Posts Tagged “quintabbì”

Quest post esprime tutta la mia indignazione per quanto successo stamattina a scuola la prima ora. Pochi minuti prima dell’inizio dell’ora di storia, che coincideva con un’interrogazione a tutto spiano, eravamo in 6 in classe. 6 su 27.

A parte che per questo sono stato interrogato io (e non ho fatto una gran bella figura, ammettiamolo), non si fa una gran bella figura, soprattutto nei confronti di un professore che si aspetta la massima serietà dai suoi studenti.

Era già successo, e la 5B ha dimostrato di essere poco seria. Meno male che tra un po’ è finita.

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Immaginatevi la classe 5B nel giorno della memoria. Immaginate il Prof Alberto (come lui stesso si è firmato nei commenti ai miei post), uno “radicalmente ateo e di sinistra” (ipse dixit) che fa leggere a ogni singolo membro della classe il seguente testo, contemporaneamente e in maniera sfalsata:

Nero latte dell’alba lo beviamo la sera
lo beviamo al meriggio, al mattino, lo beviamo la notte
beviamo e beviamo
scaviamo una tomba nell’aria lì non si sta stretti
Nella casa c’è un uomo che gioca coi serpenti che scrive
che scrive in Germania la sera i tuoi capelli d’oro Margarete
lo scrive e va sulla soglia e brillano stelle e richiama i suoi mastini
e richiama i suoi ebrei uscite scavate una tomba nella terra
e comanda i suoi ebrei suonate che ora si balla
Nero latte dell’alba ti beviamo la notte
ti beviamo al mattino, al meriggio ti beviamo la sera
beviamo e beviamo
Nella casa c’è un uomo che gioca coi serpenti che scrive
che scrive in Germania la sera i tuoi capelli d’oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith scaviamo una tomba nell’aria lì non si sta stretti
Egli urla forza voialtri dateci dentro scavate e voialtri cantate e suonate
egli estrae il ferro dalla cinghia lo agita i suoi occhi sono azzurri
vangate più a fondo voialtri e voialtri suonate che ancora si balli
Nero latte dell’alba ti beviamo la notte
ti beviamo al meriggio e al mattino ti beviamo la sera
beviamo e beviamo
nella casa c’è un uomo i tuoi capelli d’oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith egli gioca coi serpenti
egli urla suonate la morte suonate più dolce la morte è un maestro tedesco
egli urla violini suonate più tetri e poi salirete come fumo nell’aria
e poi avrete una tomba nelle nubi lì non si sta stretti
Nero latte dell’alba ti beviamo la notte
ti beviamo al meriggio la morte è un maestro tedesco
ti beviamo la sera e al mattino beviamo e beviamo
la morte è un maestro tedesco il suo occhio è azzurro
egli ti centra col piombo ti centra con mira perfetta
nella casa c’è un uomo i tuoi capelli d’oro Margarete
egli aizza i suoi mastini su di noi ci dona una tomba nell’aria
egli gioca coi serpenti e sogna la morte è un maestro tedesco
i tuoi capelli d’oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith

        Paul Celan

Il risultato è un coro di voci, solo lontanamente paragonabile al coro delle voci ora perdute nel vento.

Grazie prof per questo momento di memoria.

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Oggi finalmente a mezzogiorno si fa una cosa che era in programma da tempo, e resa possibile solo dal fatto che ormai in classe siamo tutti adulti e patentati: la mangiata di carnazza in collina.

Non vedo l’ora di addentare una bella costoletta, di assaporare una bistecchina cotta al sangue, di far tripudiare le mie papille gustative con del castrato.

Mi dispiace per i veg(etari)ani, non sanno cosa si perdono!

UPDATE: Solita storia di disorganizzazione, tutto a monte.

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Prosegue qui la mitica saga delle peripezie dei prof, perché talvolta ne combinano delle grosse, ma grosse davvero.

Prologo:

Venerdì 23 la classe 5B ha il compito di astronomia, e per il venerdì successivo è programmata una trattazione breve, che varrà sempre come voto in scienze. Abbiamo lezione solo il martedì e il venerdì per quanto riguarda questa materia, e, dato che il martedì successivo alla verifica la prof non aveva ancora corretto i nostri compiti, decide di rimandare la trattazione di una settimana in modo che noi possiamo capire dalle correzioni quali lacune abbiamo in astronomia.

