni quanto spesso capita che la band che ascolti viene a fare un concerto a 100 km da casa tua. Il biglietto costa 28,50€, secondo TicketOne.

Vorrei davvero andarci, però sono pieno di dubbi. Per prima cosa io non sono mai stato ad un concerto, e non so quanto possa appartenere a quel mondo. D’altra parte penso però che mi divertirei un mucchio. C’è anche da dire che i concerti metal, soprattutto quelli delle band un po’ estreme (lo so che non sono poi così estremi, a essere rigorosi, ma il 95% delle persone giudica ciò che esce dalle loro casse come “rumore”). C’è da devastarsi, e da farsi male.

Però boh vorrei approfittare di questa cosa per vedere di andare oltre ai miei limiti, che me ne freghi del mio sleep disorder (se così si può chiamare). È il caso che faccia un discorso un po’ più completo e articolato.

Piccola nota: non ho riletto questo post, è troppo lungo e non voglio rileggere cose brutte. In fondo c’è comunque il succo del discorso (ho scritto alcune parti in grassetto per indicare cosa vorrei che rimanesse di questo post nella mente del lettore).

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Domani ho il parziale di Analisi 1, mentre dopodomani quello di Geometria 1 (si noti il numero arabo e non il cardinale romano: si riferiscono a due esami differenti1 ).

Non sono per niente preoccupato, uno lo so fare, l’altro no. A posto.

Si chiama incoscienza questa? :P

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  1. a dir la verità Geometria 1, insieme a Geometria 2, costituisce il “Geometria I” ante-riforma []

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Sono un tipo impressionabile, lo so. Ho guardato giusto ieri sera Report su Rai3, in particolare l’inchiesta vecchia di un anno della BBC sui possibili effetti negativi del Wi-Fi per la salute.

Urge fare una premessa, ovvero come Inghilterra la situazione sia peggiore rispetto all’Italia, perché (strano a dirsi!) la nostra legislazione è la più restrittiva a livello europeo (se il ministro per l’Innovazione Brunetta, col suo slogan “Banda Larga Per Tutti” non sconvolge la situazione), mentre nel regno della Queen Elisabeth II i limiti di esposizione alle radiazioni elettromagnetiche, prodotte da apparecchi come telefoni e hotspot Wi-Fi, è decisamente più alto.

Inoltre, come ho avuto modo di riscontrare facendo ricerche su San Google (che always Is Your Friend) i router casalinghi hanno un picco di emissione di 100 mW, ovvero 10 volte inferiore rispetto al Watt dei telefoni cellulari. Ed è anche diversa la distanza da tale esposizione, visto che i cellulari sono molto spesso vicino al nostro cervello (tocca dire tuttavia che questo vale solo per chi ce l’ha) mentre il router è mediamente a qualche metro di distanza. Mediamente, per l’appunto, perché questo non è il mio caso, in quanto il router si trova tuttora a 40 cm in linea d’aria. Infine è diverso il tempo di esposizione ai due diversi apparecchi, mentre per il cellulare le chiamate durano mediamente pochi minuti (anche in questo caso non faccio molto parte della media, visto che telefono pochissimo), spesso gli hotspot e router Wi-Fi rimangono accesi 24 ore su 24 (e pure in questo caso non faccio parte della massa, in quanto il router l’ho sempre spento prima di andare a dormire o prima di allontanarmi da casa per diverse ore).

Urge dire come non sia stato ancora oggettivamente mostrato come il Wi-Fi, o, più in generale, le onde elettromagnetiche simili, possano influire sulla salute, però io ho preferito fare mio il cosiddetto “principio di cautela”, almeno per un po’: ho cablato i 3 computer portatili e, se non ci sono gravi impedimenti, potrei stare così ancora per un po’. Questo cambio è comunque coerente con una mia filosofia: quando c’è la possibilità di fare qualcosa che potrebbe, anche solo in maniera remota produrre un miglioramento (o in questo caso evitare un peggioramento della mia salute), se non ci sono controindicazioni esplicite (come in questo caso sarebbe stato mettere tutto su cavo se i computer non si trovassero nella stessa stanza), vale sempre la pena farlo. Lo so, scopro sempre l’acqua calda.

In prima persona non credo che ci saranno grandi differenze ora che ho temporaneamente disabilitato il Wi-Fi, come non credo che mi sarebbero spuntate delle antennine verdi se l’avessi tenuto acceso. Non so, magari mi sento un po’ meno in colpa a stare ore e ore (spesso andando in doppia cifra) attaccato al computer e, indirettamente, a contatto con il mio bellissimo “OfficeConnect ADSL Wireless 54Mbps 11g Firewall Router“, nome in codice “3CRWDR101A-75″.

Ma le antennine verdi non mi sarebbero dispiaciute, a dir la verità..

Ah, ho scoperto che la cryptononna ha avuto le stesse paure che sono passate per un istante anche nel mio bacato cervello, ne ho le prove.

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A., sento il bisogno di scrivere queste righe, perché vorrei dirtele di persona ma non ci riesco (benché non sia niente di altamente compromettente).

Nudo e crudo: comincio a essere geloso, e non ne capisco il perché. Sono geloso di tutte quelle persone a cui dedichi tanta attenzione ma non riesco a non esserlo. Soprattutto di F, ma di questo parlerò in seguito. Questo nonostante tu di attenzione me ne stia dedicando parecchia, soprattutto se paragonata con quella dimostrata con tutte le altre persone che conosco, tutte. Ti considero una sorella, e un fratello come si deve non dovrebbe essere geloso, però sento che è diverso. Sia perché non siamo realmente familiari e quindi non passiamo gran parte della giornata assieme e di conseguenza non sono ansioso di stare un po’ da solo o con chi mi scelgo io (comincio a preoccuparmi per i miei ragionamenti), almeno questa è la giustificazione che mi sono creato, e non so se sia la verità o meno. Anzi, direi che ho scelto te.

C’è chi in questo ci vede oltre, e non condivido. Anche i miei genitori pensano che io e te stiamo insieme: se non mi sono preso la briga di smentire è solo perché almeno non mi ripetono ogni due giorni «Ma a te non piacciono le ragazze?» o altre domande imbarazzanti del genere, la cui risposta è scontata (per voi maligni, a me piacciono le ragazze, è confermato); tuttavia, invece di smettere, hanno solo cambiato domande indiscrete: «Allora quand’è che vai con A. a comprare dei jeans?». Mi sa che alla fine glielo dirò, per ora mi tengo sul vago, ma solo per i motivi di cui sopra.

Ho paura a dire queste parole, perché temo (e dentro di me sono sicuro) che questa magia della nostra amicizia, del nostro sentirci così tanto, si rompa. Mille pezzi. Che cosa rimarrebbe di me? Non lo so.

Sono geloso della F., ora che avete fatto pace, e lo sono proprio irrimediabilmente. Tanto che comincia a starmi antipatica, anche se questo è dovuto anche a molti altri buoni motivi, che non elenco qua per non andare off-topic: chi sa, capirà.

Tra l’altro l’affare L (no non sto parlando di Death Note) è andato in fumo, e ora ho un vuoto da riempire. Non ho intenzione di cambiare la nostra amicizia, però non posso fare a meno di dirti tutte queste cose. Vorrei dirtene tante altre, ma è il caso di tacere. Mi sento un povero cretino, però ti voglio bene sul serio.

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