Se c’è una cosa che mi fa incazzare, è la campestre. Ne ho già parlato. Comunque lo ribadisco, non c’è cosa più inutile della campestre.
Oggi però mi sono liberato. Credo di essere a posto per il resto dei miei giorni, perlomeno non credo che nessuno mi costringerà più. Finalmente.
Però oggi ho fatto un numero, uno di quelli che si ricordano. Partiamo dal presupposto che sono uno dei più scarsi della classe, e con questo siamo d’accordo, e oggi ho lottato per non essere l’ultimo. E ce l’ho fatta, sul traguardo. La cosa epica è stato lo scatto finale per raggiungere il mio obbiettivo, ed ecco la telecronaca:
Lo riprendo all’inizio dell’ultimo giro, siamo rimasti solo io e lui. I nostri compagni e il professore ci incitano (cioè i compagni incitano lui, il professore incita me), ma tanto io so di avere più gambe di lui. Parte con un gran scatto, mi dà 20 metri, io non voglio tirare troppo, preferisco un’andatura regolare, e così dopo 20 secondi lui cammina e io continuo la mia corsa alla medesima velocità. Lo raggiungo e ricomincia a correre, mi dà altri 10 metri. La distanza rimane invariata per circa 30 secondi, dopodiché vedo che arranca. Mancano 50 metri al traguardo: un rettilineo dietro gli spalti e l’ultima curva a sinistra, poi sarà finita. – Tieni duro – il mio unico pensiero. Inizio del rettilineo: siamo appaiati e continuiamo così per altri 20 metri, finiscono gli spalti. – È ora – penso. Trattengo il fiato e comincio una progressione che non ho fatto neanche quando ho provato a fare i 60 metri. Mi sento volare. La falcata è molto ampia. I polmoni che stanno per collassare. Però lui è indietro, assolutamente sconfitto dal punto di vista morale. I compagni (il pubblico, se vogliamo) cominciano a urlare, impressionati dal mio scatto. E taglio il traguardo con un sorriso. Mi sento una bestia.
Tempo totale: 18 minuti 15 secondi.
Tempo massimo per ottenere la sufficienza: 18 minuti.
D’oh.
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