Posts Tagged “scuola”

Il prof di italiano, colui che commentò un mio precedente post, è un idolo per molti e molti motivi.

Citerò un breve passo di un discorso avvenuto questa mattina in classe:

A: Io, finita la scuola, sarò al mare!
Classe: ah prof lo sappiamo..
A:
Il 18 giugno, giorno in cui voi avrete la prima prova, io sarò al mare a prendere il sole! A giocare a beachvolley!
IO: Prof, però se per caso si ustionasse sarebbe giustizia divina!
A:
(alzando il dito indice e mostrandomi il dorso della mano*): Vedi questo dito? Indovina di quale altro dito è fratello!

Tutto questo con tono scherzoso, ovviamente.

Sarà, ma io sono cose che adoro. Perché in fondo è bello avere con i professori un certo rapporto che va oltre lo studere (da parte nostra, si spera) e il docere (da parte loro), perché in fondo sono due mondi diversi, molto diversi (ma non troppo in alcuni casi) che vengono a contatto, e c’è una concreta possibilità di imparare da entrambe le parti (ovviamente non mi sto riferendo alla materia di insegnamento, ma a qualcosa che va oltre, qualcosa che si impara con qualsiasi altro rapporto umano). E, proprio così, è bello poter ridere e scherzare con un professore, ma è ancora meglio poter ascoltare racconti di vita passata, come in quel lontano 8 ottobre scorso (ricordate lo sciopero degli studenti, da me tanto criticato, e da voi lettori tanto dibattuto?), in cui un trascorso del suddetto professore è entrato a far parte di noi. Proprio questo è il senso del rapporto fra studente e professore, imparare l’un l’altro dalle esperienze passate che si possono raccontare. Sono convinto che altrettanto divertimento lo otterrei anche con la prof di filosofia, anche lei sembra averne passate tante.

Loro, i docenti, cosa possono imparare da noi studenti? Beh credo che il mio professore di italiano sia un esempio anche sotto questo aspetto: è molto informatizzato, ha una email che usa puntualmente per inviarci materiale, insomma un prof aggiornato. Ora, non conosco minimamente i motivi per questo cambiamento, ma voglio credere che un po’ abbia imparato da noi ragazzi di oggi, sempre costantemente collegati tecnologicamente, e ve lo dice uno che domani porta il portatile in classe.

Sì, il pc in classe, perché il prof mi ha detto che posso portarlo e usarlo. Son cose queste che riempiono il mio cuore di gioia, non tanto perché domani potrò “fare il figo con il mio computerino portatile” come puntualmente (e malignamente) domani qualche mio compagno di classe penserà. Perché se tutti fossero come lui e tutti fossero come me (faccio questa affermazione peccando di presunzione e sfoggiando una certa sopravvalutazione di me medesimo, ma intendete che stia parlando del fatto di cogliere al volo queste occasioni) la scuola sarebbe veramente un posto dove è piacevole andare, e un posto dove veramente si impara qualcosa.

Sono esaltato, si vede?

*Tipo questa immagine, ma io vedevo il dorso della mano e non il palmo.

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Un normale studente quando torna a scuola dopo le vacanze di Natale, solo per fare un esempio, si articola in diverse fasi, facilmente distinguibili fra di loro, e prevedibili. Per una maggiore chiarezza e per continuità si considereranno anche le sensazioni dell’ultimo giorno di scuola prima della pausa, nonché di tutte le vacanze:

Fase I: Il desiderio di riposo

Questa tipica fase scolastica si articola dal 2° giorno all’ultimo: classiche espressioni riscontrabili fra i soggetti esaminati sono “non vedo l’ora che finisca”, “non ne posso più!”, “bastaaaaaaa voglio le vacanze!”. Anche i docenti in cuor loro pensano le stesse cose, pur non dandolo a vedere così come gli studenti, e in più hanno dalla loro parte una temibile arma: i compiti delle vacanze. Questo ordigno è quanto di più subdolo che il soggetto classificato come “studente” (non studioso, si badi bene alla differenza!) possa aspettarsi, ma della sua letalità verrà trattato in seguito. Si basti solo pensare che lo studente, osservando il professore che verga le pagine di gennaio del registro con esercizi ed esercizi, non sembra troppo preoccupato, perché nella sua mente solo un pensiero aleggia “vacanze! I compiti li farò con calma, tanto c’è tempo”

Fase II: L’effettivo sollazzo

In questa fase che non dura mai abbastanza, almeno secondo il punto di vista dello scolaro, ma che sembra interminabile da parte dei genitori dello stesso, i pensieri sono simili a quelli dell’ultimo giorno di scuola. “C’è tempo” è un’espressione ripetuta decine e decine di volte, sia fra sé che agli altri (soprattutto nei confronti dei compagni più zelanti che hanno già fatto tutto). La maggior parte del tempo viene passato fra bagordi, festeggiamenti e cazzeggio.