Fin qui, nulla da eccepire.

La storia:

Oggi, venerdì 7 dicembre 2007 e.v. (non dico d.C. perché sono un maledetto purista), è in programma la trattazione sintetica di 20 righe su un argomento, ovviamente ignoto a noi studenti. Allora, per cercare di allenarci, il giorno precedente, parlando fra di noi e pensando quali potrebbero essere le possibili trattazioni, conveniamo che molto probabilmente si dovrà parlare della vita di una stella.

Alle ore 9:15 inizia il compito, la consegna è, in breve “parla dell’evoluzione della stella azzurra”. Già partiamo bene perché il titolo è poco chiaro (c’è chi dice che bisogna parlare dall’inizio alla stella azzurra, e chi dice che bisogna parlare dalla stella azzurra in poi, e io sono fra questi). Data l’ambiguità della consegna, chiediamo delucidazioni all’insegnante, che ci apostrofa come tonti e non risponde. Dopo aver finito la verifica scopriamo che l’insegnante intendeva come avevo fatto io, ovvero dalla stella azzurra in poi, mentre invece quasi la totalità della classe (almeno 20 su 27, con 2 assenti) non avevano capito. C’è chi ha parlato di tutto quanto, e quindi in un modo o in un altro si salverà, mentre c’è proprio chi non ha parlato delle fasi successive alla stella azzurra.

TONTE (il suo epiteto era riferito solo alle donne)? comecosacomecosacomecosa?

  1. L’insegnante non si dovrebbe permettere nella maniera più assoluta di usare questi epiteti nei confronti degli studenti, a meno che non voglia essere apostrofata così anche da parte loro (non è una monarchia, mi pare)
  2. Se dai una consegna molto ambigua è quantomeno il tuo dovere spiegarla bene. Ma mi sembra il minimo

Se poi molte persone prenderanno un cattivo voto, lo devono esclusivamente a questo tuo comportamento poco professionale (alla faccia del buon dio che hai pregato, quanto ti sei riferita a “quelle donne che fanno scadere il genere”, un’altra affermazione riprovevole)

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Ovviamente c’è chi va a scuola e chi no. L’apparenza è che questi ultimi siano premiati mentre coloro che fanno la fatica di fare il loro dovere e puntualmente essere dietro ai banchi ogni mattina siano quelli svantaggiati.

Ingiustizia, ma tant’è.

Quando la maggiore età porta oltre a una dose di maturità, che tende ad un numero n piccolo a piacere, anche la possibilità di stare a casa quando si vuole, mi pare ovvio che venga sfruttata. Un po’ meno ovvio che venga sfruttata per salvarsi il sedere (anche se mettendola su questo piano sembrerebbe un comportamento legittimo) e questo scamparla abbia come effetto collaterale mettere nei guai coloro che fanno il loro dovere. Meno ovvio, ma così è (se vi pare).

Ma coloro che fanno sfoggio di questa abilità hanno un comportamento che, se in un primo luogo li salva da un’interrogazione certa, può rivelarsi controproducente, soprattutto quando ti ritrovi ad avere contro compagni di classe e professori.

Già, anche i professori. A questi non va proprio bene questo assenteismo che tanto ricorda il nostro parlamento (è proprio vero che i parlamentari sono lo specchio degli italiani, cialtroni e assenteisti!) E capita che questi si vogliano vendicare, magari premiando quelli che sono andati a scuola, o punendo quelli che non l’hanno fatto. E questa punizione può essere subdola, anzi, sarà sicuramente subdola per impossibilitare il malcapitato ad una reazione.

E allora il malcapitato si ritroverà ancora peggio di prima, e sarà portato a ripetere l’esperienza, perché si sa, repetita iuvant¹ . E il risultato è uno solo.

Cacca per tutti. E non dite che mucha mierda porta fortuna. A me no.


1. So benissimo che è una stronzata in questo contesto, però ci stava bene.

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