Fase III: L’imminente rientro

Durante gli ultimi giorni di vacanza, la maggior parte degli studenti comincia ad essere assalito da un pensiero che non lo fa dormire la notte, o quasi. Ebbene sì, sono i nemici subdoli che abbiamo lasciato in pausa qualche riga più sopra, i famigerati compiti delle vacanze. Tuttavia, poiché questi sono difficilmente tutti concentrati nel giorno dell’effettivo rientro, lo studente pensa giustamente di dilazionare nel tempo la loro esecuzione, ovviamente dando maggiore priorità a quelli con scadenza imminente.

In questa fase avviene un’importante differenziazione fra i vari tipi di studente:
lo zelante a scoppio ritardato: fa tutti i compiti senza troppi problemi, finendo addirittura in anticipo.
il pigro: riesce a fare tutti i compiti per il primo giorno
il pigrissimo: non riesce a fare tutto
il rinunciatario: sa benissimo di non riuscire a fare tutto e così opta per una scelta coraggiosa: il non far niente deliberatamente.

Da accuratissimi studi scientifici è stato dimostrato come la maggior parte della popolazione studentesca sia da ricercare in queste ultime categorie, sebbene le percentuali non possano essere rivelate per garantire la sopravvivenza dei soggetti campione.

In linea di massima, la maggior parte degli studenti si trova a dover fare, in un unico giorno qualcosa come:

n esercizi di matematica, fisica , etc (NB: n per ogni materia) con 10²<n<10³

1 libro 1 di filosofia,

1 libro 1 di inglese,

2 libri 2 di italiano.

(Le cifre sono puramente indicative e approssimate per difetto)

Fase IV: Il rientro a scuola

Dopo un primo momento di gioia dovuto all’effettivo raduno con esemplari della stessa specie, lo scolaro solitamente guarda il professore con uno sguardo assente, per celare il suo terrore. Se per caso viene pronunciata la parola “interrogazione”, si scoppia in una grassa risata atta a ridicolizzare l’affermazione, nascondendo invece in essa puro scoramento e rassegnazione, nonché una nota di speranza. Ora, a seconda del docente (o delle più insperate congiunzioni astrali) si hanno due esiti:

la salvezza
il patibolo

Or, quale sorte tocchi a ciascun membro di quella torbida schiera studentesca, non si sa. Ma gli studi hanno dimostrato che le percentuali della seconda superano di gran lunga la prima. Di gran lunga.

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Come ho già detto, e ribadito, il problema è nella mentalità dello studente, ed è emerso quando qualcuno oggi in classe ha detto:

Io che penso sia giusto stare a casa quando non sono pronto piuttosto che prendere 4 ho tanta ragione quanta ne hai tu che pensi che si debba venire a scuola anche se non sei pronto!

Cosachecosachecosa? No non ci siamo. Non possiamo avere ragione entrambi, le due teorie si negano a vicenda. E penso di aver ragione io, perché tutto sommato si deve sempre andare a scuola, tranne quando si sta male (ovviamente), oppure (mi prendo questa libertà), quando a scuola non si fa nulla, tipo quei giorni di autogestione.

È dovere dello studente andare sempre, e comunque. Il problema è questo “non essere pronto” che si può ovviare con un’attenta gestione del proprio tempo.

Farò il mio esempio, premettendo che in media studio comunque molto meno dei miei compagni: l’unico modo che ho usato per non essere incastrato, è stato quello di essere interrogato abbastanza presto (quasi il prima possibile) in tutte le materie, a volte andando volontario, a volte forzatamente (per volere del professore, ovviamente). Risultato? Che per il primo giro sono a posto e sarò/sono interrogato nuovamente quando il giro è finito, pertanto due conclusioni si possono trarre:

  1. Sapendo in linea di massima quando finirà il giro e sapendo che io sono subito dopo, posso prepararmi senza troppi problemi in una materia
  2. Essendo andato a inizio anno, lentamente in quasi tutte le materie, si suppone che anche per il secondo giro le interrogazioni non si sovrappongano. Ma ci vuole comunque un po’ di fortuna

Questo “metodo” ovviamente non include imprevisti, che possono sempre capitare, e compiti in classe, che toccano in ogni caso. E posso dire che in questo modo riesco a preparare la materia che mi serve volta per volta, senza rimanere troppo indietro con le altre.

Mi sento abbastanza soddisfatto per ora, e non mi è capitato di avere più materie in cui ero “a rischio” o perlomeno dopo le prime volte quando nessuno aveva un voto, e quindi le probabilità erano circa del 4%, non è più capitato, facendomi fare sonni “tranquilli”.

Varrà la pena di aver scritto tutto questo? Chissà.

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Ovviamente c’è chi va a scuola e chi no. L’apparenza è che questi ultimi siano premiati mentre coloro che fanno la fatica di fare il loro dovere e puntualmente essere dietro ai banchi ogni mattina siano quelli svantaggiati.

Ingiustizia, ma tant’è.

Quando la maggiore età porta oltre a una dose di maturità, che tende ad un numero n piccolo a piacere, anche la possibilità di stare a casa quando si vuole, mi pare ovvio che venga sfruttata. Un po’ meno ovvio che venga sfruttata per salvarsi il sedere (anche se mettendola su questo piano sembrerebbe un comportamento legittimo) e questo scamparla abbia come effetto collaterale mettere nei guai coloro che fanno il loro dovere. Meno ovvio, ma così è (se vi pare).

Ma coloro che fanno sfoggio di questa abilità hanno un comportamento che, se in un primo luogo li salva da un’interrogazione certa, può rivelarsi controproducente, soprattutto quando ti ritrovi ad avere contro compagni di classe e professori.

Già, anche i professori. A questi non va proprio bene questo assenteismo che tanto ricorda il nostro parlamento (è proprio vero che i parlamentari sono lo specchio degli italiani, cialtroni e assenteisti!) E capita che questi si vogliano vendicare, magari premiando quelli che sono andati a scuola, o punendo quelli che non l’hanno fatto. E questa punizione può essere subdola, anzi, sarà sicuramente subdola per impossibilitare il malcapitato ad una reazione.

E allora il malcapitato si ritroverà ancora peggio di prima, e sarà portato a ripetere l’esperienza, perché si sa, repetita iuvant¹ . E il risultato è uno solo.

Cacca per tutti. E non dite che mucha mierda porta fortuna. A me no.


1. So benissimo che è una stronzata in questo contesto, però ci stava bene.

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Oggi è stata giornata spumeggiante a scuola:

Il prof di storia, Mister T (Che sembra tanto quello dell’A-Team per quanto è powa, non per il colore della pelle e fattezze), ci ha deliziato con una delle sue chicche. Dopo aver interrogato B., ha deciso di chiamare DR. (antefatto: una volta aveva detto «DR mi inquieti!»).

T: DR!
DR: Sono qua prof.
T: (lo guarda male) No, ho cambiato idea!
DR: L’ho scampata!
T: (fa una faccia schifata) Non ce la faccio.
DR: (ride e si sente un figo)
T: DR, non è che puoi dare l’esame da privatista, se faccio parte della commissione interna?!

(la classe ride)

T: (guardando il registro) Ora gli faccio una domanda bella difficile. Uff, no, non ne trovo una abbastanza tosta. Parlami della questione meridionale!
DR: Io? Ma non l’avevo scampata?!

Il prof di italiano, A., è un grande anche lui. Nell’ora successiva a Mr. T, la sesta, un’ora molto dura, ha cominciato a chiedere a tutti “da dove veniamo”. Dopo diverse persone che abitano tutte nelle vicinanze di casa sua, tocca a me:

A: E tu Davide?
Io: Ah prof abito anche io vicino a lei, Cervia! (20km di distanza :P )
A: Ah Cervia! Beh io vengo da lì vicino, Cesenatico!

Dopodiché ha tirato fuori la storia che negli anni ’50 i cervesi invidiosi dei cesenaticensi uccisero uno dei loro delfini con un fucile. O_O

A: E tu Enrico? Gambettola vero?
E: Eh sì, prof.
A: Ah, in culo al mondo!

:lol:

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